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PROFESSIONE

professione forense | 20 Ottobre 2017

Il benessere dell’avvocatura italiana

di Paolo Rosa - Avvocato

Il PIL dell’Avvocatura ristagna mentre è aumentato, con progressione geometrica, il numero degli avvocati che sono divisi in 2 tronconi: 25mila in bonis, rappresentati a ogni livello; 225mila in difficoltà economica ingravescente, soli, senza rappresentanza e con problemi seri di previdenza.

Dal rapporto CENSIS (pag. 37) risulta che «secondo l’83% degli avvocati italiani gli interessi della categoria sono in generale poco o per nulla rappresentati e ciò impone la necessità di tornare a ragionare sui sistemi di rappresentanza degli interessi e sulle diverse articolazioni, anche territoriali, di questi stessi sistemi».
Come ha scritto Giuseppe De Rita sul Corriere economia «bisogna andare oltre una visione concentrata sull’aumento del PIL nazionale per tendere al futuro” perché, come diceva Bob Kennedy, «il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta».
Ne consegue che la categoria ha bisogno di essere rappresentata nel suo insieme, senza divisioni basate sulla capacità reddituale, bensì sul merito che non significa ricchezza ma capacità professionale, eliminando le disuguaglianze di partenza.
Ci vuole poi una super dose di trasparenza per far comprendere i percorsi decisionali a ogni livello.
La compressione dei diritti di difesa dei cittadini è sempre stato uno dei primi segnali che accompagna la formazione dei regimi totalitari così come le riforme che ostacolano l’attività dell’Avvocatura.

Il benessere dell’Avvocatura, nell’accezione di cui sopra, corrisponde all’interesse dei cittadini. Gli italiani non solo hanno una percezione tutto sommato positiva dell’immagine e della reputazione degli avvocati, ma ne hanno sostanzialmente anche un’idea estremamente realistica ritenendolo a larga maggioranza un libero professionista come un altro.
La larghissima maggioranza (85%) degli italiani ritiene eccessivo il numero degli avvocati, e pensa che i professionisti siano troppo orientati al profitto (82%), troppo coinvolti in politica (75%) e che hanno poco interesse a favorire la semplificazione e il miglioramento del sistema giudiziario.
Non vi è dubbio che l’immagine e la reputazione degli avvocati possa scontare il consolidamento nel tempo di alcuni stereotipi che si attagliano forse solo a piccole minoranze, che certamente non rappresentano l’intero settore; tuttavia, occorre, al contempo, considerare che le opinioni espresse dagli italiani sono fondate generalmente su una conoscenza diretta della categoria forense.
(CENSIS, Rapporto annuale dell’avvocatura italiana, marzo 2016, pag. 52)