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CIVILE e PROCESSO

PCT – caso pratico | 29 Febbraio 2016

Il PCT e il mistero delle caselle PEC “in comune”

di Paolo Della Costanza

  Qualche giorno fa ho posto all'attenzione della DGSIA/Staff PCT, una nuova questione derivante da alcune segnalazioni pervenutemi e relative a nuovi casi di mancato deposito di atti telematici, apparentemente derivanti dalle ultime modifiche introdotte sui sistemi ministeriali. 

 

Avvocati appartenenti a uno stesso studio legale che condividono un uguale indirizzo PEC comunicato sul ReGIndE. Nel caso specifico ho esposto il caso di due avvocati facenti parte dello stesso studio, regolarmente censiti nel ReGIndE, aventi ovviamente codici fiscali diversi ma lo stesso indirizzo PEC.
Fino a due settimane fa, uno dei due avvocati, effettuava regolarmente depositi telematici senza che venisse rilevato alcun problema o errore in fase di controlli automatici e accettazione degli stessi lato cancelleria.
Ora invece, l'avocato depositante riceve un errore legato al mancato riconoscimento del Mittente.
Non essendo state rilevate problematiche legate alla compilazione degli atti telematici depositati, il mio pensiero è andato verso eventuali modifiche apportate di recente ai sistemi ministeriali con cui per qualche motivo è stato modificato o ripristinato il controllo sulla relazione indirizzo PEC e CF del firmatario dell'atto telematico.
L'ipotesi è che, nel caso di identici indirizzi PEC registrati nel ReGIndE su schede di soggetti aventi codici fiscali diversi, la verifica di una relazione tra i due dati ora generi un errore fatale.
Andando a ritroso nel tempo e cercando tra le news pubblicate sul Portale dei Servizi Telematici del Ministero sono riuscito a recuperare la nota DGSIA del 06/05/14, in cui veniva data evidenza della possibilità di poter utilizzare uno stesso indirizzo PEC associato a più persone.

Dal documento DGSIA - Descrizione_XSD_0414 - GESTIONE DEL FIRMATARIO DEGLI ATTI DEPOSITATI. I meccanismi attualmente presenti impongono una relazione tra l’indirizzo di PEC del mittente e il firmatario dell’atto depositato telematicamente.
Tali meccanismi di controllo saranno modificati in modo da slegare il mittente del deposito dai firmatari presenti nell’atto principale.
Verrà pertanto consentito a un firmatario dell’atto di utilizzare un indirizzo di PEC del ReGIndE associato anche ad altri soggetti (è il caso tipico di avvocati appartenenti a uno stesso studio legale che condividono un uguale indirizzo PEC comunicato sul ReGIndE).

Sono ancora in attesa di risposta al quesito posto e quindi ne darò evidenza non appena la stessa mi verrà comunicata.