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Notizie a cura di La Stampa.it |
PROFESSIONE

compenso avvocati | 24 Novembre 2016

Compensazione dei debiti fiscali degli avvocati: l’esclusione degli studi associati è discriminatoria

Il presidente del CNF, Andrea Mascherin, ha inviato una nota al Direttore Generale del Dipartimento per gli Affari di Giustizia del Ministero della Giustizia in relazione al tema della compensazione dei debiti fiscali per gli avvocati che esercitano la propria attività a favore di soggetti ammessi al gratuito patrocinio e, in particolare, all’esclusione dei crediti risultanti da fatture intestate a studi associati sottolineandone l’ingiustificata portata discriminatoria.

A seguito della circolare del 3 ottobre scorso, pubblicata dal Dipartimento per gli Affari di Giustizia del Ministero della Giustizia, con la quale sono state formulare alcune disposizioni interpretative del d.m. 15 luglio 2016 in tema di compensazione dei debiti fiscali con i crediti per spese, diritti e onorari spettanti agli avvocati che difendano soggetti ammessi al gratuito patrocinio, il CNF ha espresso le proprie perplessità sull’esclusione dalla compensazione dei crediti risultanti da fatture intestate a studi professionali associati.

Il CNF scrive al Ministero. Con una nota inviata al Direttore Generale del Dipartimento per gli Affari di Giustizia, il presidente del CNF, Andrea Mascherin, chiede una rimeditazione della posizione assunta con la circolare summenzionata, indicando le ragioni per cui l’esclusione in parola risulta fortemente discriminatoria nei confronti degli avvocati che abitualmente esercitino la professione mediante un’associazione professionale.

L’esclusione è priva di base normativa... L’art. 1, comma 778, l. n. 208/2015 afferma infatti che sono ammessi alla compensazione i «soggetti» che vantano crediti per spese, diritti e onorari di avvocati, utilizzando un’espressione particolarmente ampia nella quale possono indubbiamente rientrare anche le associazioni professionali di cui all’art. 4 l. n. 247/2012. Fermo restando che il d.m. 15 luglio 2016 deve essere interpretato, quale fonte normativa subordinata, alla luce del comma 778, art. 1, l. n. 208/2015, oltre che dell’art. 4 della legge professionale forense, il concetto di «avvocato» utilizzato dal decreto deve essere interpretato come comprensivo anche del legale che eserciti la professione attraverso lo strumento dell’associazione professionale, non potendo il decreto «ridurre l’ambio soggettivo di applicazione della disposizione legislativa».

… e lede la libertà professionale dell’avvocato. La nota firmata da Mascherin sottolinea inoltre come «l’esclusione dei crediti risultanti da fatture intestate ad associazioni professionali dalla compensazione di cui all’art. 1, comma 778, della legge n. 208/2015 si risolve in una grave lesione della libertà professionale dell’avvocato, nonché della libertà – per il cliente – di scegliere il professionista da cui farsi assistere in giudizio», concludendo con l’auspicio che l’Amministrazione possa rivedere la posizione espressa con la Circolare «al fine di assicurare la possibilità di portare in compensazione, ai sensi dell’art. 1, comma 778 della legge n. 208/2015, anche i crediti risultanti da fattura intestata ad una associazione professionale».

 



Qui la nota del CNF del 18 novembre 2016