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	CIVILE e PROCESSO</p>

privacy | 24 Giugno 2020

La relazione annuale 2019 del Garante Privacy

di La Redazione

Il Garante per la protezione dei dati personali ha presentato la relazione sull’attività svolta nel 2019, anno che si è mostrato particolarmente impegnativo ai fini del progressivo adeguamento al Regolamento UE da parte di soggetti pubblici e privati per i quali, fa sapere l’Autorità, sono previste oggi nuove responsabilità.

Il 23 giugno 2020, il Garante Privacy ha presentato la relazione sull’attività svolta nel 2019, dove ha illustrato i diversi fronti sui quali è stato impegnato il collegio dell’Autorità nel corso dell’anno di proroga del suo mandato, caratterizzato fra l’altro dall’impatto dell’emergenza sanitaria da Covid-19 di questi ultimi mesi.

 

I principali interventi messi in atto dall’Autorità Garante per la protezione dei dati personali hanno riguardato innanzitutto le novità introdotte dal Regolamento UE e le questioni legate alla tutela dei diritti fondamentali delle persone nel mondo digitale, quali «le implicazioni etiche della tecnologia, l'economia fondata sui dati, le grandi piattaforme, i big data, l'intelligenza artificiale e le problematiche poste dagli algoritmi; la sicurezza dei sistemi e la protezione dello spazio cibernetico, la pervasività delle diverse forme di controllo e sorveglianza, il ricorso sempre più diffuso ai dati biometrici, la monetizzazione delle informazioni personali, le fake news, l'Internet delle cose, il revenge porn».

 

Tra le sanzioni inflitte per la violazione dei dati on line, il Garante ricorda quella di 1 milione di euro applicata a Facebook al termine dell'istruttoria relativa alla vicenda “Cambridge Analytica”, che ha interessato anche i cittadini italiani. Resta sotto osservazione dell’Autorità, proprio in ragione dei pericoli posti in questo senso, anche il social network cinese Tik Tok, per il quale il Garante ha chiesto e ottenuto la costituzione di una specifica task force nell'ambito del comitato europeo che riunisce tutte le Autorità privacy dell'Unione.

 

È proseguita poi, sul fronte cybersecurity, l'attività di vigilanza e intervento del Garante sulla scarsa attenzione alle misure di sicurezza da parte di Pubbliche Amministrazioni, imprese e piattaforme on line. A tal proposito, è significativo il numero dei data breach notificati nel 2019 al Garante da parte di soggetti pubblici e privati, ossia 1443.
Non solo, l’Autorità ha proseguito il lavoro sui possibili rischi connessi all’uso di assistenti digitali, installati su smartphone e presenti nelle nostre case, ha stipulato un protocollo d’intesa con alcuni Co.Re.Com. per contrastare il cyberbullissimo e fornito indicazioni su come difendersi dai software dannosi, in particolare dai ransomware, ossia quei programmi che prendono in ostaggio un dispositivo elettronico per poi chiedere un riscatto per liberarlo.

 

Durante il 2019 il Garante ha affermato che si è rafforzata ulteriormente l'attività a tutela del diritto all'oblio, anche attraverso il confronto in ambito internazionale riguardo ad una protezione che vada al di là dei confini europei.
Per quanto riguarda poi il settore giustizia, l'Autorità ha proposto «misure per assicurare maggiori garanzie nell'uso dei captatori informatici (trojan) a fini investigativi e ha segnalato al Ministro della Giustizia la necessità di una riforma organica per questi strumenti di indagine particolarmente invasivi, anche per limitare i gravi rischi di un loro uso distorsivo emersi da ultimo nel caso “Exodus"».
Non sono poi mancati interventi nell’ambito della sanità, della Pubblica Amministrazione, del sistema fiscale, soprattutto con riferimento all’accesso all’archivio dei rapporti finanziari per l’ISEE precompilato e al sistema di fatturazione elettronica, del welfare, con particolare riguardo alla gestione del reddito di cittadinanza e, infine, sul fronte della tutela dei consumatori, con un significativo intervento contro il telemarketing aggressivo.

 

Tra le cifre del 2019 indicate dall’Autorità vi sono, in particolare, 232 provvedimenti collegiali, 46 pareri resi su atti regolamentari ed amministrati, 33 pareri resi ai sensi della normativa sulla trasparenza, 36 ordinanze di ingiunzione, 147 ispezioni e oltre 15.800 quesiti per quando riguarda l’attività di relazione con il pubblico.

 

Infine, all’interno della relazione viene segnalata l’attività svolta dal Garante a livello internazionale, nell’ambito del comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) e dei meccanismi di cooperazione c.d. “sportello unico” e coerenza previsti dal Regolamento Ue,

nel settore delle comunicazioni elettroniche e per il Consiglio d'Europa che ha proseguito il lavoro di follow up del Protocollo emendativo della Convenzione 108 che ha dato vita alla cosiddetta “Convenzione 108+”. Resta poi significativo il contributo dato all'OCSE, con particolare riguardo alla sicurezza e alla tutela della privacy nell'economia digitale alla protezione dei minori on line, e il lavoro svolto in rapporto alle attività di controllo sull'applicazione nazionale dei regolamenti Ue concernenti il sistema Schengen, Europol e VIS.



Qui la relazione annuale 2019 del Garante Privacy