POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - GIUFFRE' FRANCIS LEFEBVRE SPA

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
domenica 22 luglio 2018
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
CIVILE e PROCESSO

spese di giustizia | 27 Maggio 2015

Il contributo unificato a carico delle Onlus è incostituzionale?

di Giuseppe Marino - Avvocato e Dottore di ricerca in Giustizia costituzionale

  L’inesatta indicazione della norma censurata comporta la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale: le Onlus, pertanto, continuano a scontare il pagamento del contributo unificato, non rientrando gli atti processuali nell’ambito delle esenzioni dall’imposta di bollo.

(Corte Costituzionale, ordinanza n. 91/15; depositata il 26 maggio)

 

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con l’ordinanza n. 91, depositata il 26 maggio 2015.
Il caso. La pronuncia in commento trae origine dalla questione di legittimità costituzionale dell’art. 8 l. n. 266/1991 (Legge-quadro sul volontariato) e dell’art. 27-bis dell’Allegato B al d.P.R. n. 642/1972 (Disciplina dell’imposta di bollo), nella parte in cui non prevedono, nell’ambito delle esenzioni dall’imposta di bollo, gli atti di natura giudiziale e processuale delle organizzazioni di volontariato.
La vicenda nasce dal ricorso presentato da un’associazione dei consumatori avanti alla commissione tributaria provinciale affinché venisse riconosciuta l’esenzione dall’obbligo di pagamento del contributo unificato per le controversie relative all’oggetto della propria attività istituzionale.
A seguito della decisione di primo grado che aveva affermato, a carico della Onlus, l’obbligo di versare il contributo unificato previsto dall’art. 9 d.P.R. n. 115/2002 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia – Testo A), la commissione tributaria regionale, in veste di giudice a quo, osserva che l’art. 10 d.P.R. n. 115/2002, nel prevedere alcuni regimi di esenzione dal contributo unificato, stabilisce che «Non è soggetto al contributo unificato il processo già esente, secondo previsione legislativa e senza limiti di competenza o di valore, dall’imposta di bollo o da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura (…)» e che, ai fini dell’applicazione dell’imposta di bollo (cui fa rinvio il citato art. 10), l’art. 27-bis dell’Allegato B al d.P.R. n. 642/1972 prevede l’esenzione dall’imposta stessa per gli «Atti, documenti, istanze, contratti nonché copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in essere o richiesti da organizzazioni non lucrative di utilità sociale». Poiché gli atti processuali non sono previsti dall’art. 27-bis nelle categorie di atti esenti dall’imposta di bollo, ad avviso del giudice a quo, deve ritenersi che per le iscrizioni a ruolo richieste un’associazione dei consumatori, ancorché nell’esercizio delle proprie attività istituzionali, il contributo unificato sia dovuto.
Atti processuali delle Onlus: la mancata esenzione dall’imposta di bollo viola la Costituzione? Secondo il giudice rimettente, la mancata previsione degli atti giudiziari e processuali tra quelli esenti dall’imposta di bollo e, quindi, dal contributo unificato, violerebbe in primo luogo l’art. 2 Cost., poiché sarebbe compromesso lo svolgimento dell’attività delle associazioni di volontariato, la quale è volta al conseguimento di finalità di carattere sociale, civile e culturale e costituisce la più diretta espressione del principio di solidarietà sociale. Inoltre, la mancata previsione dell’esenzione per le associazioni di volontariato impedirebbe loro di svolgere la propria funzione di rimuovere gli ostacoli, anche di natura economica, che i singoli possono incontrare nella tutela dei loro diritti, con conseguente violazione del principio di uguaglianza formale e sostanziale previsto dall’art. 3 Cost., nonché del principio di adeguatezza della capacità contributiva recato dall’art. 53 Cost..
Ad avviso del giudice a quo, sarebbe altresì violato l’art. 24 Cost., poiché la mancata previsione dell’esenzione dal contributo unificato per le associazioni di volontariato ostacolerebbe l’accesso dei meno abbienti alla tutela giurisdizionale dei propri diritti. Il rimettente denuncia, infine, anche la violazione dell’art. 97 Cost., poiché le disposizioni censurate comporterebbero un’azione amministrativa non adeguata e conveniente per il perseguimento del fine pubblico, determinando una discriminazione tra i soggetti privati coinvolti nel procedimento.
Se il giudice a quo censura le norme sbagliate, la questione di legittimità costituzionale è inammissibile. Chiamata a pronunciarsi sulla questione, la Consulta rileva che, nella prospettazione del giudice rimettente, la violazione dei parametri costituzionali indicati viene fatta derivare dalla sottoposizione degli atti processuali delle Onlus al pagamento del contributo unificato previsto dal Testo unico sulle spese di giustizia. Pertanto, secondo la ricostruzione operata dallo stesso giudice a quo, la violazione denunciata non discenderebbe dall’applicazione delle disposizioni censurate – relative alle esenzioni dall’imposta di bollo − bensì dalle disposizioni che prevedono le esenzioni dal contributo unificato (art. 10 del d.P.R. n. 115/2002), le quali, tuttavia, non hanno formato oggetto della questione di legittimità costituzionale. D’altra parte, l’intervento additivo richiesto alla Corte, volto a ricomprendere tra le esenzioni dal contributo unificato anche gli atti processuali delle Onlus, non viene riferito all’art. 10 d.P.R. n. 115/2002 − il quale elenca più cause di esenzione dal contributo, ulteriori rispetto a quelle previste dal d.P.R. n. 642/1972 − bensì alle disposizioni che prevedono l’esenzione dall’imposta di bollo e di registro.
Orbene, se è pur vero che, in forza del rinvio contenuto nell’art. 10 d.P.R. n. 115/2002, un’eventuale pronuncia di accoglimento produrrebbe indirettamente l’effetto di esentare gli atti processuali delle Onlus dal contributo unificato, tuttavia il petitum e le argomentazioni del giudice a quo riguardano esclusivamente la soggezione al contributo unificato e non contengono alcuna censura in relazione alla disciplina dell’imposta di bollo e di registro, con riferimento agli atti delle Onlus: in definitiva, le disposizioni sottoposte al vaglio della Consulta contengono una norma inconferente rispetto all’oggetto delle censure sollevate.
Nella fattispecie, pertanto, l’inesatta indicazione della norma oggetto di censura comporta la manifesta inammissibilità della questione, in conformità al costante giurisprudenza del giudice delle leggi (cfr., ex plurimis, Corte Cost., n. 59/2013 e n. 241/2012).