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Notizie a cura di La Stampa.it |
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	CIVILE e PROCESSO</p>

diritto bancario | 29 Agosto 2019

Mi concede un ballo?

di Gianluca Denora

L’esigenza di verificare la correttezza degli operatori bancari è viva ed attuale. Un argine alle illegittimità è eretto dalla “concessione abusiva di credito”, che probabilmente tradisce un equivoco semantico: concedere significa elargire benevolmente.

Maestro, or mi concedi ch’i’ sappia quali sono, e qual costume le fa di trapassar parer sì pronte: è il terzo canto dell’Inferno (versetti 73-75); Dante, supplice, rivolge una domanda a Virgilio, toccando le corde della generosità del maestro. Nella Commedia possibile, Dante esigerebbe sapere delle anime che sono al di là dell’Acheronte; in un’altra Commedia ancora, quale che sia l’idea di Dante, Virgilio gli darebbe del curiosone e nulla risponderebbe.
Virgilio, nella prima narrazione, quella fedele al poema, elargisce al divino poeta il dono richiesto.

 

Funziona così per chi chiede la concessione di un finanziamento? La banca che accoglie la richiesta è mossa da magnanimità? Il dato linguistico depone in tal senso, in linea con la prassi dei rapporti commerciali, declinazione dell’asimmetria contrattuale.
La banca e Virgilio, dunque, sembrano accomunati dallo stesso moto dello spirito verso chi chiede, ma non è un mistero che il poema sia ben lontano dall’esperienza giuridica, foss’anche nelle sue espressioni più sublimi.
Il diritto complica le cose – lo fa spesso – per l’esigenza di regolare e regolamentare la convivenza tra gli uomini; è giusto che si sappia come si debba comportare una banca dinnanzi a una richiesta di credito; è bene che talune illiceità commesse in questo campo abbiano un’etichetta comune: concessione abusiva di credito; il relativo scrutinio è essenziale nella misura in cui involge più le regole del gioco che il risultato della partita.
Tutti abbiamo esperienza diretta e/o indiretta di clienti questuanti che vedono nell’erogazione di un finanziamento quasi una liberalità della banca. Il cliente può temere o ricevere un rifiuto, che lo indurrà a cercarne una spiegazione, costruita tra i poli opposti dell’autoresponsabilità e del rimprovero alla banca, vuoi per la conoscenza (rara) delle regole del gioco, vuoi, più spesso, per la diffidenza nei confronti di chi (tra l’altro) compra e vende denaro. Da un lato la banca, dall’altro il cliente, dare e chiedere, un buon creditore vale (almeno) quanto un buon debitore.
Nei finanziamenti ci sono la banca e il debitore; poi ci sono i cessionari della banca e i suoi mandatari (volendo, v. Le tre C: Cedente, Cessionario e Ceduto, nel quotidiano del 26.6.2019), i garanti, gli aventi causa a vario titolo.
I due soggetti di un rapporto bilaterale diventano molti soggetti e i problemi si moltiplicano, accomunati da un’esigenza: governare la complessità. Il contesto, più di tanti altri, impone il sacrificio di qualcuno. Spesso, dunque, si fa bagarre, ma non necessariamente si infrange sistema; non c’è allarme fintanto che il guazzabuglio non colpisce meccanismi/istituti di portata generale. La concessione abusiva di credito entra realmente in scena al suono dell’allarme, che si innesca, in modo emblematico, quando la banca conferisce somme a chi non è finanziabile.

 

Prevenzione e punizione dell’abuso chi tutelano? Si pensi, per esigenze di concretezza, all’apertura di credito: l’attenzione all’abuso segue il tortuoso cammino di una violazione di regole (concernenti il rapporto banca/cliente) che attinge gli interessi di soggetti terzi (ad es. i fideiussori).
Non è facile rispondere a contrario: prevenzione e punizione dell’abuso chi non tutelano? Nelle dinamiche giurisprudenziali assai spesso la categoria perde terreno, e tante posizioni che andrebbero tutelate vengono dimenticate, o addirittura estromesse. Al diritto bancario piace il gioco delle sedie.
Restando nella metafora del ballo, si pensi a un elegante ballo del ‘700 alla corte di Caterina di Russia. Una dama concede il ballo a un cavaliere; può gravarlo di pesi, così rendendo la propria risposta vincolata a qualcos’altro; può concedersi solo per un ballo che il cavaliere non ha mai danzato; in ambo i casi le regole del ballo sarebbero violate (abusate), nella misura in cui la disponibilità al ballo viene subordinata a qualcosa di altro, qualcosa di più, un sacrificio, e nella misura in cui la disponibilità al ballo, in realtà, non è riferita a quel ballo che viene richiesto, ma ad un diverso ballo. Il desiderio di ballare viene accantonato in nome del timore di aver sbagliato le modalità della richiesta o dalla percezione che sia stata la dama a violare le regole sul ballo da cerimonia (la dama – dice la regola, senza condizioni accetta o rifiuta l’invito del cavaliere).
Al cavaliere la scelta: ballare secondo le opportunità che gli vengono offerte quel ballo con quella dama non è il diverso ballo che la dama intende concedergli oppure rimaner seduto.
Anche il cliente di una banca chiede spesso qualcosa e si deve misurare con qualcosa di diverso; la concessione abusiva di credito è solo una punta dell’iceberg, per giunta a parte obiecti; altri soggetti recitano un ruolo talvolta primario nell’esperienza sensibile, con sovrapposizioni e intrecci di interessi che ostacolano un funzionamento utile della categoria. Gli è che tutto muove da un rapporto tra due soggetti, e alla opportunità che la banca concede al cliente.
Per il resto, siamo tutti concordi: il ballo ha le sue regole.