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PROFESSIONE

Professione forense | 08 Marzo 2021

La Donna e la Toga: in ricordo di Zara Olivia Algardi

di Riccardo Bencini - Avvocato, Professore a contratto di Diritto Commerciale nell’Università di Firenze

«Dovunque nel campo del diritto ci sia una battaglia da vincere, una giustizia da affermare, una libertà da conquistare, ivi è utile e necessaria la parola della donna giurista. Dovunque il progresso e la pace siano in pericolo, ivi la donna giurista deve dire la sua parola».

Sono queste le significative parole di apertura del libro di Zara Olivia Algardi dal titolo La Donna e la Toga, edito da Giuffrè nell’anno 1949, che pare opportuno ricordare nella Giornata Internazionale della Donna in considerazione dei valori e degli insegnamenti, ancora attualissimi, ivi racchiusi.

 

L’Autrice. Zara Olivia Algardi nasce a Camerino nel 1913, compie a Genova gli studi di legge e il periodo della pratica forense. Svolge in Roma la professione di avvocato penalista ottenendo, sin dall’avvio, brillanti risultati.

Dalla fine degli anni sessanta, trasferitasi in Toscana, dedica prevalentemente la sua attività all’insegnamento del Diritto Industriale presso l’Università degli Studi di Firenze. Autrice di numerose monografie e saggi, non soltanto giuridici ma anche di rilevanza storica e geografica, fra i quali: Il diritto d’autore (in collaborazione con E. Valerio), Giuffrè, 1942; Il processo Caruso, Darsena, 1944; Pagine di storia napoletana, L’Ape, 1945; Il Plagio letterario e il carattere creativo dell’opera, Giuffrè, 1965; Disegno industriale e arte applicata, Giuffrè, 1977; Luigi Negrelli, l’Europa, il Canale di Suez, Mondadori, 1988; Processi ai fascisti, Vallecchi, terza edizione, 1992. Colpita da un male incurabile scompare in provincia di Pistoia nel 1994.

 

Qualche parola introduttiva. Sin dalla prefazione l’Autrice ha premura di segnalare che «non è male che la donna avvocato, compresa da molti ma tollerata o misconosciuta da moltissimi in Italia e negli altri Paesi dove la uguaglianza di capacità intellettuale e professionale della donna e dell’uomo non è ancora un concetto acquisito dalla comune coscienza, si avvicini un poco al pubblico per abituarlo a considerarla non come un “fenomeno” ma con quella naturalezza con la quale esso considera l’uomo di legge. Non credo, con questo mio libro, di venire a colmare una lacuna delle pubblicazioni giuridico-letterarie: ma desidero fare in questo senso un primo modesto tentativo che spero venga proseguito da taluna fra le mie colleghe, allargandone il campo con le proprie osservazioni e le proprie esperienze. Penso che le donne giuriste, soprattutto quelle che più attivamente esercitano la professione di avvocato, dovrebbero divenire più consapevoli della loro forza e della influenza morale che la loro azione può esercitare sullo sviluppo ulteriore della società e del diritto: troppo raramente esse, in Italia e in molti altri Paesi, evadono dalla cerchia del quotidiano lavoro professionale per osservare il mondo sociale che le circonda e per assumere coscientemente nella moderna società il posto che loro spetta e la responsabilità che ne deriva».

Siamo nell’anno 1949 ed è purtroppo ancora precluso l’accesso della donna in magistratura, ammesso soltanto dal 9 febbraio 1963.

 

Femminilità e diritto. La prima parte di questa opera è dedicata al quadro «femminilità e diritto». Viene dipinto, dopo qualche cenno alla toga (ritenuta «un simbolo e dà a chi la porta il prestigio della funzione che compie: ma ha un valore soltanto in quanto colui o colei che la indossano sentano la dignità e la elevatezza della loro funzione») e alla sua storia, il temperamento femminile di fronte al diritto («Quando però dalla mitologia si passò alla storia, la donna perdette il primato nel rappresentare la Giustizia e il Diritto. E un secolare pregiudizio antifemminista le impedì per lungo tempo di far valere la sua personalità e di dare il suo contributo diretto alla evoluzione sociale»), ripercorrendo la figura della donna giurista attraverso i tempi e nei vari Paesi («In Italia e in Francia il diritto di voto fu concesso alla donna nel 1945, mentre ella lo aveva ottenuto fin dal 1928 in Inghilterra, dal 1926 in Giappone, dal 1920 negli Stati Uniti, dal 1921 in Svezia, dal 1913 in Norvegia, dal 1906 in Finlandia).

Particolare attenzione viene dedicata al tema della completa affermazione dei diritti della «donna togata» e al contributo che può fornire per la soluzione dei problemi essenziali («È un fatto che la emancipazione della donna segue molto da vicino lo sviluppo stesso della civiltà: non vi è società veramente progredita nella quale la donna non abbia raggiunto diritti uguali a quelli dell’uomo, o non si avvicini almeno ad ottenerli»), con una conclusione sulla funzione della donna esperta del diritto nei diversi tipi di costruzioni sociali contemporanee («Coloro i quali negano alla donna la capacità di assolvere degnamente le funzioni di avvocato e di giudice si basano fondamentalmente sull’affermazione che la donna è priva di raziocinio, della logica, del senso di equilibrio dei quali, secondo loro, l’uomo è sempre dotato. Nulla di più falso di questo argomento: l’esperienza lo insegna. La donna è dotata di queste qualità al pari dell’uomo. Non si comprende d’altra parte perché la maggiore sensibilità della donna debba essere per costoro un insormontabile ostacolo alla conciliabilità del temperamento femminile col mondo del diritto: se il raziocinio, la logica e il senso di equilibrio sono indubbiamente necessari, non si può d’altra parte negare che intuito, sensibilità, comprensione, purché non divengano debolezza, bene illuminino la via della giustizia e del diritto e che non sempre la ferrea logica, l’astrattezza del ragionamento, l’applicazione fredda della norma giuridica siano consone alla ricerca della verità e alla norma della migliore giustizia; ben lo sapevano i latini quando dicevano che spesso “summus jus” significa “summa injuria”. Giova la umana sensibilità alla giustizia, così come alla scienza di governo, oltre a una cultura storica, a una ferrea logica e a uno sviluppato raziocinio, giova l’intuito delle umane esigenze e l’acuta sensibilità del momento politico»).

 

Vita di una donna avvocato. Così è intitolata la seconda parte di questa opera che raccoglie le impressioni di una donna che inizia a svolgere la professione forense («Quasi tutte le donne che scelgono la professione forense sentono per questa una sincera inclinazione. A parte il caso di quelle che per necessità di famiglia e di circostanze – avendo il padre o il fratello o il marito avvocato – si dedicano all’avvocatura unicamente considerandola fonte di proventi economici, le altre sono quasi sempre spinte da libera decisione e dotate delle fondamentali qualità necessarie all’esercizio della professione. Nei paesi dove ancora rare sono le donne togate, alcune sono mosse principalmente dall’ambizione di eccellere in un ambiente in cui diverranno centro della generale attenzione; altre seguono invece un impulso migliore, per cui si prodigano in un vastissimo campo di esperienza sociale per la redenzione umana. Fu proprio questo fine che mi decise a scegliere la professione di avvocato e poiché ad esso meglio rispondeva il campo penale, per molti anni a questo esclusivamente mi dedicai») con una descrizione delle esperienze professionali e dell’ambiente nel quale esplica la sua attività («Ricordo però anche un altro ragazzo, cresciuto nella strada e già abituato a delinquere, il quale, dopo essersi rivolto a me per ben tre volte nel corso di un solo anno per essere assistito, in occasione dei processi, contro l’imputazione di furto con destrezza ed aver ottenuto la libertà, mi si presentò per la quarta volta perché ricercato per un nuovo reato di borseggio. Perdetti allora ogni speranza che potesse redimersi e con senso umoristico considerai l’impressione che dovevano avergli fatto i miei saggi affettuosi consigli. Volli quindi conoscere il perché della sua ostinazione a delinquere, ed ebbi questa sorprendente risposta: “fino a quando ci sarà lei, che se la prende tanto a cuore e riesce a farmi mettere in libertà, perché dovrei smettere la mia professione? Mi apparve allora con particolare evidenza come spesso l’avvocato divenga quasi complice del suo cliente: ma complice soprattutto è la società, che non è ancora riuscita a provvedere in modo che colui il quale ha commesso un primo crimine possa trovare nel lavoro e nella disciplina, attraverso istituti di rieducazione, la via della redenzione»).

 

La donna e i rapporti internazionali. Conclude il volume un capitolo sull’opera svolta dalla donna nel campo dei rapporti internazionali («Le stesse esigenze e gli stessi problemi riuniscono individui che vivono in parti opposte del globo: ed essi si domandano il perché dei confini e auspicano la unificazione dei sistemi e delle leggi che regolano i rapporti sociali. Questo auspicio è particolarmente intonato quando una donna lo pronunci, poiché si ispira ad un concetto di armonia e di amore»), particolarmente in favore della pace («Occorre rinnovare, non radicarsi nel passato ma proiettarsi nel futuro. Alla donna spetta in questo campo un ruolo importante ed è per questo che ella deve perfezionare la sua preparazione e porsi in grado di far sentire sempre più alta la sua voce: non per far tacere quella dell’uomo né per superarla, ma per rispondere all’appello dei tempi e dell’umanità»).

 

La donna giurista oggi. Rispetto alla situazione dei primi anni del dopoguerra magistralmente esposta nell’opera di Zara Olivia Algardi la condizione della donna giurista è adesso notevolmente mutata. A titolo meramente esemplificativo e limitatamente al territorio toscano, per il settore della magistratura la dott.ssa Marilena Rizzo è Presidente del Tribunale di Firenze e la dott.ssa Margherita Cassano ha recentemente lasciato la presidenza della Corte di Appello di Firenze per essere stata nominata Presidente Aggiunto della Suprema Corte di Cassazione (cfr. A. Mollica, La scalata di Cassano in Cassazione. La presidente della Corte di Appello di Firenze eletta presidente aggiunto. È la prima donna, in Corriere fiorentino del 16 luglio 2020, 9). In ambito forense, Lucia Calvosa, ordinario di Diritto Commerciale nell’Università di Pisa e avvocatessa del Foro di Pisa, è attualmente Presidente di ENI S.p.A. Quanto ai notai, la dott.ssa Valentina Rubertellli è Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato (cfr. G. Ferraino, I notai scelgono Rubertelli, prima donna alla guida, in Corriere della Sera del 7 febbraio 2021, 28, ove si legge: “per arrivare al vertice ci sono voluti quasi 100 anni da quando la prima donna è stata ammessa ad esercitare la professione di notaio”). Nell’attuale governo Draghi la prof.ssa Marta Cartabia, già Presidente della Corte Costituzionale, riveste la carica di Ministro della Giustizia. Di tali successi Zara Olivia Algardi ne sarebbe oggi sicuramente soddisfatta.