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PROFESSIONE

disciplinare avvocati | 08 Marzo 2018

Per le sanzioni disciplinari irrogabili all’avvocato rilevano le condotte successive alle violazioni contestate

Il Consiglio Nazionale Forense, in seguito alla condotta interruttiva dell’attività pubblicitaria posta in essere da un legale in violazione delle norme del codice deontologico, ha riconosciuto l’«efficacia diminuente» di tali condotte rispetto alle sanzioni irrogabili.

(Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 208/17; depositata il 18 dicembre)

Così il Consiglio Nazionale Forense con sentenza n. 208/17, depositata il 18 dicembre.

Il caso. Il COA di Napoli, in seguito alla diffusione, da parte di un legale, di messaggi pubblicitari su quotidiani locali e tramite l’affissione di manifesti, irrogava allo stesso la sanzione della censura per pubblicità «elogiativa», «comparativa», «ingannevole» e «suggestiva», nonostante il legale avesse, nelle more della citazione a comparire innanzi al COA, «provveduto alla immediata interruzione di ogni attività così come contestatagli, facendo tra l’altro, rimuovere con tempestività i manifesti dalle pubbliche vie e non effettuando ulteriori pubblicazioni sul quotidiano».
Il legale incolpato, inoltre, dichiarava di essere incorso in errore nell'interpretazione delle disposizioni del codice deontologico, le quali erano in quel periodo in corso di modificazione.
Avverso la decisione del COA di Napoli il legale incolpato ricorre innanzi al Consiglio Nazionale Forense depositando memoria contenete richiesta di applicazione della sanzione più lieve dell’avvertimento, in considerazione della condotta tenuta e del proprio riconoscimento degli errori commessi.

Il comportamento dell’incolpato. Il Consiglio Nazionale Forense, pur rilevando la responsabilità del legale ai sensi dell’art. 35 c.d.f., evidenzia non solo il rilievo del «pronto ripensamento con conseguente interruzione della campagna pubblicitaria», ma anche l’ammissione, da parte del legale, di un equivoco nell’interpretazione normativa nel periodo di commissione del fatto. Difatti, il Consiglio riconosce che «le nuove norme in materia di pubblicità hanno attraversato una fase applicativa iniziale nella quale non erano mancate interpretazioni erronee dovute alla necessità di adeguamento ai provvedimenti legislativi che si sono susseguiti».
Pertanto, avendo avuto il comportamento dell’incolpato, successivamente all’apertura del procedimento disciplinare un «indubbio rilievo per la quantificazione della sanzione da applicarsi», il Consiglio Nazionale Forense riconosce, ai sensi dell’art. 22, comma 3, lett. a), c.d.f., «efficacia diminuente alle circostanze sopra richiamate così da determinare la sanzione da infliggersi in quella dell’avvertimento».