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lunedì 18 novembre 2019
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Notizie a cura di La Stampa.it |
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	CIVILE e PROCESSO</p>

impugnazioni | 18 Ottobre 2019

Opposizione a precetto e opposizione all’esecuzione avverso il medesimo titolo esecutivo

di La Redazione

Sussiste litispendenza tra opposizione a precetto e opposizione all’esecuzione, successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, laddove «le due azioni siano fondate su fatti costitutivi identici, concernenti l’inesistenza del diritto di procedere all’esecuzione forzata e sempreché le cause pendano innanzi a giudici diversi».  

(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 26285/19; depositata il 17 ottobre)

Sul tema la sentenza della Suprema Corte n. 26285/19, depositata il 17 ottobre decidendo su una vicenda che vedeva contrapposti un condominio e una società fornitrice che aveva avviato la procedura esecutiva per il pagamento di fatture inevase. Venutasi a creare una situazione di litispendenza tra diversi processi di cognizione «riguardando il primo di tali processi – instaurato successivamente all’altro – la medesima opposizione all’esecuzione oggetto del secondo»-, la questione approda davanti alla Corte di Cassazione.

 

Litispendenza. Gli Ermellini riconoscono la sussistenza della litispendenza tra opposizione a precetto e opposizione all’esecuzione, successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, laddove «le due azioni siano fondate su fatti costitutivi identici, concernenti l’inesistenza del diritto di procedere all’esecuzione forzata e sempreché le cause pendano innanzi a giudici diversi». Nel caso invece in cui le due opposizioni, riassunta la seconda nel merito, risultino pendenti innanzi al medesimo ufficio giudiziario, dovrà esserne disposta la riunione ai sensi dell’art. 273 c.p.c.. Qualora ciò non sia possibile per impedimenti di carattere processuale, la seconda causa dovrà essere sospesa pregiudizialmente ai sensi dell’art. 295 c.p.c..
In conclusione, «l’opposizione a precetto e l’opposizione all’esecuzione successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, fondate su identici fatti costitutivi e pendenti, nel merito, innanzi al medesimo ufficio giudiziario, vanno riunite d’ufficio, ai sensi dell’art. 273 c.p.c., ferme restando le decadenze già maturate nella causa iniziata per prima».

 

Provvedimenti sospensivi. Passando all’analisi dei poteri sospensivi del giudice nell’ipotesi processuale sopra descritta, il Collegio afferma che il giudice dell’opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) cui sia stato chiesto di disporre la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c. (come modificato dal d.l. n. 35/2005) «non perde il potere di provvedere sull’istanza per effetto dell’attuazione del pignoramento o, comunque, dell’avvio dell’azione esecutiva, sicchè l’ordinanza sospensiva da questi successivamente pronunciata determinerà ab esterno la sospensione ex artt. 623 e 626 c.p.c. di tutte le procedure esecutive nel frattempo instaurate».
Di conseguenza il pignoramento eseguito dopo il giudice dell’opposizione a precetto abbia disposto la sospensione dell’esecutività del titolo è radicalmente nullo e tale invalidità deve essere rilevata dal giudice dell’esecuzione anche d’ufficio.

 

In conclusione. Laddove siano contemporaneamente pendenti l’opposizione a precetto e l’opposizione all’esecuzione già iniziata sulla base dello stesso precetto, i giudici «hanno una competenza mutuamente esclusiva quanto all’adozione dei provvedimenti sospensivi di rispettiva competenza, nel senso che, sebbene l’opponente possa in astratto rivolgersi all’uno o all’altro giudice, una volta presentata l’istanza innanzi a quello con il potere “maggiore”(il giudice dell’opposizione a precetto), egli consuma interamente il suo potere processuale e, pertanto, non potrà più adire al medesimo fine il giudice dell’esecuzione, neppure se l’altro non sia ancora pronunciato».
Nel caso in cui invece «sussista litispendenza tra la causa di opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) e la causa di opposizione all’esecuzione già iniziata, il giudice dell’esecuzione, all’esito della fase sommaria, non deve assegnare alle parti, ai sensi dell’art. 616 c.p.c., un termine per introdurre il giudizio nel merito, giacché un simile giudizio sarebbe immediatamente cancellato dal ruolo ai sensi dell’art. 39, comma 1, c.p.c.. Il giudizio che le parti hanno l’onere di proseguire si identifica infatti con la causa iscritta a ruolo per prima, ossia l’opposizione a precetto».
«Qualora pendendo una causa di opposizione a precetto il giudice dell’esecuzione – o il collegio adito in sede di reclamo ex artt. 624, comma 2, e 669-terdecies c.p.c. – sospenda l’esecuzione per i medesimi motivi prospettati nell’opposizione pre-esecutiva, le parti non sono tenute ad introdurre il giudizio di merito nel termine di cui all’art. 616 c.p.c. che sia stato loro eventualmente assegnato, senza che tale omissione determini il prodursi degli effetti estintivi del processo esecutivo previsti dall’art. 624, comma 3, c.p.c., in quanto l’unico giudizio che le parti sono tenute a coltivare è quello già introdotto di opposizione a precetto, rispetto al quale una nuova causa si porrebbe in relazione di litispendenza».
«Qualora il giudice dell’esecuzione, ravvisando l’identità di petitum e la causa petendi fra l’opposizione a precetto e l’opposizione all’esecuzione innanzi a lui pendente, dopo aver provveduto sulla richiesta di sospensiva, non assegni alle parti il termine di cui all’art. 616 c.p.c. per l’introduzione nel merito della seconda causa, la parte interessata a sostenere che le domande svolte nelle due opposizioni non siano del tutto coincidenti, dovrà introdurre egualmente il giudizio di merito, nel termine di cui all’art. 289 c.p.c., chiedendo che in quella sede sia accertata l’insussistenza della litispendenza o, comunque, un rapporto di mera continenza. Infatti, avverso il provvedimento del giudice dell’esecuzione, avente natura meramente ordinatoria, non possono essere esperiti né l’opposizione agli atti esecutivi, né il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost., né il regolamento di competenza».