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PROFESSIONE

dall’editore | 13 Marzo 2020

Ricordando Alessandro Criscuolo

di Giovanni Amoroso - Giudice della Corte Costituzionale

Alessandro Criscuolo, giudice e poi Presidente della Corte Costituzionale, si è spento a Napoli il 10 marzo scorso con il conforto degli affetti dei familiari.

È stato un magistrato a tutto tondo avendo percorso nella magistratura un po’ tutte le esperienze possibili per un magistrato ordinario, quale era dal 1964, tra i primi del suo concorso. È stato pretore, giudice di tribunale, giudice della corte d’appello, giudice della Corte di Cassazione. È stato presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati e componente del Consiglio Superiore della Magistratura.
È stato giudice civile, da ultimo presidente della prima sezione Civile della Corte di Cassazione. È stato giudice penale, presidente della sesta sezione Penale.
Fu eletto giudice costituzionale il 28 ottobre 2008 con ampia maggioranza al primo turno senza ballottaggio; ciò non accadeva da molti anni. Ci fu – ricordo – una sorta di investitura corale. Alessandro Criscuolo era predestinato a quella carica perché da tutti ritenuto il miglior magistrato che potesse esprimere la Corte di Cassazione.
Era amato e ben voluto dai colleghi. Giurista profondo e raffinato, era un punto di riferimento per tutti. Sempre sorridente, amichevole, aperto all’ascolto.
È poi stato giudice costituzionale fino a quando è stato eletto presidente di quella Corte. La sua vastissima esperienza di giurista gli ha consentito di padroneggiare con competenza le più varie materie dove si ricordano importanti sentenze di cui è stato redattore (tra le tante, quelle in materia di famiglia, di protezione sociale, di tutela giurisdizionale). Ha guidato la Corte costituzionale con saggezza e prudenza.
La sua superiorità intellettuale, anche quando ha ricoperto da ultimo un carica istituzionale così elevata, non faceva velo alla sua modestia naturale e autentica: l’umiltà di chi, avendo avuto qualche talento in più, ha voluto e saputo spenderlo in una vita dedicata alle istituzioni e quindi al bene comune.