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FAMIGLIA e SUCCESSIONI

cautele successorie | 04 Ottobre 2013

Ancora sulla novazione della donazione in vendita: optima repetita iuvant?

di Franco Angeloni - Professore Ordinario di Diritto Civile nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Urbino

Nel saggio «Ancora sulla novazione della donazione in vendita: optima repetita iuvant?», consultabile integralmente scaricando il pdf allegato, si cerca di fare chiarezza in relazione ad una serie di dubbi che ha sollevato l’estensore di un articolo pubblicato recentemente su una rivista giuridica relativamente al precedente saggio «Nuove cautele per rendere sicura la circolazione dei beni di provenienza donativa nel terzo millennio», già pubblicato in questo quotidiano.

«Nuove cautele per rendere sicura la circolazione dei beni di provenienza donativa nel terzo millennio». Nel precedente saggio venivano esaminate le problematiche relative alle tecniche di tutela dei soggetti che acquistano dal donatario i beni allo stesso donati ovvero diritti, di godimento o di garanzia, sui beni stessi, nei confronti dei legittimari del donante che, esperendo l’azione di riduzione della donazione lesiva della legittima agli stessi spettante, possono conseguire sia la restituzione dei beni donati dagli aventi causa dal donatario, ai sensi degli artt. 561 e ss. c.c., sia l’effetto di affrancazione dei beni donati, ai sensi dell’art. 561, comma 1, c.c.
La replica. L’Autore replica punto per punto all’estensore dell’articolo ed approfondisce ulteriormente la soluzione, dallo stesso proposta nel precedente saggio, consistente nella novazione contrattuale della donazione con una vendita per consentire ai soggetti che acquistano dal donatario i beni allo stesso donati ovvero diritti, di godimento o di garanzia, sui beni stessi, di acquistare in modo sicuro i beni donati al donatario o diritti sugli stessi, evitando che eventuali legittimari del donante, esperendo l’azione di riduzione della donazione lesiva della legittima agli stessi spettante, possano conseguire sia la restituzione dei beni donati dagli aventi causa dal donatario, ai sensi degli artt. 561 e ss. c.c., sia l’effetto di affrancazione dei beni donati, ai sensi dell’art. 561, comma 1, c.c.
Novazione della donazione in vendita. La novazione della donazione con una vendita, infatti, non è soggetta ai limiti delle recenti riforme consistenti nella novellazione degli artt. 561 e 563 c.c. da parte degli artt. 2, comma 4-novies, lett. a) del decreto legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito con la legge 14 maggio 2005, n. 80 e 3, comma 1, della legge 28 dicembre 2005, n. 263 e nella introduzione, da parte della legge 14 febbraio 2006, n. 55, nel titolo IV del libro II del codice civile, di un nuovo capo V-bis, intitolato «Del patto di famiglia», né presenta gli inconvenienti che derivano dalla soluzione tradizionale delle predette problematiche, consistente nella risoluzione per mutuo dissenso della donazione e nella successiva conclusione di un altro negozio non soggetto a riduzione con il quale trasferire nuovamente i beni o i diritti donati all’ex donatario, in quanto consente al beneficiario dell’attribuzione patrimoniale donativa di «trattenere» la stessa, i cui effetti, pertanto, permangono nella sfera giuridica del donatario ma sono giustificati da un’altra causa, quale è quella della vendita nella quale viene novata la donazione.
Il saggio, in considerazione della sua complessità e delle citazioni di dottrina e di giurisprudenza nello stesso contenute, può essere reso pienamente fruibile ai nostri lettori solo in formato PDF. 



Qui il saggio integrale «Ancora sulla novazione della donazione in vendita: optima repetita iuvant?»