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PROFESSIONE

professione forense | 16 Dicembre 2020

Prospettive professionali alla luce delle nuove specializzazioni forensi: benvenuto “diritto dell’istruzione”

di Laura Biarella - Avvocato del Foro di Perugia e Giornalista pubblicista

In vista dei tre concorsi 2020, banditi dal Ministero dell’Istruzione per il reclutamento di quasi 78.000 docenti, sembrano promettenti le prospettive professionali per gli avvocati che intendano acquisire la “skill” in “diritto dell’istruzione”, recentissima ed innovativa specializzazione contemplata dal Decreto del Ministero della Giustizia n. 163/2020.  

“Diritto dell’istruzione”: locuzione sconosciuta al web. Ho il privilegio di utilizzare, nel presente contributo, una locuzione che solamente il legislatore ha utilizzato, in un’unica occasione, ed esattamente nel testo del Decreto cd. Specializzazioni del 2 ottobre, pubblicato nella G.U. del 13 dicembre 2020 (v. Il decreto Specializzazioni è in Gazzetta Ufficiale: ecco le principali novità) e, ovviamente, nei relativi atti preparatori. Si tratta del diritto non “alla”, bensì “della” istruzione.

L’opera di “fact and data research”, come pure il sincrono “checking”, principia sul web e, puntualmente, dai principali motori di ricerca: Google, Bing, Arianna e Google Scholar. Di “diritto dell’istruzione” non è dato rinvenire, alla data del 16 dicembre 2020, traccia alcuna sulle pagine dei risultati. Tradotto, nel linguaggio di internet, la locuzione non risulta indicizzata come keyword. Sempre in ambiente web, dai tools di ricerca, free e generalisti, approdo a quelli giuridici a pagamento, consultandone ben tre: la lista dei risultati di diritto “all’istruzione” è estesa, ma ancora nessun esito per la locuzione oggetto d’indagine. Mi viene quindi da pensare che, in occasione della rivisitazione delle specializzazioni forensi, il legislatore ha fatto tesoro dell’evoluzione registrata sui bisogni dell’utenza, nel mercato legale del Bel Paese.

Rispetto all’elencazione del 2015 sono comparse molteplici voci che postulano nozioni ed abilità (“skill”) specialistiche, e che ormai appartengono alla quotidianità della pratica legale, e che, verosimilmente per un anacronistico conservatorismo (la dottrina giuridica più ortodossa relega il diritto alla tripartizione: civile, penale, amministrativo), non avevano ancora riscosso uno specifico appellativo o, come nel caso di specie, una catalogazione all’interno di una delle tre classiche macroaree.

 

Storytelling of my personal experience. Chiedendo venia al lettore, mi prendo la licenza di far riferimento alla mia personale esperienza, avendo a disposizione pochissime fonti per allestire questo contributo (lavori parlamentari del D.M. n. 163/2020, quasi telegrafici nelle informazioni riportate, nonché qualche report di dati afferenti al macrocosmo scuola).

Aderisco, quindi, a uno dei trend più in voga tra i lawyers americani, considerando lo storytelling di ciò che effettivamente accade nelle law firms, come strumento (di analisi e comunicativo) che coinvolge l’audience. Da qualche anno collaboro con un portale di informazione scolastico-generalista (dove, a 360 gradi, si affronta, con puntuale approfondimento degli esperti, la varietà delle tematiche che involgono il comparto: politica scolastica, docenti, cronaca, didattica, e via dicendo) ed il cui numero di visitatori, delle prime video-news giuridiche da me prodotte, è risultato un’autentica sorpresa. Stessa reazione ho provato innanzi al multiforme tenore dei commenti che gli utenti (insegnanti e altri addetti scolastici, ma anche genitori ed alunni) avevano editato sulla relativa pagina Facebook, dove ogni cortometraggio veniva puntualmente postato.

Le circostanze mi indussero ad esprimere un giudizio, rimasto inalterato negli anni che sono seguiti a quel memorabile esordio: gli operatori scolastici rappresentano una vera e propria “popolazione”, numerosissima e dotata di una propria identità, culturale e statutaria (la legislazione scolastica è vasta, e retta da principi propri). Nell’evolversi della collaborazione i referenti redazionali mi chiesero di unire, alla normativa (copiosissima) che raccontavo in video, dei testi giornalistici scritti, di taglio informativo-divulgativo, sulle tematiche giudiziarie trattate nel mondo-scuola e, più in particolare, su ciò che, pressoché con cadenza quotidiana, sentenziava la giustizia, sia amministrativa che ordinaria. Ancora una volta, sopraggiungeva l’effetto sorpresa: nei primi approcci di ricerca presi atto che il numero delle pronunce, pubblicate dai Tar, dal Consiglio di Stato, dai Tribunali e dalla Corte di Cassazione, e che vedevano come parte, non solo passiva (anche attiva, specie in sede d’appello innanzi al Consiglio di Stato) il MIUR (che, dopo il restyling di quasi un anno fa, risulta sdoppiato in due Dicasteri: Ministero dell’Istruzione e Ministero dell’Università), era esorbitante. Ulteriore circostanza inaspettata, al pari di quelle già descritte, fu la varietà delle tematiche trattate nei giudizi: concorsi, graduatorie, trattamenti economici, sostegno disabili, mancate ammissioni alle classi successive, e molto altro.

 

Il d.m. Giustizia n. 163. Sulla relazione illustrativa al Decreto del Ministero Giustizia 1 ottobre 2020, n. 163 (pubblicato il 12 dicembre 2020) si legge che il settore di specializzazione del diritto amministrativo è stato integrato in accoglimento di alcune indicazioni contenute nel parere interlocutorio del Consiglio di Stato, con riferimento ad alcuni indirizzi «in relazione alla corrente evoluzione della specializzazione dell’offerta dei servizi legali», quali appunto il diritto dei beni culturali, il diritto dell’energia, il diritto dell’istruzione. Più propriamente, come anche si evince dall’analisi tecnico-normativa (ATN), il nuovo elenco, modificato e integrato rispetto a quello del d.m. n. 144/2015 (in accoglimento di alcune osservazioni formulate dalla Sezione Consultiva per gli Atti Normativi del Consiglio di Stato, nel parere interlocutorio n. 1347/2019), enumera i settori di specializzazione e li delimita sulla base di una preliminare ricognizione di quelli maggiormente rilevanti alla luce della più recente evoluzione nell’offerta e nella domanda di servizi legali specializzati.

In questo frangente, sembra che il legislatore, preso atto dell’attuale status quo della professione forense, si sia ispirato alla cd. “ricetta keynesiana”: quando sussistono squilibri sul mercato (leggasi, un’evidente crisi sia economica che culturale, pur se, essendo l’indole autonoma e libero-professionale, non è possibile far riferimento al termine “disoccupazione”, nonostante risultino operative, a beneficio della classe forense, alcune forme di ammortizzatore sociale) la teoria di Keynes consiglia di agire sulla domanda aggregata. Più propriamente lo Stato, impiegando in modo adeguato gli strumenti di politica fiscale, ma anche normativa, può far sì che si realizzino livelli più elevati di “produzione” e quindi anche di occupazione.

Questa potrebbe essere una, tra le tante letture, da assegnare alla comparsa del “diritto dell’istruzione” tra le categorie di specializzazione forense e, come già rilevato all’esordio di questo pezzo, prima ancora che il medesimo fosse apparso negli algoritmi del web. Non ci resta che analizzare le potenzialità, squisitamente operative, di questa disciplina (così appunto possiamo definirla, dopo l’ufficialità del 12 dicembre).

 

Quanti sono gli insegnanti? Dal Focus “Principali dati della scuola - Avvio Anno Scolastico 2019/2020”, pubblicato dal MIUR (Gestione Patrimonio Informativo e Statistica) nel settembre 2019, è emerso che i posti istituiti per l’anno scolastico 2019/2020 sono stati, complessivamente, 684.880 comuni, nonché 150.609 di sostegno. Altri 78.000 circa ne verranno reclutati coi concorsi banditi nel 2020.

 

Quanti sono gli alunni? Nell’anno scolastico 2019/2020, 369.769 classi di scuola statale hanno accolto 7.599.259 studenti (dei quali 2.626.226 nelle scuole secondarie di II grado statali), mentre gli alunni delle scuole paritarie, nell’anno scolastico precedente (a.s. 2018/2019) sono risultati 866.805.

 

Quanti sono i Dirigenti Scolastici? Il d.m. 8 maggio 2019, n. 405, ha stabilito l’organico dei dirigenti delle istituzioni scolastiche per l’anno 2019/2020, indicando 7.859 posti.

 

Quanti sono gli ATA? Il Ministero dell’Istruzione, attraverso la nota 12598 del 21 maggio 2020, ha trasmesso agli Uffici scolastici regionali (USR) lo Schema di Decreto Interministeriale con allegate le tabelle in ordine alle dotazioni organiche del personale ATA per l’anno scolastico 2020/2021. Da tale materiale si evince una consistenza complessiva, di dotazioni organiche, a livello nazionale, pari a 203.360 posti.

 

Quante sono le pronunce giurisdizionali che vedono come parte il MIUR? In assenza di report in ambito di giurisdizione scolastica, procedo a interrogare gli strumenti di ricerca gratuiti messi a disposizione da due tra i principali portali istituzionali della giustizia, rintracciando i seguenti open data.

 

Alla data del 16 dicembre 2020, si registrano 192 pronunce (150 Ordinanze, 1 Ordinanza Interlocutoria, 41 sentenze) pubblicate sulla banca dati della Corte di Cassazione (http://www.italgiure.giustizia.it/sncass/), ed afferenti all’anno 2020, distinte per Sezione:

- seconda: 1

- terza: 2

- quinta: 2

- sesta: 75

- lavoro: 104

- unite: 8

Nel 2019, complessivamente, erano state 139.

 

Alla stessa data (16 dicembre), sul campo di ricerca messo a disposizione dal portale https://www.giustizia-amministrativa.it/, optando per il termine di ricerca “MIUR”, si registrano, sempre riferite all’anno corrente, i seguenti risultati:

- 1129 al Consiglio di Stato

- 2494 al Tar Lazio-Roma

- 7 al Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana

- 43 al Tar Lombardia-Milano

 

Diritto dell’Istruzione: quale relazione col diritto scolastico? Tornando ad investigare sui principali motori di ricerca generalisti del web (Google & co.) emerge che un cospicuo numero di studi legali offre consulenza legale ed assistenza giudiziaria nel settore “scuola”, specificando l’indole dei relativi servizi professionali tramite l’espressione “diritto scolastico”. Ulteriormente, curiosando tra i portali delle law firms, nessun risultato corrisponde a diritto “dell’istruzione”. A parere di chi scrive, il legislatore, che ha enumerato il diritto “dell’istruzione” tra le specializzazioni forensi di area amministrativa, lo ha distinto da quello che, nella pratica dei law office, si è distinto come “scolastico”.

Ad ogni buon conto, cercando di trarre le somme di questa bizzarra ricerca empirica, il diritto scolastico rappresenta un’entità generica, in quanto involge problematiche anche di carattere penale e civile e, sempre nel contesto pragmatico, comprende quello che il legislatore ha catalogato, limitandolo alla nicchia amministrativa, come “diritto dell’istruzione”.

Va infatti osservato che le questioni scolastiche, oltre che molteplici, presentano tematiche variegate. Una tra tutte, la responsabilità ex comma 2 dell’art. 2048 c.c. (“I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”), come pure tutte le implicazioni penalistiche (ampliamente, si veda Caragliu, Dotti, Lo statuto Penale della Scuola, 2010) ipotizzabili nel circuito scuola (dall’abuso dei mezzi di correzione e di disciplina, ai reati di falso, fino ai delitti contro l’amministrazione della giustizia).

Per l’effetto, in assenza di indicazioni istituzionali, appare coerente (con le indicazioni reperite sia sui documenti ufficiali come D.M. e atti preparatori, che sul web) concludere che il legislatore abbia inteso la “visionaria” specializzazione forense di “diritto dell’istruzione”, come involgente unicamente le questioni, giuridiche e giudiziarie, del settore amministrativo (bandi di concorso, verbali di mancata ammissione alle classi successive, graduatorie del personale, PEI, POF, e via dicendo), mentre le restanti questioni di diritto, per così dire “scolastico”, sono state riservate agli avvocati specialisti in diritto penale (si pensi, a mero titolo esemplificativo, alle fattispecie di bullismo e/o cyberbullismo tra compagni di classe, con buona probabilità di competenza del Tribunale dei Minorenni) e civile (ad esempio, fattispecie di responsabilità degli insegnanti per omessa sorveglianza).

 

Opportunità professionali. Dai dati ricavati dalle riportate fonti, attinte per redigere il presente contributo, e dalle quali emerge l’ingente contenzioso attualmente in essere, sembra agevole trarre una conclusione: per gli avvocati che ambiscano alla “skill” in diritto dell’istruzione, la potenziale clientela è elevatissima. Nella futuribile prospettiva, limitandoci ai ruoli di docente, da reclutare nei prossimi mesi, si contano le seguenti unità:

- 32.000 dal bando di concorso “straordinario” per la scuola secondaria di I e II grado (le cui prove risultano sospese per l’emergenza sanitaria),

- 33.000 dal bando di concorso “ordinario” per la scuola secondaria di I e II grado,

- 12.863 dal bando di concorso ordinario infanzia e primaria.