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PROFESSIONE

elezioni dei consigli | 18 Giugno 2019

Per la Consulta è legittimo il limite del doppio mandato per le elezioni forensi

Intervista all’avvocato Fabio Valerini

di Attilio Ievolella

Sacrosanto il limite del doppio mandato consecutivo per gli avvocati aspiranti al ruolo di consigliere dell’Ordine. A sancirlo in maniera netta, questo pomeriggio, i Giudici della Corte Costituzionale, che hanno preso in esame la questione sollevata dal Consiglio Nazionale Forense sulla legittimità (e sull’applicabilità) del cosiddetto “divieto del terzo mandato consecutivo” fissato dalla legge n. 113/2017.  

Casus belli, sollevato da alcuni legali – rappresentati dall’avvocato Fabio Valerini – a La Spezia, la candidatura e la elezione – contestata – nel gennaio del 2019 di alcuni candidati che avevano già svolto il ruolo di consiglieri per i due quadrienni precedenti.
Per i legali rappresentati da Valerini era evidente l’illegittimità a priori di quelle candidature. E questa osservazione è stata ritenuta legittima ora dalla Corte Costituzionale, che ha respinto, come detto, le obiezioni proposte dal Consiglio Nazionale Forense, e ha sancito «la legittimità costituzionale del divieto del terzo mandato consecutivo dei componenti dei Consigli circondariali forensi, previsto dalla legge n. 113/2017». In sostanza, i Giudici hanno escluso che «il divieto in questione – il quale comunque consente la ricandidabilità dopo un quadriennio di sosta – violi il diritto di elettorato passivo degli iscritti» e hanno considerato che «la norma censurata realizza un ragionevole bilanciamento con le esigenze di rinnovamento e di parità nell’accesso alle cariche forensi».
Va aggiunto, comunque, che la Corte ha anche ritenuto che «la disposizione censurata non ha carattere retroattivo, come già affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza n. 32781/2018».
Netta, quindi, la posizione assunta dai Giudici costituzionali, anche se sarà necessario attendere qualche settimana per conoscere le motivazioni della decisione.
Intanto, a botta calda, abbiamo chiesto un commento all’avvocato Fabio Valerini.

 

Allora, avvocato Valerini, qual è la sua primissima reazione alla decisione della Consulta?

«La Corte ha riconosciuto che i dubbi di costituzionalità sollevati dal Consiglio Nazionale Forense non erano fondati e, quindi, che la scelta del legislatore del 2017 e della Corte di Cassazione che a Sezioni Unite avevano affermato l’immediata applicabilità della nuova normativa sul divieto di un terzo mandato consecutivo non è in contrasto con la Costituzione.
Non c’è nessuna compressione di diritti di nessun tipo, ma il bilanciamento effettuato dal legislatore con una scelta che, come ha sottolineato anche l’Avvocatura dello Stato, spetta soltanto al Parlamento».

 

Cosa comporta questa decisione?

«Questa decisione conferma che la tesi che i ricorrenti avevano portato avanti poggia su una norma (quella sul divieto di ricandidatura dopo un doppio mandato consecutivo) non illegittima in quanto volta a tutelare al massimo grado la competizione elettorale per l’ordine forense. La norma serve a favorire il ricambio nell’ambito del Consiglio dell’Ordine e pari possibilità a tutti quelli che intendono candidarsi. Peraltro, ci tengo a sottolinearlo, la richiesta di applicazione di questa norma non è mai stata intesa come giudizio sull’operato di chi aveva svolto già due mandati consecutivi: quegli avvocati avevano operato nell’interesse degli avvocati e potranno, se vorranno, ricandidarsi dopo il periodo cuscinetto. Quando si parla di rendita di posizione che la legge vuole superare è soltanto la maggiore conoscenza che l’elettore ha di colui che è già in carica rispetto ad uno che si presenta per la prima volta».

 

Che valore ha il vincolo del doppio mandato per la rappresentatività degli avvocati?

«La regola del divieto di ricandidarsi dopo due mandati consecutivi svolge un ruolo fondamentale per garantire a tutti eguali condizioni di partenza nella competizione elettorale: si tratta di una norma che possiamo definire socialmente tipica perché riguarda molti altri ordini professionali e anche altre realtà come quella delle associazioni e della politica. Una norma che serve per favorire il ricambio nella rappresentanza e quindi più rappresentatività a tutela di tutti».

 

Ora quali sono i passaggi successivi da compiere e quali le conseguenze per gli Ordini, a partire di quello de La Spezia?

«Una volta depositata la sentenza della Corte, il processo attualmente sospeso davanti al Consiglio Nazionale Forense riprenderà il suo corso. Nel nostro caso avevamo chiesto, oltre alla tutela cautelare (sulla quale il Consiglio Nazionale Forense non si è mai espresso nonostante il Procuratore Generale presso la Cassazione avesse concluso positivamente al riguardo), la dichiarazione di non eleggibilità di quanti avevano già svolto due mandati consecutivi e anche lo scorrimento degli eletti per la necessaria integrazione del Consiglio dell’Ordine come previsto dalla legge.
Non è escluso che, salvo che il Consiglio non decida immediatamente, chiederemo nuovamente la tutela cautelare poiché, a questo punto, il quadro normativo è stato definitivamente chiarito e occorre che l’Ordine sia compiutamente e validamente costituito».

 

Da La Spezia il discorso si allarga a tutt’Italia: quali sono gli scenari?

«Gli scenari cambiano a seconda delle situazioni. Ci sono ordini le cui elezioni erano state oggetto di ricorso al Consiglio Nazionale Forense: al netto di altri profili propri di ciascun ricorso, riprenderanno i vari giudizi verso la dichiarazione di ineleggibilità dovendo il Consiglio nazionale forense applicare la norma che ha passato il vaglio di costituzionalità.
Per quegli Ordini che ancora non hanno svolto le elezioni, magari perché le hanno rinviate in attesa della sentenza della Corte, si svolgerà il regolare procedimento elettorale dove la Commissione elettorale dovrà escludere quegli avvocati che si erano presentati nonostante avessero già svolto il doppio mandato consecutivo».

 



Qui il comunicato ufficiale della Corte Costituzionale