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PROFESSIONE

previdenza forense | 18 Marzo 2016

Il trucco previdenziale

di Paolo Rosa - Avvocato

Nel suo fondo “Avvocatura in crisi ma …” il Presidente di Cassa Forense sostiene che il progetto di coesione sociale di Cassa Forense trova ampia rispondenza nelle domande che ci rivolge l’Avvocatura e che molti colleghi non si rendono conto della differenza abissale tra il nostro sistema e quello dell’INPS.

Nel suo fondo “Avvocatura in crisi ma …” il Presidente di Cassa Forense sostiene che il progetto di coesione sociale di Cassa Forense trova ampia rispondenza nelle domande che ci rivolge l’Avvocatura e che molti colleghi non si rendono conto della differenza abissale tra il nostro sistema e quello dell’INPS. Il nostro ha dimostrato di essere sostenibile a 50 anni, è sicuramente anche più adeguato e mentre quello dell’INPS è contributivo, il nostro contiene un grande dato di solidarietà.
Come ho recentemente dimostrato in Guida al bilancio tecnico su questo quotidiano online in data 12 febbraio 2016, senza contestazione alcuna, la sostenibilità in tanto esiste in quanto sono stati proiettati nel tempo valori diversi da quelli reali che vedono il reddito e il volume d’affari dell’Avvocatura italiana in continua pesante flessione.

La sostenibilità dell’INPS in ogni caso è garantita dallo Stato, garanzia alla quale le Casse private dei professionisti hanno rinunciato. Sulla coesione sociale va detto che il regolamento di attuazione dell’art. 21, commi 8 e 9 della legge n. 247/2012 ha diviso l’Avvocatura italiana aumentando lo stato di sofferenza della stessa e, di conseguenza, i crediti di Cassa Forense verso i propri iscritti.
Con il regolamento di attuazione dell’art. 21, commi 8 e 9, legge n. 247/2012, agli artt. 7 e 9, sono stati disciplinati i contributi minimi dovuti e le agevolazioni per i primi anni di iscrizione nonché ulteriori agevolazioni per i percettori di redditi al di sotto dei parametri per un arco temporale limitato ai primi 8 anni di iscrizione alla Cassa, anche non consecutivi.
Chi si avvale delle agevolazioni per percettori di redditi al di sotto dei parametri, avrà riconosciuto un periodo di contribuzione di 6 mesi in luogo dell’intera annualità sia ai fini del riconoscimento del diritto a pensione sia ai fini del calcolo della stessa.
Agli stessi è data, comunque, facoltà su base volontaria e sempre nell’arco temporale massimo dei primi 8 anni di iscrizione alla Cassa, anche non consecutivi, di integrare il versamento del contributo minimo soggettivo con riferimento ad ogni singola annualità, fino al raggiungimento dell’intero importo previsto in via ordinaria, per l’attribuzione delle intere annualità di contribuzione, sia ai fini del riconoscimento del diritto a pensione sia ai fini del calcolo della stessa.
Ai versamenti volontari integrativi del contributo soggettivo minimo verrà applicato il solo interesse in misura del 2,75% annuo, a partire dal 1° gennaio del secondo anno successivo a quello di competenza.
Ne consegue che chi non riuscirà ad effettuare l’integrazione ai contributi minimi, al momento del pensionamento si vedrà liquidare non la più generosa pensione retributiva ma quella contributiva non integrata al trattamento minimo, vietato per legge.
E sul calcolo della pensione contributiva così come sul calcolo dei supplementi in vigore sino al 2021, si manifesta tutta la differenza tra la pensione contributiva erogata dall’INPS e la pensione contributiva erogata da Cassa Forense.
La differenza sta sul montante perché nel sistema INPS il montante è costituito da tutta la contribuzione versata dall’iscritto mentre nel sistema di Cassa Forense il montante è formato soltanto dal contributo soggettivo versato dall’iscritto sino al tetto pensionabile perché non vanno ad arricchire il montante né il contributo del 3%, dovuto oltre il tetto pensionabile, né il contributo integrativo del 4%, contributo integrativo che, notoriamente pesa 1,5% in più rispetto al contributo soggettivo.
Ed infatti per i professionisti privi di Cassa e quindi iscritti alla Gestione separata dell’INPS il contributo è calcolato applicando alla base imponibile le aliquote vigenti nell’anno di riferimento nei limiti del massimale previsto per l’anno stesso.

Aliquota del 4% addebitata in fattura al cliente … È interamente a carico del professionista, che tuttavia ha facoltà di addebitare al cliente in fattura, a titolo di rivalsa, un’aliquota pari al 4% dei compensi lordi.
L’esercizio di tale facoltà ha rilevanza solo nei rapporti fra il professionista e il cliente ed è del tutto ininfluente ai fini del versamento alla gestione separata, poiché a quest’ultimo dovrà provvedere sempre e comunque il professionista e per l’intero importo.
Lo stesso che dire che il 4% di contributo integrativo dovuto sull’effettivo volume d’affari IVA dichiarato da chicchessia, non va ad arricchire il montante contributivo versato ma a sostenere il sistema previdenziale forense nella sua generalità.
Se la coesione sociale significa togliere a chi ha meno per darlo a chi ha di più (titolare di pensione retributiva) … non credo sia il verso giusto e anche Robin Hood avrebbe qualche cosa da dire al riguardo!