Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie
anche di terze parti.


Modifica l'impostazione dei cookie

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
mercoledì 28 settembre 2016
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
PROFESSIONE

previdenza | 26 Febbraio 2016

Il debito previdenziale latente come unità di misura della sostenibilità

di Paolo Rosa - Avvocato

  In questi giorni il Centro Studi di Itinerari Previdenziali del prof. Alberto Brambilla ha presentato e pubblicato il Rapporto n. 3, anno 2016, sulla previdenza, leggibile nell’allegato.

 

Il sistema delle Casse privatizzate dei liberi professionisti. Alla pag. 42 viene trattato il sistema delle Casse privatizzate dei liberi professionisti; il quadro generale e gli andamenti delle singole Casse.
Ivi si afferma che «le Casse sopra indicate dispongono di riserve patrimoniali per la gestione finanziaria del proprio debito latente ovvero delle obbligazioni derivanti dalle prestazioni previdenziali che dovranno essere corrisposte in futuro agli attuali iscritti, ma operato, come per le gestioni pubbliche, secondo lo schema pensionistico a ripartizione come l’intero sistema di previdenza obbligatoria».
Più sotto si afferma che «a seguito dell’introduzione dell’obbligo di redigere bilanci con la sostenibilità finanziaria e attuariale a 30 anni con ulteriore proiezione opzionale di altri 20 anni, tutti gli enti di cui al d.lgs. n. 509/1994, hanno introdotto il metodo contributivo applicando vari criteri di calcolo ma con rigorosa applicazione del principio “pro rata” a tutela delle anzianità maturate in precedenza».
Ho già scritto per mail direttamente al prof. Alberto Brambilla, che conosco da tempo, che la pag. 42 contiene un’inesattezza e una grave omissione.
L’inesattezza sta nell’affermazione che tutti gli enti di cui al d.lgs. n. 509/1994 hanno introdotto il metodo contributivo perché, ad esempio, Cassa Forense è rimasta al metodo di calcolo retributivo, sia pure corretto.
L’omissione grave è nell’aver affermato che le Casse dispongono di riserva patrimoniali per la gestione finanziaria del proprio debito latente senza quantificarlo nel suo preciso ammontare.
Sappiamo che il patrimonio delle Casse di previdenza dei professionisti è di circa 70 miliardi ma non conosciamo l’entità del debito previdenziale maturato che, secondo i miei calcoli, non è inferiore a 200 miliardi di Euro.
Basterebbe esaminare tutti i report ALM delle Casse per avere il dato preciso ma so bene, per averlo inutilmente chiesto, che il report ALM viene segretato.
Il rapporto tra il patrimonio delle Casse e il debito previdenziale latente si chiama tecnicamente Funding Ratio e, sempre dai miei calcoli, non è oggi superiore al 30% il che depone per l’insostenibilità del sistema con la conseguente ineludibilità di interventi strutturali di riforma.
Mi auguro che i Presidenti delle Casse di previdenza dei professionisti siano in grado di smentire questi dati.

 



Qui il Rapporto n. 3 anno 2016, Il bilancio del sistema previdenziale italiano