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Notizie a cura di La Stampa.it |
Osservatorio Processo Telematico

PCT - giurisprudenza | 15 Luglio 2006

Processo civile telematico: al Tribunale di Padova le prime iscrizioni on-line dei decreti ingiuntivi

di Gabriele Guarda

di
Gabriele Guarda*

Il processo civile telematico è stato attivato concretamente nei giorni scorsi anche presso il Tribunale di Padova. Dopo circa un anno e mezzo dalla creazione di uno specifico "laboratorio", in cui sono stati coinvolti giudici, avvocati e cancellieri, affiancati dalla società di consulenza CoGruppo di Bologna, e che ha promosso le necessarie attività preparatorie e preliminari, come la verifica e la pulizia delle basi dati interessate e l'attuazione di modifiche organizzative legate alle nuove procedure, si avvia così a conclusione la fase sperimentale del progetto.
Gli avvocati sperimentatori del Foro di Padova hanno infatti potuto trasmettere per via telematica alcuni ricorsi per decreto ingiuntivo, che la cancelleria del Tribunale ha iscritto a ruolo e assegnato al magistrato per mezzo del software del PCT, che ha altresì permesso l'emanazione del relativo provvedimento da parte del giudice assegnatario, con il contestuale aggiornamento dei dati contenuti nei registri informatizzati.
In questa prima fase di attivazione pratica della procedura, la trasmissione on-line viene affiancata dalla normale trasmissione degli atti in cartaceo; infatti, in attesa del consolidamento del sistema presso tutte le sedi sperimentali, il Ministero della giustizia non ha ancora emanato il decreto che darà valore legale al processo civile telematico.
I buoni risultati raggiunti presso tutti i tribunali indicati come sede sperimentale (Bologna, Genova, Catania, Bari, Lamezia Terme, Padova e Bergamo) fanno comunque ben sperare che entro la fine dell'anno il decreto possa essere firmato.
Sembra infatti che ormai siano stati superati tutti i problemi tecnici relativi sia alla redazione degli atti da parte degli avvocati, sia alla loro autenticazione presso il punto di accesso messo a disposizione del Ministero per la fase sperimentale, sia alla presa in carico e alla lavorazione da parte dell'ufficio giudiziario.
A questo punto sarebbe inopportuno prolungare oltre misura la fase sperimentale, costringendo sia gli avvocati che i Tribunali a lavorare sul doppio binario telematico/cartaceo con un evidente aggravio di lavoro. Se si vuole che il "processo civile telematico" dia effettivamente al nostro sistema giudiziario i benefici attesi, è pertanto necessario che gli avvocati acquisiscano al più presto sul mercato il loro punto di accesso alla RUG (Rete Unitaria Giustizia) e che la procedura venga diffusa soprattutto tra i legali che depositano un numero rilevante di ricorsi per decreto ingiuntivo.
Solo in tal modo infatti potrà essere percepito dagli utenti il beneficio prodotto dal PCT e connesso alla riduzione dei tempi, sia perché si evita l'accesso alle cancellerie, sia per l'immediatezza del provvedimento.
Proprio nell'ottica di indurre gli avvocati ad utilizzare sempre di più le nuove tecnologie, il Tribunale e l'Ordine degli avvocati di Padova hanno recentemente inoltrato ai competenti uffici ministeriali la richiesta di attivazione anche del servizio "Polisweb nazionale", che consentirà ai legali di poter accedere direttamente dal proprio studio alle notizie, relative ai procedimenti in cui risultano costituiti, contenute nei registri di cancelleria di tutti i Tribunali d'Italia che hanno realizzato il collegamento.
Il processo civile telematico si inquadra nel piano di e-government presentato il 21 giugno scorso a Roma nell'ambito di uno specifico Forum.
Va rilevato che tale piano è di così ampia portata che non può non coinvolgere il sistema giustizia nel suo complesso. Infatti, se si vogliono porre veramente le basi per un progetto strategico pluriennale, che coinvolga tutti gli attori del sistema giudiziario (magistrati, cancellieri, ufficiali giudiziari, avvocati), ritengo che sia meglio parlare di "Piano di e-government della giustizia" nel suo complesso, indipendentemente dal settore, civile o penale, nel quale questi attori operano. Si tratta infatti di tracciare nuove modalità di lavoro e nuove professionalità, di individuare una nuova visione del processo. Lasciare fuori da questa rivoluzione una parte dei magistrati, del personale o degli avvocati, solo perché al momento questi svolgono le loro funzioni prevalentemente nel settore penale, mi sembra riduttivo; la riuscita del progetto pretende infatti il pieno coinvolgimento di tutti e la consapevolezza, per tutti, che il piano produrrà benefici effetti sia per gli attori che per gli utenti.
Ciò non toglie che, come per tutti i progetti di rinnovamento e ristrutturazione, non si possano definire delle priorità e quindi, anche in relazione ai rilievi mossi all'Italia dalla Corte di Strasburgo, non si possa decidere di dare inizio al progetto partendo, appunto, dal settore civile.
L'importanza strategica del progetto impone una precisa individuazione di tutti gli interlocutori. Se gli attori principali sono i magistrati, il personale amministrativo e gli avvocati, è necessario che il Piano venga pienamente condiviso dai vertici dei rispettivi organi istituzionali, e quindi dal plenum del Csm, dal Ministero della giustizia in persona del Ministro e dei Sottosegretari delegati alle funzioni coinvolte nel Piano stesso, e dal Cnf; della bontà dell'iniziativa deve naturalmente essere convinto anche il Capo Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria e delle risorse, che coordina le attività della Direzione Generale dei sistemi informativi automatizzati (che sino ad oggi ha sviluppato il progetto) e della Direzione Generale del personale e della formazione, il cui apporto è ormai essenziale.
Tutti sappiamo infatti che il personale giudiziario è l'unico, nel contesto del pubblico impiego, che non ha potuto usufruire delle procedure di riqualificazione previste dal CCNL e dal Contratto integrativo di amministrazione sottoscritto il 5/4/2000. E' inutile a questo punto, ricercare le responsabilità di quanto accaduto; di fatto, il personale è fortemente demotivato, sia per la mancata progressione in carriera, sia per l'impossibilità di essere trasferito presso altre sedi giudiziarie, a seguito del blocco degli interpelli. A ciò si aggiunga il progressivo innalzamento dell'età media dei dipendenti, per la mancanza di nuove assunzioni (limitate in questo periodo al settore degli ufficiali giudiziari), e il progressivo abbandono del lavoro da parte di personale esperto, per le incertezze legate alla riforma del settore previdenziale.
Ma proprio questa situazione di stallo, può rivelarsi una grande opportunità per la crescita professionale del personale giudiziario.
Se infatti poniamo alla base del progetto strategico del Ministero per i prossimi cinque anni il "Piano di e-government", tale Piano può essere lo strumento che ci consente di capire, prima di tutto, quali siano effettivamente le professionalità necessarie all'interno degli uffici giudiziari perché possano funzionare meglio; solo dopo aver individuato le nuove professionalità della Giustizia, si dovrà "riqualificare" il personale perché possa svolgere le funzioni necessarie allo sviluppo di un sistema processuale condiviso, gestito completamente attraverso le nuove tecnologie.
Naturalmente tutto questo dovrà essere realizzato attraverso un intenso e continuo confronto con le Organizzazioni Sindacali, dimostrando maggiore attenzione agli individui che compongono la risorsa più preziosa della nostra Amministrazione.
*dirigente del Tribunale di Padova