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FAMIGLIA e SUCCESSIONI

rapporti fra coniugi | 15 Maggio 2018

Sposato e con una figlia, si scopre gay: matrimonio nullo solo per la Chiesa

La nullità pronunciata dai Giudici ecclesiastici non può essere riconosciuta dallo Stato italiano. Respinta la richiesta presentata dalla moglie. Decisivo per i Giudici il dato relativo alla prolungata convivenza della coppia.  

(Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza n. 11808/18; depositata il 15 maggio)

Cambio di gusti – sessuali – per il marito, che, dopo le nozze e la nascita di una figlia, si scopre gay. Questo elemento permette alla moglie di ottenere l’annullamento del matrimonio da parte dei Giudici ecclesiastici. Ciò però non è sufficiente per i Giudici italiani, che ritengono molto più importante la durata del rapporto coniugale, protrattosi in questo caso per ben 14 anni. E così la nullità delle nozze rimane confinata solo all’ambito ecclesiastico (Cassazione, ordinanza n. 11808/2018, Sezione Sesta Civile, depositata oggi).

Gusti. Elemento centrale nella delicata vicenda familiare è, per usare le parole dei Giudici, «la disinclinazione eterosessuale del marito», ossia, per essere più chiari, la sua scoperta di essere gay, nonostante il matrimonio – celebrato in chiesa – e la nascita di una figlia.
Alla luce di questo sorprendente mutamento di gusti sessuali da parte del coniuge, la moglie ha ottenuto dai Giudici ecclesiastici «la nullità delle nozze», a fronte della «incapacità dell’uomo ad assumere gli oneri e gli obblighi del matrimonio».
Scontato passaggio successivo, per la donna, è il riconoscimento da parte dello Stato italiano della «nullità» del vincolo coniugale. Su questo fronte, però, i Giudici italiani respingono la richiesta, richiamando la durata del matrimonio.
Tale visione è ritenuta corretta dalla Cassazione, che condivide la decisione presa in Corte d’Appello. Decisivo il richiamo al fatto che «la convivenza dei coniugi si è protratta per 14 anni», con «i primi 6 o 7 anni» caratterizzati da «una condotta oggettiva coerente con la unione coniugale», tanto che, osservano i Giudici del ‘Palazzaccio’, «la coppia aveva, di comune accordo, deciso di avere una figlia».
Solo successivamente, solo dopo la nascita della bambina, «la disinclinazione eterosessuale del marito era venuta alla luce». Ma questo dato, ossia «l’omosessualità» dell’uomo, non può porre in secondo piano il riferimento alla «convivenza effettiva, stabile e continua nel tempo» che ha caratterizzato per diversi anni la coppia.
Impossibile, di conseguenza, per lo Stato italiano riconoscere «la sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio».