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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

depenalizzazione | 18 Aprile 2016

Rapporto tra depenalizzazione e particolare tenuità del fatto: paradossi e punti critici di riflessione

di Beatrice Belli - Avvocato Penalista in Firenze

 

L’intervento di depenalizzazione. Il d.lgs. n. 8 del 15 gennaio 2016, come tutti sappiamo, ha trasformato alcuni reati in illeciti amministrativi sulla base di due diversi criteri di selezione: il primo, previsto dall’art. 1, legato al tipo di trattamento sanzionatorio, depenalizzando tutti i reati per cui è prevista la sola pena della multa o dell’ammenda (c.d. depenalizzazione “cieca”) ed il secondo, previsto dagli artt. 2 e 3, basato sull’indicazione specifica delle fattispecie di reato oggetto di depenalizzazione (c.d. depenalizzazione nominativa).
Le sanzioni amministrative previste, che vanno quindi a sostituirsi alle sanzioni penali, variano, a seconda dell’illecito amministrativo, da un minimo di € 5.000,00 ad un massimo di € 50.000,00.
Tale intervento legislativo sollecita una breve riflessione in merito ai rapporti che potrebbero profilarsi con l’istituto della particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131-bis c.p., introdotto nell’ordinamento anch’esso su input della stessa legge delega n. 67 del 2014 che ha portato all’emissione del decreto sulle depenalizzazioni.
Infatti, per alcune fattispecie oggi depenalizzate, ma soggette a sanzioni amministrative anche molto gravose ed afflittive, avrebbe potuto trovare applicazione la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, con conseguente assenza di pregiudizio, anche economico, per il soggetto passivo.
In riferimento a tale evenienza, è stata prospettata addirittura l’applicazione del principio del favor rei di cui all’art. 2, comma IV, c.p. per consentire al soggetto autore di un determinato fatto di “scegliere” la disposizione più favorevole, potendo lo stesso preferire che la propria condotta mantenga connotazione penale ma venga ritenuta di particolare tenuità e quindi non sia punita, piuttosto che vedersi comminare una elevata sanzione amministrativa.
Come vedremo nel proseguo, detta prospettazione è stata però categoricamente esclusa dalla Suprema Corte che, sulla base di considerazioni in merito al rapporto ontologico tra illecito penale ed amministrativo, ha affermato che, comunque, il soggetto agente deve sempre preferire l’applicazione della sanzione amministrativa alla causa di proscioglimento. 



— Natura giuridica e ratio della depenalizzazione e dell’istituto della particolare tenuità del fatto

— Valutazioni sulla coesistenza sistemica dei due interventi legislativi e punti critici di riflessione

— Criticità sistemica risolta dalla Corte di Cassazione con la pronuncia a SS.UU. n. 13681 del 6 aprile 2016

— Possibili aspetti di contrasto tra quanto affermato dalla Corte ed i principi enunciati dalla CEDU sul rapporto tra illecito penale ed illecito amministrativo