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PROFESSIONE

previdenza | 23 Dicembre 2015

Letterina a Babbo Natale

di Paolo Rosa - Avvocato

  Caro Babbo Natale, oggi viviamo in un periodo di grande incertezza …

 

 

Caro Babbo Natale,
oggi viviamo in un periodo di grande incertezza.
Negli ultimi anni la crisi finanziaria globale e, nell’area dell’Euro, la crisi dei debiti sovrani hanno prodotto conseguenze molto gravi sulle nostre economie e sulle nostre società, in misura non piccola proprio per l’operare di non linearità trascurate e il fallimento della capacità di autoregolazione dei mercati finanziari.
In relazione al mondo della previdenza e assistenza delle Casse autonome dei professionisti, Ti pregherei:
- dato che hanno all’unanimità sottoscritto il codice sulla trasparenza, di invitare le stesse a pubblicare sui propri siti istituzionali tutte le delibere degli organi collegiali e tutti i report che riguardano l’attività degli enti, nessuno escluso, perché gli iscritti, obbligati per legge ad esserlo, ne reclamano da tempo il diritto;
- di illuminare i vari management sulla necessità di superare le singole specificità per dar luogo ad un’unica Cassa dei professionisti italiani al fine di realizzare economie di scala con considerevoli risparmi di spesa;
- di far predisporre i bilanci tecnici, unico strumento per misurare la stabilità di lungo periodo, proiettando dati reali e non dati sognati;
- poiché le casse di previdenza redigono bilanci civilistici, che non consentono il calcolo dei rendimenti a valori di mercato, a differenza di quanto avviene nei fondi pensione negoziali, ed infatti nei portafogli delle Casse si trovano sia asset liquidi che illiquidi, tra i quali gli immobili. Per questi ultimi, specie se detenuti direttamente, non c’è un vero valore di mercato, ma solo una perizia. Non essendoci una norma specifica (come per i fondi immobiliari, che sono tenuti a pubblicare un NAV su base semestrale), nel corso del tempo ogni Cassa ha discrezionalmente deciso se e quando procedere a rivalutazioni o svalutazioni dei beni reali. Per uscire da questa selva ti pregherei, come suggerito anche da Covip, di portare le Casse ad affiancare al bilancio civilistico una valutazione mark-to-market degli attivi al 31/12 di ogni anno, ovviamente adottando regole uniformi dettate dalla stessa Covip, altrimenti sarebbe tutto inutile. Per i titoli quotati è facile, per gli immobili occorrerà ricorrere ad esperti indipendenti certificati, mentre per i titoli non quotati si produrranno valori mark-to-model, utilizzando modelli matematici validati.
- Di salvare a Venezia Palazzo Minotto ACQUISTATO DA Cassa Forense per otto milioni e duecentoottantamila euro e lasciato in avvilente degrado;
- Di adottare tutte le riforme strutturali indispensabili per rendere Cassa Forense INCLUSIVA  e non ESCLUSIVA;
Il tutto nell’esclusivo interesse degli iscritti, obbligati a farlo.
Ti prego infine di aprire le menti sulle conclusioni di Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia nella sua lectio magistralis in occasione del conferimento della laurea magistrale ad honorem in scienze statistiche ed attuariali presso l’Università degli studi di Trieste.

L’invecchiamento della popolazione ha un impatto profondo sulla struttura dell’economia e del sistema finanziario. Tali implicazioni sono da oltre due decenni oggetto di studio da parte delle autorità pubbliche, degli organismi internazionali, delle istituzioni finanziarie, dei ricercatori. Sappiamo, e da tempo, cosa dobbiamo fare. Grazie all’azione di riforma, in corso da anni, i sistemi previdenziali sono già oggi molto più in grado di fronteggiare le tendenze demografiche che si prospettano. L’Italia è tra i paesi al mondo in cui l’invecchiamento della popolazione è più intenso, ma è anche tra i paesi che più ha innovato sul fronte della previdenza pubblica.
La strada verso sistemi previdenziali in grado di erogare pensioni adeguate e sicure è però ancora piena di difficoltà e ostacoli, anche in considerazione della grande eterogeneità di esperienze nazionali e di approcci. Il rischio di longevità così come i rischi d’investimento sono in misura crescente sostenuti dai singoli lavoratori. Vi è un pericolo di inadeguatezza dei futuri redditi da pensione. Le autorità pubbliche hanno però a disposizione diversi strumenti, a cui hanno già in parte fatto ricorso negli ultimi anni.
Va sottolineato che sia il rischio di longevità sia i rischi dei mercati finanziari hanno anche una componente sistemica, che richiede forme di collaborazione tra le generazioni presenti e quelle future. Le opzioni disponibili possono variare considerevolmente da paese a paese a seconda del contesto istituzionale e della struttura economica e finanziaria, ma tra esse vanno considerate anche forme di garanzie minime e trasparenti fornite dallo Stato agli schemi pensionistici e ai fornitori di rendite vitalizie, a prezzi e condizioni tali da compensare nel medio periodo i rischi che si trasferirebbero sui bilanci pubblici.
Prevedere la longevità e valutarne gli effetti pone un classico problema di identificazione di causa ed effetto e di interazione con altri fattori strutturali. L’incognita principale è la risposta endogena della politica e delle forze di mercato. Spetta primariamente alle autorità pubbliche assicurare che tale risposta sia in grado di guidare il cambiamento e di creare le condizioni migliori per coglierne le opportunità.
A causa della pervasività dei suoi effetti e del suo margine di imprevedibilità, il processo di invecchiamento della popolazione resterà ancora a lungo una tematica prioritaria per le autorità pubbliche, l’industria finanziaria e la comunità scientifica. Nella civiltà della globalizzazione e dell’informazione, esso impone alla politica così come all’economia di continuare a investire in conoscenza e accrescere la velocità di risposta. È evidente che occorre affrontare con determinazione le sfide che abbiamo davanti a noi, in primo luogo quella del lavoro e del ritorno a una crescita economica sostenuta ed equilibrata, tale da dare una prospettiva di redditi e lavoro in grado di assicurare un adeguato tenore di vita agli anziani e garantire al meglio gli equilibri degli schemi pensionistici, pubblici e privati.
La consapevolezza della necessità di questi equilibri deve affermarsi anche attraverso un migliore sforzo di educazione finanziaria. Per concludere su questo tema, in buona sostanza l’approccio alla vita del De Rerum Natura potrebbe anche essere una filosofia interessante; in un contesto, però, di longevità in aumento e invecchiamento della popolazione, corriamo il rischio che l’aspettativa di una crescita economica ridotta e gli associati vincoli di liquidità portino a una riduzione della propensione al risparmio previdenziale. Con l’avanzare dell’età, dobbiamo renderci conto che il costo di applicare un tasso di sconto iperbolico – quello, per capirci, dei versi: «Quant'è bella giovinezza / che si fugge tuttavia! / Chi vuole esser lieto, sia, / di doman non c'è certezza» – potrebbe essere molto alto, soprattutto se non possiamo attingere a un ampio pool di risorse come un Lorenzo de’ Medici dei nostri giorni.
Non vi è quindi alternativa all’impegno di innalzare l’occupazione e la crescita economica con politiche strutturali, mantenere incentivi adeguati per stimolare il risparmio previdenziale, favorire l’offerta di strumenti finanziari a lungo termine, intervenire per assicurare le condizioni migliori nella fase dell’erogazione delle prestazioni.