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PROFESSIONE

avvocati stabiliti | 29 Febbraio 2016

Clienti, giro d’affari, continuità delle prestazioni…tutti indici di un’attività stabile ed effettiva

Venerdì 26 febbraio 2016, è stato pubblicato, sul portale dedicato, un parere del Consiglio Nazionale Forense, avente ad oggetto la questione degli avvocati stabiliti ed i presupposti per l’esonero, dei medesimi, dalla prova attitudinale. Il parere trae origine da un quesito posto dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Milano.

Milano domanda… Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Milano chiedeva al CNF se, ai fini dell’esonero dalla prova attitudinale, prevista dagli artt. 12 e 13 del d. lgs. n. 96/2001, la prova dell’effettivo e regolare svolgimento della professione da parte dell’avvocato stabilito potesse dirsi integrata mediante la produzione di atti, in cui non figurasse il nome del richiedente e attraverso dichiarazioni rilasciate da un legale che attestasse la collaborazione, in affiancamento dell’avvocato stabilito, il quale non agisse d’intesa, oppure che assicurasse, nel caso di avvocato stabilito che agisse d’intesa, che la stesura di atti e pareri fosse stata posta in essere dal suddetto.
Il Consiglio dell’Ordine di del capoluogo lombardo, inoltre, domandava se la dispensa dalla prova attitudinale potesse essere rilasciata ove l’avvocato stabilito non avesse dato prova di aver svolto attività giudiziale oppure nell’ipotesi in cui lo stesso avesse attestato tramite fatture e diffide di aver svolto attività stragiudiziale.

…il CNF risponde. Il Consiglio Nazionale Forense ha, preliminarmente, precisato che, ai sensi del combinato disposto degli artt. 8 e 10 del d. lgs. n. 96/2001, l’avvocato stabilito deve agire d’intesa con un legale abilitato soltanto nei casi di prestazioni giudiziali.
L’avvocato stabilito, poi, ha il diritto di esercitare la professione alle stesse condizioni del patrocinante in Italia, ex art. 4, comma 2, del d. lgs. n. 96/2001.
Pertanto, il CNF ha chiarito che la domanda di esonero dalla prova attitudinale può essere correlata da atti giudiziali privi dell’indicazione del nome dell’avvocato stabilito, purché questi ne abbia predisposta la redazione, o almeno vi abbia contribuito.
Il Consiglio Forense ha, inoltre, evidenziato che nessuna disposizione di legge prevede che ci sia un esercizio cumulativo di attività giudiziali e stragiudiziali.
E’ onere, dunque, del Consiglio dell’Ordine territorialmente competente, che in tal senso ha un ampio potere di valutazione, verificare quali siano le attività effettivamente svolte in Italia da colui che richiede l’esonero dalla prova attitudinale,
valutando che il medesimo abbia concretamente operato nel foro nazionale, con atti o attività stragiudiziali documentate e riferite ad un periodo di tempo privo di interruzioni degne di rilievo.
Il CNF ha chiarito, infine, che possono deporre per una attività stabile e continua taluni indici, tra cui la durata, la frequenza, la periodicità e la continuità delle prestazioni professionali poste in essere, oltre al numero dei clienti e del giro di affari realizzato.