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CIVILE e PROCESSO

tutela dei consumatori | 08 Febbraio 2018

La bolletta non è dovuta se il contatore non funziona correttamente

Qualora un consumatore contesti l’ammontare della fattura del gas rispetto a quanto effettivamente consumato, la società somministrante ha l’onere di provare il corretto funzionamento del contatore e la corrispondenza tra i dati forniti e quelli riportati in bolletta, pena il mancato riconoscimento della somma fatturata. 

(Corte d’Appello di Roma, sez. II Civile, sentenza n. 569/18; depositata il 29 gennaio)

Così la Corte d’Appello di Roma con sentenza n. 569/18, depositata il 29 gennaio.

Il caso. Il Tribunale di Roma, in accoglimento della domanda proposta da un consumatore, dichiarava non dovuta la somma risultante dalla fattura del gas, comprensiva del conguaglio, emessa dalla società somministrante. Infatti, dalle letture reali dei consumi dell’attore, il consumo fatturato non risultava coerente con gli standard relativi al periodo di erogazione del servizio.
Avverso la sentenza del Tribunale la società propone impugnazione innanzi alla Corte d’Appello di Roma denunciando l’arbitraria determinazione del consumo nonché l’illegittimità del mancato riconoscimento dell’intera somma fatturata.

L’onere della prova. La Corte d’Appello rileva che in caso di contestazione dell’effettivo consumo effettuato, in relazione alle risultanze dei contatori, tali risultanze possono essere contestate, «restando in tal caso onere del somministrante dimostrare il corretto funzionamento del contatore e la corrispondenza tra il dato fornito e quello trascritto nella bolletta».
Nel caso di specie l’appellante, non solo è venuto meno a tale onere, ma non si era nemmeno curato di avanzare argomentazioni sul corretto funzionamento del contatore, il quale nell’arco della vicenda veniva sostituito poiché «funzionava su quattro cifre mentre avrebbe dovuto funzionare su cinque».
Il mancato raggiungimento della prova ha comportato, di conseguenza, il mancato riconoscimento del credito in favore della società somministrante.
Infine, risulta altresì irrilevante il fatto che il Tribunale abbia dichiarato non dovuta l’intera somma fatturata, «pur essendo pacifico che un consumo di gas vi fosse stato, dal momento che la somma era stata richiesta a conguaglio e che, dunque, l’attore aveva pagato quanto richiesto con le bollette inoltrate nell’arco temporale oggetto del contendere».
La Corte d’Appello pertanto rigetta l’appello e condanna l’appellante al pagamento delle spese processuali.