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mercoledì 24 maggio 2017
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Osservatorio Processo Telematico

PCT – prassi | 17 Maggio 2017

Orlando rassicura i giuristi: la piattaforma telematica del processo è solida e sicura

Alle ore 15 del 17 maggio 2017, il Ministro della Giustizia, Orlando, è intervenuto al question time, rispondendo ad alcune domande, tra le quali quella sui «sistemi di protezione da minacce esterne e interne ed eventuali reti di back-up dei sistemi informatici del processo telematico (Artini e altri)». Le risposte del Guardasigilli sono rassicuranti per tutti coloro che operano quotidianamente nell’ambito del diritto.

Oggi a Montecitorio il Ministro della Giustizia, Orlando, ha partecipato al question time. Tra i quesiti rivoltigli, c'è una domanda sullo stato delle architetture hardware e software impiegate per la fornitura dei servizi relativi al Processo Civile Telematico.
Gli interroganti evidenziavano la presenza, nel passato recente, di rallentamenti, nonché addirittura di attacchi di hackeraggio, che mettono a rischio la sicurezza dei singoli e il funzionamento della macchina giudiziaria.

Le rassicurazioni di Orlando. Secondo il Guardasigilli il livello di sicurezza degli apparati e delle infrastrutture è elevato, anche perchè il Ministero della Giustizia è stato accreditato «come organismo intermedio per l’impulso, l’attuazione, il controllo e la rendicontazione dei progetti finanziati dall’UE».
Il Ministro, poi, spiega che «i depositi telematici, trasmessi in forma cifrata, si basano sul sistema di Posta Elettronica Certificata, i cui messaggi vengono sistematicamente monitorati da appositi sistemi antivirus e provengono unicamente da indirizzi verificati, censiti nel Registro Generale degli Indirizzi (ReGIndE)».
Per quanto riguarda i rallentamenti, «la competente articolazione ha escluso che le criticità siano state dipendenti dall’infrastruttura di competenza del Ministero della Giustizia, precisando come nessun deposito è andato perso e tutti sono stati regolarmente processati, seppur con una certa lentezza dovuta ai tanti messaggi accumulati nelle caselle di PEC del Ministero. Quanto, infine, al recente attacco ramsonware, non risultano ad oggi compromissioni, in forza delle politiche di sicurezza adottate».