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Notizie a cura di La Stampa.it |
PROFESSIONE

professione forense | 05 Novembre 2019

L’avvocato ha l’obbligo di fatturare tempestivamente i compensi percepiti

di La Redazione

In tema di fatturazione dei compensi, l’avvocato ha l’obbligo di emettere fattura tempestiva e contestuale alla riscossione dei compensi percepiti, a nulla rilevando l’eventuale ritardo nell’adempimento. La violazione di tale obbligo è sanzionata dagli artt. 16 e 29 del codice deontologico forense.

(Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 1/19; depositata il 27 febbraio)

Lo ha ribadito il Consiglio Nazionale Forense con sentenza n. 1/19 depositata il 4 novembre.

 

Il caso. A fronte dell’esposto con cui il cliente segnalava i due avvocati che, nell’ambito di una procedura stragiudiziale volta all’estinzione di un mutuo bancario, avevano trattenuto indebitamente, a titolo di rimborso spese legali, parte delle somme ricevute per l’ammortamento del mutuo, il COA di Milano deliberava l’apertura del procedimento disciplinare. Al termine dell’istruttoria, gli avvocati venivano ritenuti responsabili, oltre che per non aver fornito regolare rendiconto della gestione della somma ricevuta dal cliente, per non aver emesso regolare fattura per gli importi incassati a titolo di rimborso spese legali. Avverso tale decisione, i due avvocati propongono ricorso dinanzi al CNF.

 

Presunzione di colpa. Con riferimento al profilo della mancata fatturazione dei compensi professionali trattenuti, il Consiglio Nazionale Forense ribadisce che per l’imputabilità dell’infrazione disciplinare non è necessaria la consapevolezza dell’illegittimità dell’azione, dolo generico o specifico, ma è sufficiente solo la volontarietà, o suitas, con la quale è stato compiuto l’atto deontologicamente scorretto.
Infatti, secondo la Cassazione, in materia di illeciti disciplinari, la coscienza e volontà delle azioni o omissioni consistono nel dominio anche solo potenziale dell’azione o omissione, che possa essere impedita con uno sforzo del volere e sia quindi attribuibile alla volontà del soggetto. Ciò fonda la presunzione di colpa per l’atto sconveniente o vietato a carico di chi lo abbia commesso, lasciando a quest’ultimo l’onere di provare di aver agito senza colpa. Pertanto, l’agente resta scriminato solo se vi sia errore inevitabile, cioè non superabile con l’uso della normale diligenza, oppure se intervengono cause esterne. Ne consegue che non si può parlare d’imperizia incolpevole laddove il professionista legale sia in grado di conoscere e interpretare correttamente l’ordinamento giudiziario e forense.

 

Obbligo di fatturazione tempestiva dei compensi percepiti. Nella fattispecie, alla luce della complessiva ricostruzione dei fatti, il CNF ritiene che sotto il profilo che qui interessa il ricorso non sia meritevole di accoglimento. Infatti, secondo il Consiglio, l’avvocato ha l’obbligo, sanzionato dagli artt. 16 e 29 cod. deon., di emettere fattura tempestivamente e contestualmente alla riscossione dei compensi, a nulla rilevando l’eventuale ritardo nell’adempimento, non preso in considerazione né dal codice deontologico forense, né dal d.P.R. n. 633/1972.