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PROFESSIONE

previdenza | 10 Marzo 2016

Risoluzioni su enti previdenziali privatizzati

di Paolo Rosa - Avvocato

In questi giorni la XI Commissione parlamentare della Camera ha reso pubbliche le risoluzioni 00885, 00747 e 00889, qui leggibili nell’allegato. Si tratta di tre risoluzioni, una di maggioranza e le altre due di minoranza, che riguardano tutte gli Enti previdenziali privatizzati.

Ne consiglio l’integrale lettura perché è ben ricostruito l’iter normativo che ha interessato in 20 anni le Casse di previdenza dei professionisti.

Risoluzione parlamentare. Com’è noto la risoluzione parlamentare è un atto di indirizzo che, insieme alle mozioni e agli ordini del giorno, servono ad indicare al Governo alcune azioni da compiere.
La risoluzione non ha valore vincolante, ma il suo valore è politico, nel senso che il Parlamento può chiamare il Governo a rispondere su indirizzi disattesi, e giungere a votare la sfiducia.

Le risoluzioni parlamentari non sempre hanno avuto un grande successo ma quelle in commento meritano un’attenzione particolare perché incidono tutte sui problemi reali di sostenibilità nel lungo periodo delle Casse di previdenza dei professionisti che, per una platea di circa 1,5 milioni di iscritti, sono troppe, troppo costose e disarmoniche tra di loro.

La risoluzione parlamentare 7-00885. La prima risoluzione 7-00885 di maggioranza impegna il Governo:
ad assumere un’iniziativa normativa per la redazione di un testo unificato per il settore degli enti di previdenza privata, al fine di procedere ad una revisione e aggiornamento della legislazione in materia di enti previdenziali privati, che assorba le disposizioni di cui ai decreti legislativi n. 509 del 1994 e n. 103 del 1996 e le altre norme relative al settore contenute in provvedimenti diversi, al fine di superare le incertezze normative prodottisi dalla stratificazione normativa intervenuta negli ultimi anni;
a riaffermare in tale iniziativa la natura di enti privati delle casse professionali, in continuità con le scelte assunte dal legislatore a partire dagli anni Novanta, chiarendo definitivamente che tali enti, per status giuridico e regole di operatività, sono soggetti al regime privatistico, prevedendo la non inclusione delle casse private nell’elenco ISTAT delle pubbliche amministrazioni e l’applicazione delle regole pubblicistiche che tale inclusione determina e ribadendo il principio che gli enti privatizzati non devono usufruire di finanziamenti pubblici o di altri aiuti di carattere finanziario provenienti dal settore pubblico;
a riaffermare nel contempo, che l’esercizio della funzione previdenziale costituisce interesse pubblico rilevante ai sensi dell’articolo n. 38 della Costituzione e che l’attività svolta da tali enti, in quanto concernente i lavoratori appartenenti al settore delle professioni, richiede necessariamente l’esistenza di una serie di controlli e obblighi di natura pubblicistica, finalizzati a garantire la solidità e la trasparenza finanziaria degli stessi enti, onde salvaguardare pienamente i diritti degli iscritti alla percezione delle prestazioni previdenziali;
in particolare, per quanto riguarda i controlli pubblici, ad assumere iniziative per provvedere ad una loro razionalizzazione e semplificazione, finalizzata al rafforzamento degli stessi, in termini di efficienza, pervasività e tempestività facendo sì che i controlli siano affidati ad un unico organismo specializzato, in possesso di elevate competenze di carattere finanziario e che tale organo di vigilanza e controllo si occupi sia delle attività di carattere regolatorio, per quanto concerne il controllo dei principali atti organizzativi, sia delle funzioni ispettive e di vigilanza sulle attività svolte, compresa la possibilità di acquisizione di documenti e di informazioni relative all’attività, sia dell’irrogazione, con tempestività ed efficienza, di eventuali sanzioni in caso di inadempienze accertate;
ad assumere iniziative volte a prevedere che con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze siano dettati i criteri di carattere generale ed i limiti qualitativi e quantitativi per la tipologia degli investimenti da parte degli enti previdenziali privati, al fine di garantire la solidità economico-finanziaria degli investimenti e l’equilibrio di gestione degli enti stessi;
in questo quadro, a valutare l’idoneità della Covip a svolgere tale incarico o, viceversa, a valutare, in alternativa, in considerazione della rilevanza dei profili di gestione finanziaria del risparmio previdenziale e delle conseguenti esigenze di svolgimento di controlli specializzati in materia, la possibilità di assumere iniziative per l’istituzione di una nuova authority ad hoc per il settore, eventualmente estesa al settore della previdenza complementare, o di una sezione specializzata, sul modello dell’IVASS, operante nell’ambito della Banca d’Italia cui attribuire tali competenze;
a favorire l’ulteriore razionalizzazione del settore, promuovendo un processo di accorpamento delle casse, già previsto dal decreto legislativo n. 103 del 1996 e dalla legge 23 agosto 2004, n. 243 e rendendo il loro numero molto più contenuto rispetto all’attuale, considerando che tale processo presenterebbe numerosi aspetti positivi:
a) la costituzione di una massa patrimoniale di notevoli dimensioni, la cui gestione potrebbe avvenire non solo in maniera più trasparente e controllata, ma anche più conveniente sotto il profilo delle economie di scala;
b) la possibilità di disporre in modo sinergico di risorse necessarie e di strumentazione, anche informatici, per la gestione amministrativa degli enti;
c) la riduzione degli organi collegiali direttivi, con l’eliminazione di interessi clientelari legati alle singole categorie professionali e la riduzione drastica dei costi di gestione per il mantenimento di tali organismi;
d) una maggiore rappresentatività, anche istituzionale, che pochi enti, di grandi dimensioni, potrebbero assumere;
e) la possibilità di svolgere controlli in numero maggiore e più penetranti su pochi enti previdenziali privati, garantendo in tal modo il riscontro più efficace della solidità finanziaria degli enti;
f) il mantenimento delle regole specifiche per ciascun ordine professionale per quanto riguarda la contribuzione e l’entità delle prestazioni erogate;
ad assumere iniziative per prevedere, attesa la rilevanza e l’entità dell’attivo patrimoniale che tali enti gestiscono ed investono sul mercato mobiliare e immobiliare, e l’importanza che per l’economia italiana assume un impiego di tali risorse qualora gli investimenti siano effettuati a favore di istituzioni finanziarie o immobiliari o del territorio nazionale, la definizione di forme innovative per l’impiego, sia in ambito mobiliare che immobiliare, da realizzare su base volontaria e a condizione della remuneratività degli investimenti, attraverso strumenti normativi di incentivazione ovvero esenzioni fiscali, crediti d’imposta o agevolazioni fiscali, di pare dei patrimoni finanziari degli enti; ad assumere iniziative per prevedere che tali misure possano essere applicate per investimenti a sostegno di iniziative finalizzate allo sviluppo dell’economia reale concordate con il settore pubblico, eventualmente assistite dalla garanzia dello Stato, ovvero per la gestione o acquisizione di immobili che contemperino la redditività degli investimenti con il perseguimento di finalità sociali (quali l’housing sociale);
ad assumere iniziative per sviluppare ulteriormente le forme di forme di previdenza complementare, con l’obbligo della gestione separata, e forme di tutela sanitaria integrativa, nel rispetto degli equilibri finanziari di ogni singola gestione, da parte degli enti previdenziali privati.

La risoluzione 7-00747. La risoluzione 7-00747, presentata dall’On. Lombardi Roberta (M5S), impegna il Governo:
ad assumere iniziative normative al fine di delineare in modo inequivoco la natura pubblica o privata degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza trasformati in persone giuridiche private dal decreto legislativo 30 giugno 1994 n. 509 e laddove si optasse per la completa natura privatistica, a prevedere la caratterizzazione di detti enti come operanti in seno alla previdenza complementare e di conseguenza a gestire la dismissione del patrimonio acquisito, prima dell’entrata in vigore dell’articolo 1, comma 38, della legge 243 del 2004, dagli enti previdenziali di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994 inseriti nell’elenco Istat, secondo le modalità previste dalla legge n. 410 del 2001 anche se è già stata deliberata la vendita;
nel caso della piena affermazione del carattere pubblico, ad assumere iniziative per rendere più stringenti le normative attinenti alla funzione pubblica svolta, con tutto ciò che ne deriva anche rispetto ai controlli e alla tutela del risparmio previdenziale prevedendo l’abrogazione dell’articolo 1, comma 38, della legge n. 243 del 2004;
ad adottare ogni iniziativa utile ad eliminare in via definitiva ogni possibile conflitto di interesse tra i detentori di responsabilità all’interno degli enti gestori e i membri di soggetti giuridici che interagiscano con essi con particolare riferimento alle società di gestione del risparmio e alle società di advising;
ad assumere iniziative per prevedere per le Casse privatizzate — così come già previsto per gli enti previdenziali pubblici – la presenza fisica di un magistrato contabile alle sedute degli organi di amministrazione e di controllo dell’ente, al fine di garantire la presenza del magistrato medesimo nel momento in cui si forma la volontà e si deliberano il bilancio e le principali attività gestionali;
ad assumere iniziative per affidare alla COVIP, in una prospettiva di efficienza dei controlli in ambito previdenziale, il compito di controllare investimenti e risorse finanziarie, attribuendo alla stessa competenze di carattere regolatorio, per integrare la disciplina normativa primaria e secondaria, oltre che la potestà di intervenire direttamente nei confronti degli enti per favorirne la sana e prudente gestione o censurarne gli eventuali comportamenti ritenuti non corretti, anche attraverso la previsione di nuovi meccanismi sanzionatori che ricomprendano le responsabilità di carattere personale degli amministratori;
a favorire iniziative normative attraverso le quali attribuire a COVIP poteri che consentano interventi di carattere ispettivo, di acquisizione diretta di documentazione, di istruzione, anche attraverso la creazione di Commissioni di accertamento o inchiesta, con conseguenziale possibilità di applicazione di sanzioni economiche e/o attribuzione di potere di revoca rispetto all’efficacia di ogni delibera dei vari consigli di amministrazione degli enti gestori, qualora le medesime delibere si pongano in contrasto con la normativa vigente;
a porre in essere iniziative normative e regolatorie che attribuiscano a COVIP reali poteri sanzionatori rispetto a tutte le circostanze in cui emergano, previa valutazione, errate o lacunose comunicazioni da parte degli enti gestori;
al fine di agevolare la celerità dei controlli e la specificità delle competenze in fatto di vigilanza, definire in modo dettagliato, quali siano le competenze del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e quali quelle del Ministero dell’economia e delle finanze rispetto agli interventi in materia di controllo e vigilanza;
a porre in essere ogni iniziativa utile volta a favorire gli investimenti delle Casse privatizzate verso la tutela sanitaria, l’accesso al credito agevolato, le politiche in favore dei giovani e il loro sviluppo professionale;
ad assumere iniziative specifiche, di carattere ispettivo, volte a verificare l’andamento delle dismissioni immobiliari di Casse e Fondi nonché a favorire iniziative di carattere normativo finalizzate alla puntuale e corretta gestione delle stesse nel rispetto della normativa vigente e tenendo conto dei diritti degli inquilini;
a prevedere rispetto agli enti gestori strumenti regolatori, anche di carattere normativo, funzionali alla piena adesione ai principi generali della direttiva EPAP (2003/41/CE), recante il principio della «persona prudente», investimenti che garantiscano la sicurezza, la qualità, la liquidità e la redditività del patrimonio nel suo complesso e adeguata diversificazione sia per categoria di attività che per emittenti;
ad assumere iniziative normative per prevedere per le Casse privatizzate la creazione di stringenti protocolli inerenti alle procedure e alle strutture organizzative professionali e tecniche affinché siano adeguate alla dimensione e alla complessità del portafoglio di ciascun ente gestore;
ad assumere iniziative per implementare rispetto agli enti previdenziali le disposizioni normative che richiamano alle convenzioni Consip, ovvero alle centrali di committenza generale per l’acquisto di beni e servizi, soprattutto riguardo a determinate categorie merceologiche di più ampio impatto finanziario, limitando così la possibilità di autonome e troppo disinvolte determinazioni all’interno delle strutture degli enti, e comunque per prevedere l’applicazione obbligatoria del codice degli appalti;
ad esaminare la eventuale fattibilità dell’ipotesi di far confluire tutti gli enti privatizzati di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994 con i relativi patrimoni immobiliari, anche se conferiti a fondi immobiliari SGR di qualsiasi tipo, nell’INPS, così come avvenuto per altri enti, e comunque ad attuare ogni iniziativa utile a meglio tutelare sia i patrimoni immobiliari che gli iscritti beneficiari dei trattamenti pensionistici, previa esplicita approvazione dello studio di fattibilità da parte delle competenti Commissioni parlamentari;
ad adottare iniziative per prevedere che le norme di cui all’articolo 23 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, si applichino alle dismissioni già deliberate, di patrimoni immobiliari degli enti di cui all’allegato A del decreto legislativo 30 giugno 1994 n. 509, anche se il loro patrimonio sia stato conferito ai vari fini, compresa la vendita a fondi immobiliari o società di gestione del risparmio;
ad adottare iniziative per abrogare l’articolo 1, comma 38, della legge 23 agosto 2004, n. 243, in quanto fonte di disparità tra enti previdenziali e assistenziali privati e pubblici;
ad assumere ogni iniziativa, anche di tipo normativo, finalizzata all’applicazione della medesima disciplina prevista per le dismissioni immobiliari degli enti previdenziali pubblici anche alle dismissioni immobiliari delle Casse privatizzate.

La risoluzione n. 7-00889. La terza e ultima risoluzione n. 7-00889 del Gruppo Misto impegna il Governo:
ad esaminare la eventuale fattibilità dell’ipotesi di far confluire tutti gli enti privatizzati di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994 con i relativi patrimoni immobiliari, anche se conferiti a fondi immobiliari gestiti da società di gestione del risparmio di qualsiasi tipo, nell’attuale gestione separata INPS;
ad assumere ogni iniziativa normativa al fine di omogeneizzare e razionalizzare la normativa sulle contribuzioni degli iscritti delle varie Casse previdenziali;
ad assumere iniziative al fine di prevedere per le Casse privatizzate – così come già previsto per gli enti previdenziali pubblici – la presenza fisica di un magistrato contabile alle sedute degli organi di amministrazione e di controllo dell’ente;
a implementare le disposizioni relative all’articolo 9, comma 4, del testo dello schema di decreto in corso di predisposizione relativo al comma 3 dell’articolo 14 del decreto-legge 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, nel quale viene previsto un limite quantitativo del 20 per cento in riferimento agli investimenti diretti in beni immobili e diritti reali immobiliari;
a porre in essere iniziative di carattere ispettivo per quel che concerne le cosiddette «riserve tecniche» e i relativi valori inseriti a bilancio dagli enti privatizzati e altresì i valori storici immobiliari applicati alle concessioni, locazioni e vendite immobiliari, al fine di verificare la legittimità e il rispetto delle relative norme sulla sostenibilità finanziaria;
ad assumere iniziative di carattere ispettivo, volte a verificare l’andamento delle dismissioni immobiliari di Casse e Fondi, e a promuovere iniziative di carattere normativo finalizzate alla puntuale e corretta gestione delle stesse nel rispetto della normativa vigente e tenendo conto dei diritti degli inquilini;
a porre in essere ogni iniziativa utile ad eliminare ogni possibile conflitto di interesse tra i soggetti responsabili della gestione all’interno degli enti gestori e i membri di soggetti giuridici che interagiscano con essi, ponendo particolare attenzione alle gestione del risparmio;
ad assumere ogni iniziativa, anche di tipo normativo, finalizzata all’applicazione della disciplina prevista per le dismissioni immobiliari degli enti previdenziali pubblici anche alle dismissioni immobiliari delle casse privatizzate.
Assemblando tutte le varie proposte a me pare che sia urgente e necessario predisporre un business plan al fine di valutare la fattibilità e la sostenibilità nel lungo periodo dell’accorpamento di tutte le Casse in un’unica Cassa per procedere, all’esito negativo, alla riunificazione all’INPS con la garanzia finale dello Stato.

 



Qui la Risoluzione n. 7-00885

Qui la Risoluzione n. 7-00747

Qui la Risoluzione n. 7-00889