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La Costituzione della Repubblica italiana


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29 Gennaio 2016

La Costituzione della Repubblica italiana

di Augusto Barbera (209 pagine; 19,00 €)

 

Augusto Barbera, Giudice neo eletto della Corte Costituzionale, è autore della recente pubblicazione edita da Giuffrè “La Costituzione della Repubblica italiana” che riproduce la voce “Costituzione della Repubblica italiana”, raccolta nel volume VIII degli Annali della Enciclopedia del diritto.
Scopo di questa autonoma pubblicazione è quello di raggiungere un più largo arco di lettori e di consentire altresì una più ampia circolazione ed utilizzazione didattica nei corsi universitari, anche ad integrazione dei Manuali adottati.

Alcuni passaggi della premessa di Augusto Barbera. Nella trattazione precedente pubblicata nell’Enciclopedia XI del 1962, Costantino Mortati, che della Costituzione è stato uno dei padri nobili, metteva in luce le diverse incongruenze progettuali, le «antinomie», che a suo avviso attraversavano la parte seconda della Costituzione. Si mostrava, invece, più fiducioso sulla possibilità di fare coesistere i principi che informano la prima parte della Costituzione, nonostante motivi ispiratori diversi.
Nelle pagine del volume “La Costituzione della Repubblica italiana”, precisa Barbera in premessa, si è voluto rendere evidente come questi principi si siano progressivamente radicati nell’ordinamento, e come anzi, oggi, essi siano assai più radicati nella coscienza degli italiani di quanto non lo fossero in quei primi decenni in cui la Carta costituzionale aveva iniziato il suo cammino. La lettura “secondo valori” adottata dalla giurisprudenza costituzionale, pur andando spesso al di là del testo costituzionale, ha arricchito, non contraddetto, il quadro dei principi. “Nuovi diritti” si sono aggiunti al catalogo costituzionale ma senza contraddire, anzi rafforzando, i principi costituzionali.
Di fronte a principi costituzionali sempre più solidi e radicati, continua Barbera nella sua premessa, le istituzioni di governo hanno invece evidenziato non poche fragilità: permangono, infatti, e si sono aggravate, le contraddizioni evidenziate da Mortati. Veti e conservatorismi pesano da decenni sui tentativi di riforma delle istituzioni.
La Costituzione non è tuttavia rimasta immutata. Ha incorporato talune riforme parziali – alcune utili, altre negative - ma ha anche subito profondi processi di trasformazione.

La Carta costituzionale come parte irradiante di un più ampio “ordinamento costituzionale”. Nel complesso, conclude l’autore, la Costituzione del ’48 è tuttora robusta perché il suo è un testo “eclettico”, “inclusivo” e “a virtualità multiple”. Sopravvissuta alla fine dei partiti dell’”arco costituzionale”, che per decenni l’hanno sostenuta, ha potuto conciliarsi sia con i sistemi elettorali a base proporzionale, sia con quelli a base o effetto maggioritario. Ha convissuto sia con i regolamenti parlamentari propri di una forma di governo interpretata in chiave assembleare, sia con le modifiche ispirate ad un “governo di gabinetto”. Ha accompagnato sia la prima giurisprudenza costituzionale sui diritti, ancora legata ai valori di una società rurale, sia quella successiva alla svolta degli anni Settanta. Tali virtualità inducono a leggere la Carta costituzionale non come testo “separato” ma come parte irradiante di un più ampio “ordinamento costituzionale”, alimentato dalla “base materiale”, in continua evoluzione, su cui essa si poggia.