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tirocinio avvocati | 30 Luglio 2015

Praticanti avvocati presso gli uffici giudiziari: critici CNF e CSM, il Consiglio di Stato sospende il parere

Il Consiglio di Stato sospende il parere riguardante lo schema di decreto ministeriale relativo al «Regolamento recante disciplina dell’attività di praticantato del praticante avvocato presso gli uffici giudiziari», in attesa dei chiarimenti del Ministero della Giustizia a seguito delle critiche espresse da CNF e CSM.

(Consiglio di Stato, sez. Consultiva per gli Atti Normativi, parere n. 918/15; pubblicata il 10 giugno)

Oggetto del parere n. 918/15 del Consiglio di Stato è lo schema di decreto ministeriale emanato dal ministero della giustizia relativo al «Regolamento recante disciplina dell’attività di praticantato del praticante avvocato presso gli uffici giudiziari».
Contenuto del decreto. Il decreto in esame contiene 8 articoli. L’art. 2 indica come requisiti per lo svolgimento del tirocinio presso un ufficio giudiziario, l’iscrizione al registro dei praticanti avvocati e il possesso dei requisiti di onorabilità ex art.42 ter, comma 2, lett g), r.d. n. 12/41. L’art.3 indica gli uffici giudiziari presso cui è possibile svolgere il tirocinio ed enuncia le modalità di presentazione della relativa domanda.
L’art. 4 fissa in 12 mesi la durata massima del tirocinio, che può proseguire anche presso uffici giudiziari diversi da quello iniziale, mentre l’art. 5 stabilisce che ogni magistrato non può rendersi affidatario di più di due praticanti, ad eccezione degli ultimi sei mesi, durante i quali può “formare” un altro tirocinante.
L’art. 6 indica i criteri per la selezione dei praticanti , qualora quelli richiedenti il tirocinio siano numericamente superiori rispetto a quelli ammissibili.
L’art. 7 indica le attività del praticante avvocato: assistere e coadiuvare il magistrato affidatario attraverso lo studio di fascicoli, l’approfondimento delle questioni sul piano giurisprudenziale e dottrinale, la partecipazione alle udienze e alle camere di consiglio e, se funzionale alla formazione forense, attraverso lo svolgimento di attività di cancelleria.
La stessa norma prevede inoltre che il tirocinio può essere svolto anche contestualmente all’attività di lavoro subordinato privato e pubblico; che è il magistrato a stabilire caso per caso le modalità di accesso ai fascicoli, e che è vietato al praticante di occuparsi di fascicoli rispetto a cui versa in conflitto di interessi. Infine, il tirocinante ogni quattro mesi, deve scrivere una relazione che descrivi analiticamente le attività svolte e trasmetterla al Consiglio dell’ordine.
I pareri del CSM e del CNF. Come esige l’art 44, l. n. 247/12, prima che il regolamento venga emanato dal Ministero della Giustizia, sono stati acquisiti i pareri del Consiglio Superiore della Magistratura e del Consiglio Nazionale Forense.
Particolarmente critico a riguardo è il parere del CNF, il quale si duole del mancato riferimento dello schema alle «specifiche esigenze formative del praticante avvocato ed al ruolo del Consiglio dell’ordine degli avvocati quale soggetto competente a vigilare sul corretto svolgimento del tirocinio» e auspicandosi che lo schema «contenga un espresso riferimento…alle norme vigenti che già prevedono forme di tirocinio e stage presso gli uffici giudiziari».
A sua volta, il CSM ha espresso dei rilievi, tra i quali l’assenza di un preventivo e generale obbligo per il tirocinante di dichiarare l’esistenza di eventuali situazioni di conflitto di interesse e la mancanza di una specifica disciplina riguardo l’incompatibilità dei tirocinanti nel rappresentare o difendere le parti dei procedimenti svolti dinanzi al magistrato affidatario.
Entrambe i Consigli hanno infine formulato delle proposte d’integrazione e di modifica del contenuto del provvedimento in questione.
Di fronte alle critiche mosse allo schema in oggetto, il Consiglio di Stato ha deciso pertanto di sospendere il parere, aspettando che il Ministero della Giustizia fornisca ulteriori chiarimenti.