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FAMIGLIA e SUCCESSIONI

divorzio | 11 Luglio 2018

Le Sezioni Unite sull’assegno divorzile: bisogna adottare un «criterio composito»

Risolvendo il contrastato giurisprudenziale venutosi a creare sul tema della liquidazione dell’assegno divorzile, le Sezioni Unite della Suprema Corte, con la sentenza n. 18287/18, depositata oggi, hanno messo la parola fine: bisogna adottare «un criterio composito».  

(Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza n. 18287/18; depositata l’11 luglio)

Tutto era iniziato l’anno scorso, con una sentenza della Cassazione (n. 11504/17) che aveva rivoluzionato il tema: i Giudici avevano stabilito che l’assegno di divorzio non doveva più garantire il medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio, ma doveva essere parametrato alla capacità economica e reddituale del coniuge più debole.
Erano poi seguite altre sentenze che avevano mitigato tale affermazione, tornando a fare riferimento al criterio del tenore di vita durante il matrimonio.

La pronuncia del Supremo Collegio. Con la sentenza di oggi, le Sezioni Unite risolvono il contrasto giurisprudenziale e chiariscono che il giudice, nel determinare l’assegno a favore del coniuge economicamente più debole, deve procedere alla «valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali», dando «particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età dell’avente diritto. Il parametro così indicato si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo».
Le Sezioni Unite motivano la propria decisione sottolineando inoltre che «contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale».