POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - GIUFFRE' FRANCIS LEFEBVRE SPA

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
venerdì 30 ottobre 2020
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
Notizie a cura di La Stampa.it |
PROFESSIONE

sciopero | 09 Marzo 2015

Riparte la protesta: i giudici di pace incrociano le braccia

Lunedì 9 marzo, è iniziato lo sciopero proclamato dall’Unione nazionale giudici di pace, che avrà termine venerdì 14 marzo. Alla base della protesta, c’è la richiesta di maggiori tutele per la categoria in materia di continuità del servizio, di tutele previdenziali e di riconoscimento di una retribuzione adeguata. Continua, poi, lo scontro sulla chiusura degli uffici dei giudici di pace.

 

Nuovo sciopero. Inizia oggi lo sciopero proclamato dall’Unione nazionale giudici di pace (Unagipa), che si concluderà venerdì 14 marzo.
Diverse le motivazioni alla base della protesta. Innanzitutto, i gdp denunciano «l’operato scorretto ed opportunistico del Ministro della Giustizia Orlando», accusato di essere venuto meno agli impegni assunti durante gli incontri avuti con le rappresentanze della categoria. Tutela della categoria. I settori particolarmente caldi riguardano la continuità del servizio, le tutele previdenziali (tra cui, maternità, salute e anzianità), nonché il riconoscimento di una retribuzione adeguata. Riguardo a quest’ultimo aspetto, viene sottolineato dall’Unione che «i circa 6.000 magistrati onorari trattano oltre il 50% delle pratiche giudiziarie civili e penali, laddove il loro lavoro viene retribuito in misura oltre 10 volte inferiore a quella riconosciuta ai magistrati professionali».
Violazione del diritto comunitario. In secondo luogo, viene denunciata la violazione del diritto comunitario in materia di lavoro a tempo parziale e tempo determinato: «comportamento che rischia di far incappare l’Italia nell’ennesima procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea». L’Unagipa richiama la sentenza della Corte di Giustizia Europea (causa C-393/10), «che impone a tutti i Paesi dell’Unione Europea di riconoscere ai magistrati onorari, anche se impiegati a tempo parziale, le stesse tutele previdenziali previste per i magistrati professionali». Proprio per questo, i giudici di pace e gli altri magistrati onorari si stanno preparando a presentare «migliaia» di ricorsi giudiziari interni «dall’esito scontato», oltre all’avvio ed al prosieguo di numerosi ricorsi a livello internazionale. La conseguenza sarà un danno al Paese di «numerose centinaia di milioni di euro».
Chiusura delle sedi. Nel mirino finisce anche «l’illegittima chiusura degli uffici dei giudici di pace in aperto contrasto con la legge». Un atto che sta determinando «un contenzioso giudiziario dalla mole imponente», a cui i Tribunali Amministrativi stanno rispondendo con l’ordine di riapertura delle sedi illegittimamente soppresse. Lo stesso Parlamento, evidenzia l’Unagipa, ha rinnegato l’opera del Ministero, con la conversione in legge del d.l. Milleproroghe, in cui sono stati prorogati i termini per i Comuni di richiedere la riapertura delle sedi soppresse.
Costi aggiuntivi. Infine, sotto accusa sono l’incremento continuo delle tasse e «l’introduzione di nuovi “balzelli” o altri ostacoli (inutili procedure conciliative obbligatorie) sulle cause di minor valore»: ciò contribuirebbe a demolire la Giustizia e a trasformarla in un affare riservato alle classi sociali agiate.
Il valore dei giudici di pace. A fronte di questi atti, l’Unagipa rivendica l’operato della categoria: «i giudici di pace trattano, solo in materia civile, circa 1.500.000 di processi l’anno, per lo più di cognizione ordinaria (ossia di maggiore difficoltà istruttoria e decisoria), garantendo la sentenza mediamente entro appena dieci mesi, ossia tempi 5/6 volte inferiori, in media, a quelli dei Tribunali».
Valorizzando la funzione e l’operato dei gdp con un ponderato aumento delle competenze, concludono i rappresentanti della categoria, si arriverebbe ad un azzeramento dell’arretrato in tempi brevi, con la conseguenza di un risparmio significativo ed immediato per lo Stato di 400 milioni di euro all’anno, dovuti ai risarcimenti dovuti per violazione del termine di ragionevole durata del processo. Inoltre, verrebbe abbattuto l’1% del PIL, perso a causa «dell’atavica lentezza dei processi nei Tribunali».