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Notizie a cura di La Stampa.it |
PROFESSIONE

apertura dell’anno giudiziario | 26 Gennaio 2018

Anno giudiziario: giustizia, nuovi fenomeni e vecchi obiettivi

Aperto ufficialmente stamane l’anno giudiziario

Il Primo Presidente Mammone ha lanciato l’allarme per i tanti casi di violenza, sia nel mondo reale che sul web. Per rispondere serve una giustizia che funzioni e dia certezze e garanzie ai cittadini.

Quali sono le condizioni della giustizia italiana? Questa la domanda che tradizionalmente caratterizza la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario in Cassazione. Il compito di provare a rispondere, questa volta, è toccato a Giovanni Mammone, da poche settimane primo presidente della Suprema Corte, ponendo in evidenza alcuni fenomeni emersi dalla cruda «realtà giudiziaria».

Fenomeni. E il quadro tracciato non pare affatto rassicurante, anche considerando i casi di cronaca che quotidianamente catturano l’attenzione dell’opinione pubblica... Non a caso, Mammone ha parlato di «abuso dei mezzi di comunicazione e degli strumenti di partecipazione sociale messi a disposizione dalla rete», si è poi soffermato sul settore delle «frodi informatiche», ha posto in evidenza quindi «il fenomeno del femminicidio», ha lanciato l’allarme per «le aggressioni violente e immotivate messe in atto da giovanissimi ai danni di coetanei» e ha infine messo sul tavolo «l’aumento del numero dei procedimenti per reati contro la libertà sessuale e per atteggiamenti persecutori (il cosiddetto stalking) contro il partner».
Oggi come oggi, nel terzo millennio, la giustizia deve fronteggiare vicende che fanno emergere in maniera clamorosa l’antica bestialità dell’essere umano, seppur espressa con mezzi modernissimi. Quale può essere la reazione? Per Mammone «la risposta esclusivamente repressiva si rivela inefficace». Cioè, detto in parole povere, la giustizia deve svolgere il proprio compito, emettere giudizi, pronunciare condanne, ma allo stesso tempo deve anche lo Stato farsi sentire presente.
Obiettivo comune è, secondo Mammone, «certezza del diritto» e «garanzie per i cittadini».

Operatività. Oltre a questo spunto di riflessione, la cerimonia – che è stata dedicata ai settant’anni della Costituzione, assieme al terribile ricordo degli ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali, e a cui hanno presenziato anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il Presidente della Camera, Laura Boldrini, e il Presidente del Senato, Pietro Grasso – ha avuto, come sempre, anche una caratterizzazione più tecnica, con relazioni dedicate più strettamente all’operatività della giustizia in Italia, con particolare riferimento alla Corte di Cassazione. Non a caso, il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini, ha sottolineato che nelle aule del ‘Palazzaccio’ a Roma «passa la concreta possibilità di stabilizzare lo sviluppo del sistema giuridico italiano, fornendo certezza del diritto», partendo dai «principi del giusto processo e della sua ragionevole durata». E sulla stessa lunghezza d’onda si è piazzato anche il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il quale ha parlato, numeri alla mano, di segnali positivi: «riduzione delle cause civili pendenti; riduzione della popolazione detenuta; riduzione netta delle pendenze di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo; aumenti del bilancio della Giustizia e dell’investimento per la ‘rivoluzione digitale’; inversione del trend negativo relativo al personale amministrativo».
Tra qualche mese ci sarà però un cambio di legislatura. Con quali prospettive? A rispondere è stato proprio Orlando: «Le riforme di questi anni indicano non solo un cambio di passo, ma un percorso ben definito su cui è auspicabile evitare incertezze e ripensamenti».
Tecnica e corposa, poi, la relazione del Procuratore Generale della Corte di Cassazione, Riccardo Fuzio, anch’egli, come Mammone, da pochissimo in carica e quindi all’esordio assoluto all’apertura dell’anno giudiziario. Ma Fuzio si è soffermato, in particolare, sulla figura del giudice e sulla necessità di «impedire un eventuale processo di deresponsabilizzazione del ruolo del magistrato», anche alla luce di «alcuni comportamenti che sfuggono alle fattispecie di illecito tipizzate, nonostante il disvalore deontologico socialmente percepito, e che possono alimentare una minore considerazione dei cittadini verso l’amministrazione della giustizia. Per questa ragione è necessario un completamento dell’attuale Codice disciplinare». E a questo proposito Fuzio non ha dimenticato «la riflessione già avviata in sede associativa in tema di uso dei social network», visti gli errori commessi on line da qualche giudice.
Dall’Avvocato Generale dello Stato, Massimo Massella Ducci Teri, è arrivata la segnalazione dei risultati positivi ottenuti dalla Corte di Cassazione nel 2017 – sotto la guida del primo presidente Giovanni Canzio –, e subito dopo la conferma della disponibilità ad «offrire il proprio impegno e la propria collaborazione alle iniziative volte a rendere più efficiente la ‘macchina giustizia’».
Ultimo in ordine di apparizione, infine, il presidente del Consiglio Nazionale Forense, l’avvocato Andrea Mascherin, il quale ha sostenuto che «magistrati e avvocati devono rivendicare e difendere insieme la condizione, non rinunciabile, della piena indipendenza della attività giurisdizionale, indipendenza dagli altri poteri dello Stato, ma anche da altre forme di possibile condizionamento». Quest’ultimo passaggio, ha spiegato, è riferito «a un certo sistema mediatico, che trasformando il processo in occasione di profitto, finisce con il banalizzarne e delegittimarne la funzione» e «alla tendenza generalizzata ad anteporre obiettivi economici o finanziari alla necessaria qualità del processo».
A chiudere, ovviamente, il primo presidente Mammone, che ha ufficialmente dichiarato «aperto l’anno giudiziario», sotto gli occhi di alcuni studenti – del Liceo Classico ‘Dante Alighieri’ di Roma –, che hanno potuto assistere alla cerimonia – per la prima volta nella storia – nell’aula magna del ‘Palazzaccio’, grazie all’azione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Numeri. Pur a fronte di un anno, il 2017, positivo, la Corte di Cassazione continua a dover fare i conti, ha ammesso Mammone, con un problema cronico: «la quantità dei nuovi ricorsi – sia civili che penali – che vengono iscritti ogni anno, quantità veramente abnorme per una Corte che è deputata a realizzare l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, e il cui intervento dovrebbe essere caratterizzato dalla importanza delle questioni trattate e dal rigore nomofilattico delle sue pronunzie e non dall’esigenza di esaurire gli imponenti numeri del contenzioso di carattere routinario».
In particolare, nel settore Civile è alto il numero dei procedimenti pendenti a causa della sperequazione numerica e contenutistica esistente nell’ambito dei nuovi ricorsi, che ogni anno per la maggioranza (11.378 nel 2017, pari al 37,55% del totale) affluiscono alla sezione Tributaria. Non a caso, l’arretrato del settore Civile risulta in maniera crescente intestato alla sezione Tributaria, alla quale sola alla fine del 2017 è da ascrivere la percentuale del 49% dei ricorsi in attesa di decisione. Non a caso, a fronte di una pendenza complessiva sostanzialmente invariata (106.862 ricorsi a fine 2016, 106.920 a fine 2017), le Sezioni Civili (Sezioni Unite, Prima, Seconda, Terza e Lavoro) hanno ridotto il numero dei procedimenti pendenti, eliminando un numero di ricorsi (21.176) ben superiore a quelli sopravvenuti (19.020) e realizzando un soddisfacente indice di ricambio. «La riduzione della pendenza del settore Civile (ormai stabilmente fissa sopra il numero di 100.000 unità) sarà possibile se la sezione Tributaria ogni anno riuscirà ad eliminare un numero di ricorsi pari o prossimo a quello dei nuovi ricorsi», ha spiegato Mammone.
Per quanto concerne il settore Penale, nell’anno 2017 i ricorsi sopravvenuti sono aumentati (56.642, +8,13%) rispetto al 2016 (52.384). Il maggior numero dei ricorsi iscritti è stato, tuttavia, compensato dai ricorsi eliminati (56.760). E, ha aggiunto Mammone, «la durata media del giudizio penale di cassazione, di per sé già assai contenuta, è ulteriormente diminuita, passando dai 240 giorni dell’anno 2016 ai 200 del 2017, così rimanendo ampiamente al di sotto del limite di durata massima (365 giorni) fissato dalla Corte della Convenzione europea dei diritti dell’uomo per la durata del giusto processo dinanzi agli organi apicali della giurisdizione».



Qui l'intervento di Orlando

Qui l'intervento di Mammone

Qui l'intervento di Fuzio

Qui l'intervento di Massella Ducci Teri

Qui l'intervento di Legnini

Qui l'intervento di Mascherin