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Notizie a cura di La Stampa.it |

Risultati ricerca per "indennità di accompagnamento"

indennità di accompagnamento  | 03 Ottobre 2014

Anche per gli ultrasessantacinquenni l’indennità spetta solo se ricorrono le limitazioni previste dalla norma per godere del beneficio

di Roberto Dulio

Le condizioni previste dall'art. 1 l. n. 18/1980 (come modificato dall'art. 1, comma 2, l. n. 508/1988) per l'attribuzione dell'indennità di accompagnamento consistono, alternativamente, nell'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure nell'incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita senza continua assistenza. Ai fini della valutazione non rilevano episodici contesti, ma è richiesta la verifica della loro inerenza costante al soggetto, non in rapporto ad una soltanto delle possibili esplicazioni del vivere quotidiano, ovvero della necessità di assistenza determinata da patologie particolari e finalizzata al compimento di alcuni, specifici, atti della vita quotidiana, rilevando, quindi, requisiti diversi e più rigorosi della semplice difficoltà di deambulazione o di compimento degli atti della vita quotidiana e configuranti impossibilità. Tali requisiti sono richiesti anche per gli ultrasessantacinquenni, poiché l'art. 6 d.lgs. n. 509/1988 (che ha aggiunto il comma 3 all'art. 2, l. n. 118/1971), lungi dal configurare un'autonoma ipotesi di attribuzione dell'indennità, pone solo le condizioni perché detti soggetti siano considerati mutilati o invalidi - in analogia a quanto disposto per i minori di anni 18 dall'art. 2, comma 2, l. n. 118/1971 nel testo originario - non potendosi, per entrambe le categorie, far riferimento alla riduzione della capacità lavorativa.

(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 20825/14; depositata il 2 ottobre)

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