Fuggito dal Ghana: generico il racconto delle minacce subite. Impossibile accoglierlo come rifugiato

Respinta definitivamente la richiesta. L’uomo ha sostenuto di essere stato costretto a fuggire dal Ghana e di aver cercato un approdo sicuro in Italia. Ma non sono dettagliate le circostanze relative alla situazione di pericolo che lo avrebbero spinto ad abbandonare il Paese d’origine.

Costretto a scappare dal proprio Paese, il Ghana. Approdo ultimo è l’Italia. Logica la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato. Ma il racconto fatto dall’immigrato appare troppo poco dettagliato e, quindi, per nulla credibile Cassazione, ordinanza n. 14157/2016, sezione sesta civile, depositata oggi . Credibilità. L’uomo, cittadino del Ghana, è arrivato in Italia con l’obiettivo di essere riconosciuto come rifugiato . La domanda è ritenuta però non plausibile, sia dai giudici del Tribunale che da quelli d’Appello. Ciò perché pare mancare il fondato timore di una persecuzione nel Paese d’origine . E tale lacuna è ritenuta evidente pure dai magistrati della Cassazione. Anche a loro avviso, difatti, lo straniero ha richiamato circostanze che non trovano riscontro probatorio e che si presentano assai generiche. Esse non appaiono dare solidità all’ipotesi della persecuzione prospettata dallo straniero, né tantomeno fanno emergere un reale pericolo personale in caso di ritorno in patria. Davvero poco credibili le parole del cittadino ghanese, che, evidenziano i magistrati, non ha saputo circostanziare l’episodio posto a base dell’abbandono del proprio Paese , non precisando neppure quali e quanti fossero i soggetti che lo avrebbero minacciato . Tutto ciò rende impossibile riconoscere allo straniero la posizione di rifugiato.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 12 febbraio – 11 luglio 2016, n. 14157 Presidente Dogliotti – Relatore Ragonesi Fatto e diritto La Corte rilevato che sul ricorso n. 26673/2014 proposto da O.G.E. nei confronti dei Ministero dell'Interno il consigliere relatore ha depositato ex art 380 bis cpc la relazione che segue Il relatore Cons. Ragonesi, letti gli atti depositati, osserva quanto segue. O.G.E., cittadino del Ghana, presentava domanda di riconoscimento dello status di rifugiato dinanzi al Tribunale di Roma, il quale, con ordinanza n. 15043/2012, respingeva la domanda. Successivamente, l’O. proponeva reclamo avverso detto provvedimento dinanzi alla Corte d'Appello di Roma che, con sentenza deposita il 17 marzo 2014, rigettava il reclamo. Avverso quest'ultima pronuncia l’O. ha proposto ricorso dinanzi a questa Corte con un motivo, con il quale si duole della violazione della presunzione semplice per determinare la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, sostenendo che l'onere probatorio debba considerarsi assolto se correlato con i diritti garantiti all'art. 19 della Costituzione, all 'art. 9 della CEDU e agli artt. 1, 4,10 della Carta dei diritti fondamentali dell'U. E. Il Ministero dell'Interno non ha svolto alcuna attività difensiva. L’unico motivo di ricorso e infondato. Premesso che la disciplina di riferimento e contenuta nel d.lgs. 25112007, recante norme sull'attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica del rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme sul contenuto della protezione riconosciuta, va rammentato che tale Corte ha da tempo enunciato che un requisito essenziale per il riconoscimento dello status di rifugiato è il fondato timore di persecuzione personale e diretta nel Paese d'origine del richiedente, a causa della razza, della religione, della nazionalità, dell'appartenenza ad un gruppo sociale ovvero per le opinioni politiche professate. Il relativo onere probatorio - che riceve un'attenuazione in funzione dell'intensità della persecuzione - incombe sull'istante, per il quale è tuttavia sufficiente provare anche in via indiziaria la credibilità dei fatti da esso segnalati Cass. 18353/2006 . Affinché l'onere probatorio possa ritenersi assolto, gli elementi allegati devono avere carattere di precisione, gravità e concordanza desumibili dai dati anche documentali offerti Cass. 26287/2005 . Nella motivazione del provvedimento impugnato si legge che l'istante ha allegato circostanze che non trovano il benché minimo riscontro probatorio in quanto oltre a non essere suffragate da alcun elemento diverso rispetto alle dichiarazioni rese da lui stesso, si presentano scarsamente circostanziate e peraltro non appaiono neppure idonee ad integrare i fatti di persecuzione o il perdurare del pericolo di danno grave alla persona ed ancora che l'istante, pur richiesto dalla Corte di circostanziare meglio l'episodio posto a base dell'abbandono del proprio paese, non ha saputo neppure precisare quali e quanti fossero i soggetti che lo avrebbero minacciato ne ha saputo precisamente collocarlo sotto un profilo spazio temporale. Viene dunque irrimediabilmente compromessa la sufficiente attendibilità delle circostanze medesime e la possibilità stessa per il giudicante, proprio a causa delle genericità dei fatti narrati, di attivare d'ufficio strumenti probatori”. Appare, pertanto, chiaro che il Giudice di merito ha effettuato la valutazione della credibilità soggettiva del richiedente applicando i principi sanciti da questa Corte, secondo la quale la valutazione deve essere svolta alla stregua dei criteri stabiliti nell'art. 3, quinto comma, del dlgs. n. 251 del 2007 verifica dell'effettuazione di ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda deduzione di un'idonea motivazione sull'assenza di riscontri oggettivi non contraddittorietà delle dichiarazioni rispetto alla situazione del paese presentazione tempestiva della domanda attendibilità intrinseca Cass. 16202/2012 . Dunque, nel caso di specie l'attore non ha provato l'esistenza dei presupposti legittimanti la richiesta di protezione internazionale e non ha assolto l'onere probatorio su di esso gravante. Peraltro, la Cedu e la Carta dei diritti fondamentali della UE non rilevano ai fini dell'inversione dell'onere probatorio, che grava in ogni caso sullo straniero seppur in modo attenuato, come gin evidenziato. Il ricorso può pertanto essere trattato in camera di consiglio ricorrendo i requisiti di cui all'art 375 cpc. P.q.m. Rimette il processo al Presidente della sezione per la trattazione in Camera di Consiglio Roma Il Cons. relatore Considerato che non emergono elementi che possano portare a diverse conclusioni di quelle rassegnate nella relazione di cui sopra che pertanto il ricorso va rigettato Nulla spese P.Q.M. Rigetta il ricorso