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Notizie a cura di La Stampa.it |
FAMIGLIA e SUCCESSIONI

rapporti fra coniugi | 07 Giugno 2018

Il tutore dell’interdetto può chiedere la separazione giudiziale dalla moglie

Nel caso in cui uno dei coniugi sia stato dichiarato interdetto, il tutore può procedere giudizialmente per l’esercizio di un diritto personalissimo come la richiesta di separazione personale?

(Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 14669/18; depositata il 6 giugno)

Con la sentenza n. 14669/18, depositata il 6 giugno, la Cassazione risponde positivamente al quesito.

La vicenda. Il tutore e legale rappresentante di un uomo, dichiarato interdetto a seguito delle lesioni subite in un incidente stradale dopo circa un anno di matrimonio, chiedeva la separazione giudiziale dalla coniuge. Il Tribunale di Padova aveva accolto la domanda, decisione confermata poi anche dalla Corte d’Appello ritenendo che l’autorizzazione rilasciata dal giudice tutelare al tutore comprendesse anche l’autorizzazione a promuovere il giudizio di separazione, preliminare rispetto all’espressa richiesta di dar corso allo scioglimento del matrimonio.
La moglie ricorre per la cassazione della pronuncia contestando la legittimazione del tutore a proporre domanda di separazione in nome e per conto del marito interdetto, avendo il giudice tutelare solo autorizzato la richiesta del tutore di dar corso al procedimento di scioglimento del matrimonio. Si duole inoltre la ricorrente della violazione delle norme in tema di interdizione che, a suo dire, non consentirebbero al tutore di agire per la separazione o il divorzio dell’interdetto. Inoltre la ricorrente afferma che il tutore non può rendersi interprete della volontà del marito che si trovava nell’impossibilità assoluta di esprimere una valutazione sul suo matrimonio.

Posizione dell’interdetto nel giudizio di divorzio... La Corte, dopo aver dichiarato inammissibile il primo profilo di doglianza in quanto mira solo ad una diversa interpretazione del decreto autorizzativo del giudice tutelare, ripercorre i principi fondamentali in tema di tutela processuale dell’incapace.
L’art. 4, comma 5, .l. n. 898/1970, accomunando la posizione del malato di mente privo di protezione a quella dell’infermo dichiarato incapace di intendere e volere, stabilisce che anche quest’ultimo deve essere rappresentato da un curatore speciale in caso di procedimento di divorzio, nel caso in cui sia convenuto in giudizio.
La giurisprudenza è però giunta a ritenere applicabile la norma anche nell’ipotesi in cui lo stesso incapace sia interessato ad ottenere il divorzio, riconoscendo dunque la legittimazione ad agire in tal senso ad un curatore speciale, nominato su istanza del tutore. Tale interpretazione garantisce all’interdetto l’esercizio di un diritto di particolare rilievo garantendo la parità di trattamento rispetto all’altro coniuge, posto che ciascuno dei due ha il diritto di chiedere il divorzio nei casi previste dalla legge.

…e nel giudizio di separazione. Il Collegio precisa a questo punto che «i principi appena enunciati […], non possono ritenersi applicabili alla separazione per il solo fatto che l’ordinamento non contempla in materia un’espressa previsione, analoga a quella dettata per il divorzio».
La giurisprudenza (Cass. n. 5652/1989) aveva però già affermato che l’incapacità di provvedere ai propri interessi, requisito per l’interdizione, deve riferirsi anche agli interessi non patrimoniali suscettibili di subire un pregiudizio. Ed infatti «ritenere che l’interdetto per infermità non possa farsi sostituire da chi è tenuto a rappresentarlo nel porre in essere un atto personalissimo equivarrebbe a sostenere che egli ha perso, in concreto, il relativo diritto, non avendone più l’esercizio». Gli Ermellini concludono dunque affermando che «secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata degli artt. 357 e 414 c.c., [che] all’interdetto è consentito, per il tramite del rappresentante legale, il compimento di tali atti (a meno che, come nel caso dell’art. 85 c.c., non gli siano espressamente vietati), ben potendo l’esercizio del corrispondente diritto rendersi necessario per assicurare la sua adeguata protezione».
Ciò posto, in riferimento alla necessità o meno della nomina di un curatore speciale, la Corte afferma che la nomina di un soggetto terzo che valuti, assieme al giudice tutelare, l’opportunità di promuovere l’azione connessa ad un atto personalissimo in nome e per conto dell’interdetto, è necessaria solo in caso di conflitto di interessi tra quest’ultimo ed il tutore. Escludendo nel caso di specie tale presupposto, la Corte rigetta il ricorso e compensa le spese processuali.