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PROFESSIONE

mediazione | 20 Aprile 2020

La mediazione come speranza anche per superare l’emergenza

di Fabio Valerini - Avvocato cassazionista, Dottore di ricerca nell'Università di Roma Tor Vergata

Qualche giorno fa è stato pubblicato il Manifesto della Giustizia Complementare alla Giurisdizione che ha avuto una positiva e convinta approvazione e ha ottenuto un sostegno da parte dell’accademia, dell’avvocatura, della magistratura e del mondo imprenditoriale: siamo in presenza di un nuovo passo nell’approccio ai sistemi alternativi di risoluzione delle controversie. Ne parliamo con la professoressa Paola Lucarelli, coordinatrice del Tavolo Tecnico sulle procedure stragiudiziali in materia civile e commerciale costituito presso il Ministero della Giustizia nel dicembre 2019.

Si tratta del Tavolo voluto dal Ministro Bonafede con il compito di promuovere la materia dell’ADR secondo un modello moderno ed efficiente e favorendo la circolazione delle buone prassi in tutto il territorio nazionale e a livello europeo.
Tra le buone prassi da valorizzare il posto d’onore sicuramente lo ha il progetto fiorentino – citato anche dall’annuale rapporto Doing business - che prevede che giovani borsisti affianchino i giudici nell’esaminare il contenzioso per valutare quali cause si prestino meglio ad essere inviate in mediazione: in un anno 10 borsisti hanno aiutato 22 giudici studiando 6000 fascicoli e proponendo ai giudici l’invio in mediazione in 1200 casi di cui ben 500 conclusi positivamente fuori dal tribunale.
Ma vediamo nel dettaglio, ringraziando la professoressa Lucarelli per la disponibilità, come procedono i lavori del Tavolo.

 

Professoressa, come nasce l’idea del Manifesto della Giustizia Complementare alla Giurisdizione?
Abbiamo da subito avviato i lavori del Tavolo per individuare il programma necessario per raggiungere l’obiettivo che ci è stato assegnato: arrivare ad un modello moderno ed efficiente della soluzione dei conflitti perseguendo non soltanto l’innovazione tramite la circolazione di nuove pratiche, ma anche la deflazione del contenzioso.
Senonché, durante i lavori, è arrivata l’emergenza: gli esperti membri del Tavolo hanno convenuto sull’idea che la mediazione potesse rappresentare, specialmente in questo momento, l’opportunità per far fronte anche alla sostanziale chiusura del “sistema giustizia” e, quindi, alla mancata risposta che i cittadini, le imprese e le pubbliche amministrazioni chiedono ai tribunali.
E infatti, avevamo la certezza che qualcosa si potesse fare anche nella situazione in cui ci siamo tutti trovati: avevamo davanti a noi una riposta certa concreta e pronta con la mediazione perché restituisce la soluzione del conflitto ai protagonisti, è già disciplinata e praticata oramai da tempo ed è una pratica che si può svolgere anche a distanza avvalendoci delle piattaforme che oggi sono diventate familiari per il lavoro, la scuola e il processo.
È una risposta concreta perché scende nelle motivazioni del conflitto e lavora sugli interessi, è una risposta certa perché ci sono gli avvocati e c’è un mediatore professionale.
Il Manifesto, per la sua semplicità, per il suo messaggio di mettere la mediazione a servizio anche dell’emergenza e per la sintesi dei valori che rappresenta, ha ottenuto il sostegno convinto di molte personalità dell’Accademia, della Giustizia, del mondo delle Imprese (come Unioncamere) e dell’Avvocatura (con il Consiglio Nazionale Forense che ha condiviso tutta la linea: anche perché la professione può trovare nuovi spazi).

 

Professoressa, il Manifesto contiene un appello a comportamenti certamente virtuosi ed auspicabili, ma anche indeterminati: non si corre il rischio che rimanga soltanto un autorevole e condiviso appello?
Il Manifesto è una delle parti dei lavori del Tavolo. Prima di tutto abbiamo voluto mettere in evidenza quali sono i valori in gioco nella mediazione e la necessità che tutti gli attori si siedano al tavolo della negoziazione convinti di partecipare ad un’attività che può dare una risposta ai cittadini e alle imprese, specialmente, nel momento di emergenza che stiamo vivendo.
Fino ad ora non si è mai aperta la finestra sulla mediazione come pratica realmente complementare al sistema giustizia: ora con la paura di entrare nel vuoto della giustizia “sospesa” o “rinviata” in attesa di ripresa e che sarà difficilmente sostenibile anche per la conflittualità che deriverà dalla mancanza di liquidità, serve gestire il contenzioso in maniera efficace.
L’emergenza richiede oggi una risposta più urgente che mai: gestire presto e bene la relazione conflittuale trovando una soluzione adeguata: la prospettiva non è più quella di una volta, la mediazione non può più essere vista soltanto come un passaggio vuoto di sostanza, ma come importante opportunità.

 

Quali sono gli strumenti normativi che il Tavolo ha già immaginato per riempire di contenuti l’appello?
Il Manifesto rappresenta la base per lanciare un messaggio culturale (che peraltro è stato ampiamente condiviso e sostenuto), ma intende perseguire un concreto obiettivo che è quello di valorizzare la mediazione operando già a livello della decretazione d’urgenza per quanto possibile.
Le linee direttrici lungo le quali ci si intende muovere sono principalmente quattro.
La prima riguarda le modalità tecniche attraverso cui si svolge la mediazione: si favorisce la possibilità di svolgere gli incontri in videoconferenza.
La seconda riguarda i benefici fiscali per cittadini e imprese: in un momento in cui c’è crisi di liquidità occorre agire riconoscendo a chi si avvale della mediazione un credito di imposta per le spese di mediazione e incrementare l’esonero dall’imposta di registro per l’accordo di conciliazione raggiunto.
La terza riguarda la valorizzazione della mediazione anche per la pubblica amministrazione incidendo sulle ipotesi di responsabilità di chi tratta in nome e per conto dell’amministrazione.
La quarta riguarda il raccordo tra l’attività giurisdizionale e la mediazione in questo momento di ripresa dell’attività giudiziaria: si vuole valorizzare il ruolo della mediazione demandata consentendo al giudice di rinviare le parti in mediazione anche fuori udienza, ad esempio, con il provvedimento di rinvio dell’udienza.
Così si potrà sfruttare il tempo del rinvio appoggiandosi alla mediazione, alle sue potenzialità e complementarietà, indirizzando le parti ai loro veri interessi, dimostrando la fiducia nella mediazione.

 

Pensa che la mediazione e gli strumenti di risoluzione delle controversie siano utili al superamento della fase emergenziale?
Certamente, in questo momento di emergenza c’è la consapevolezza della inadeguatezza della risposta giudiziaria ed occorre trovare un luogo dove cittadini e imprese possano trovare risposte e andare avanti.
In questo momento si deve puntare ad estendere il tentativo obbligatorio di mediazione anche alle obbligazioni contrattuali in modo che il contenzioso, compreso quello che deriva dai problemi di impossibilità o eccessiva onerosità della prestazione, possa essere gestito subito, valorizzando gli interessi e trovando soluzioni adeguate alla crisi della relazione. Qui si tratta di “accompagnare” le parti in mediazione perché non c’è ancora una cultura radicata della rinegoziazione commerciale, non c’è una maturità collettiva (come altrove si è detto) che permetterebbe di farlo spontaneamente. Ora c’è bisogno di stimolare questa cultura.
Peraltro, le controversie che nasceranno sugli effetti delle misure di contenimento sui contratti non possono certamente attendere i tempi della giurisdizione e soprattutto le sue soluzioni che potranno essere tutt’al più demolitorie del contratto: con la mediazione si rinegozia valorizzando gli interessi.
Non si può pensare di lasciare soli i cittadini e le imprese: occorre che il diritto li conduca nella dimensione che richiede consapevolezza, responsabilità, autonomia nella gestione della crisi e del cambiamento.
Così il legislatore avrà protetto i cittadini e le imprese, ma avrà anche lanciato il volano della rinascita delle relazioni sociali, perché, come dice il Manifesto, la coesione sociale, esito tipico della mediazione, è il presupposto della rinascita anche economica del Paese.