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PENALE e PROCESSO

diffamazione | 23 Gennaio 2017

La responsabilità dei gestori di siti web per i commenti pubblicati dagli utenti: una vera rivoluzione giurisprudenziale?

di Alessandro del Ninno e Massimo Simbula - Avvocati

E’ di qualche settimana fa la notizia di una rilevante sentenza emanata dalla Suprema Corte di Cassazione in sede penale (n. 54946/16) che, confermando la condanna in appello nei confronti del legale rappresentante di una società che gestisce un sito web per un commento offensivo pubblicato da un utente nel 2009, si è pronunciata sulla delicata questione concernente la responsabilità del gestore di un sito Internet in relazione al reato di diffamazione commessa dagli utenti di tale sito attraverso commenti pubblicati online da questi ultimi (va fin da subito evidenziato che la Suprema Corte ha stabilito nella sentenza in commento che la responsabilità del gestore del sito non è conseguenza automatica dell’esistenza del commento diffamatorio, ma della mancata rimozione dal sito dopo che lo stesso sia stato conosciuto dal gestore).

Una breve sintesi della vicenda. La diffamazione sul sito web agenziacalcio.it. La vicenda è nota, e – come pure riportato dagli organi di stampa -  può essere in estrema sintesi ricostruita come segue. Nel 2009 un utente del sito web agenziacalcio.it pubblica nella community del sito, senza alcuna approvazione da parte dell’amministratore, un commento offensivo diretto all’allora presidente della Lega Nazionale Dilettanti del Federazione Italiana Gioco Calcio, definendolo come un «emerito farabutto» e «pregiudicato doc», allegando altresì a margine anche il certificato penale dell’interessato a “riprova” delle sue asserzioni.
A seguito di una querela per diffamazione aggravata, il Tribunale di Bergamo assolveva in primo grado il gestore del sito web interessato poichè questi era riuscito a provare di non essere a conoscenza del commento, con sentenza del 10 novembre 2014. Sentenza questa poi appellata dal Pubblico Ministero. La Corte d’appello di Brescia, investita del caso, con sentenza del 24 giugno 2015, si pronunciava invece per la colpevolezza del gestore del sito web, nella persona del suo legale rappresentante, poiché egli era a conoscenza del commento diffamatorio essendo stato destinatario di una mail inviata dall’autore del commento diffamatorio contenente in allegato il certificato penale del soggetto diffamato. Certificato, questo, teso, apparentemente a evidenziare la fondatezza delle accuse rivolte in tale commento. Il gestore del sito web veniva quindi ritenuto colpevole di concorso in diffamazione aggravata con l’autore del commento e condannato al pagamento di € 60.000 a titolo di risarcimento dei danni subiti oltre al rimborso delle spese legali. Per i giudici di secondo grado l’imputato non poteva non sapere.
Il gestore del sito web ha quindi proposto ricorso in Cassazione deducendo vizio motivazionale sull'affermazione di responsabilità.
La relativa decisione della Suprema Corte (sentenza n. 54946/16) è di seguito oggetto di commento, premesso un breve excursus giurisprudenziale sul reato di diffamazione a mezzo Internet e la responsabilità dei gestori di siti web.



— Il reato di diffamazione a mezzo Internet e la responsabilità dei gestori di siti web: un sintetico excursus giurisprudenziale

— Analisi della decisione della Cassazione: l’applicazione di ordinari e consolidati principi giuridici

— Il corretto approccio alla tematica: un’analisi giurisprudenziale

— I principi normativi applicabili alla responsabilità dei gestori di siti web e fornitori di servizi Internet

— L’applicazione nella giurisprudenza dei principi in materia di responsabilità dei fornitori di servizi Internet