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PROFESSIONE

mediazione | 04 Febbraio 2015

Spese (dell’organismo) e compensi (dell’avvocato), verso un dualismo irriducibile?

di Gianluca Denora

Le esigenze di economia della giustizia sono intermittenti: mentre il Giudice Amministrativo nega il rimborso spese all’Organismo di mediazione, il Giudice Ordinario riconosce i compensi per l’avvocato, che assiste in mediazione, nominato con il patrocinio a spese dello Stato.

Nuove norme per gli Organismi di mediazione. 23 gennaio 2015. Il Tar Lazio, prima sezione, emana la sentenza n. 1351/2015 (con commento di Fabio Valerini, Organismi di mediazione a rischio chiusura per effetto della sentenza del TAR Lazio sulle spese di avvio, in Diritto e giustizia del 26 gennaio 2015), relativa a sospette illegittimità della normativa sugli organismi di mediazione, pronuncia indubbiamente attesa da tutti gli addetti ai lavori alcuni mesi dopo le decisioni emesse in sede cautelare sulla stessa materia (v. le ordinanze CdS 607/2014 e 1059/2014, con commento Nelle ordinanze del Consiglio di Stato nuovi inciampi della legge sulla mediazione?, in Diritto e giustizia del 21 marzo 2014).
Niente rimborsi agli Organismi. Il Collegio cancella alcune regole ormai sedimentate nella vita pratica degli organismi di mediazione, e del sistema mediatizio in generale. Dal 23 gennaio niente pagamento delle spese di segreteria (o di avvio), voce autonoma di quelle indennità di mediazione che compendiano l’intera somma dovuta all’Organismo da ciascuna parte per la fruizione del servizio. In dettaglio, la previsione di un rimborso spese forfettario (40/80 euro, più iva), eventualmente in aggiunta (ma solo per gli organismi più “esosi”) al ristoro delle spese vive, non è più in vigore (per quanto condivisibile appaia l’idea di ritenere in ogni caso dovuto, a tutt’oggi, il rimborso di spese vive di particolare risalto, come quelle sostenute per raccomandate: Fabio Valerini, Gli organismi non possono chiedere nessuna somma per il primo incontro, in Diritto e Giustizia del 2 febbraio 2015).
Un comunicato stampa sul sito del Ministero «rende noto a tutti gli organismi di mediazione che a seguito della sentenza del TAR Lazio n. 1351/2015 del 23 gennaio 2015, che ha annullato l'art. 16, comma 2 e 9 del D.M. n. 180 del 18 ottobre 2010, immediatamente esecutiva, non è più possibile richiedere il pagamento di alcuna somma di denaro a titolo di spese di avvio – né a titolo di indennità – in sede di primo incontro. Le SS.VV. sono invitate ad adeguarsi immediatamente a tale decisione fino ad eventuali nuove comunicazioni».
Il significato simbolico, e non solo, di questo intervento si coglie a piene mani dal riscontro mediatico che ha ricevuto, e si misura anche sulla bagarre che rischia di emergere con risoluta acutezza nei contesti interessati dalla novità, quello professionale forense e quello mediatizio su tutti. Ogni riferimento al dibattito in corso rischia di essere parziale e non rappresentativo delle opinioni in campo.
Una novità ispirata al risparmio. Sta di fatto che la glossa di questa innovazione giurisprudenziale, che piaccia o no, è il risparmio nella richiesta di giustizia, e poco importa, all’evidenza, che si tratti di un risparmio fatto gravare, in modo indifferenziato, sui soggetti (pubblici o privati: v. ancora le puntuali osservazioni di Fabio Valerini, Gli organismi non possono chiedere nessuna somma per il primo incontro, in Diritto e giustizia del 2 febbraio 2015) che erogano il servizio di composizione stragiudiziale delle controversie in materia civile e commerciale. Inespressa, la massima suona pressappoco così: il sistema mediatizio non ha bisogno che il lavoro dei suoi operatori – gli organismi di mediazione – venga remunerato a prescindere dal risultato.
Ma le esigenze di economia sono intermittenti. La stessa giurisprudenza, colei che “si sporca le mani” applicando le impalcature concettuali della dottrina attraverso il vaglio dei percorsi argomentativi proposti dai professionisti del foro, traccia un indirizzo tematico opposto a quello del risparmio.
Competenze assicurate all’assistenza con il gratuito patrocinio. 13 gennaio 2015. Il Tribunale di Firenze, seconda sezione civile, prende posizione sulle competenze dell’avvocato che assista la parte in mediazione ricorrendo all’istituto del patrocinio a spese dello Stato, e stabilisce che al professionista vengano corrisposti i compensi per l’attività svolta (il provvedimento e il commento esaustivo di Luca Tantalo, Il patrocinio a spese dello Stato è comunque dovuto per l’assistenza dell’avvocato, in Diritto e giustizia del 26 gennaio 2015). Per far funzionare la conciliazione stragiudiziale occorre garantire il giusto riconoscimento economico agli avvocati che ci lavorano; i professionisti che assistono in mediazione secondo le regole del patrocinio a spese dello Stato vanno retribuiti con preciso e univoco riferimento agli adempimenti svolti nella ricerca di un componimento stragiudiziale (si badi: ricerca di). Inespressa, la massima suona pressappoco così: il sistema mediatizio ha bisogno che il lavoro dei suoi operatori – gli avvocati – venga remunerato anche a prescindere dal risultato.
Come ricomporre il sistema. Ad oggi non risulta adeguatamente segnalato il diverso significato dei due interventi giurisprudenziali: l’intervento del Giudice Ordinario si muove in direzione opposta al provvedimento del Tar Lazio, o viceversa, prestando attenzione alle date dei due provvedimenti. Nel merito delle due scelte, ad avviso di chi scrive, si deve prendere atto di una divergenza – se si vuole di un dualismo – tra una spinta conservativa sul sistema mediatizio (se ne rende interprete, non per la prima volta, il Tribunale di Firenze) e una spinta demolitiva, pendant del disconoscimento del diritto al compenso per l’Organismo. Così, se su queste premesse nuovo propellente potrà accendere la querelle sulla sopravvivenza della mediazione, sembra non possa mancare l’auspicio di uno spunto conclusivo, di una sintesi finale, ma sarebbe il caso che la concordia discordantium canonum la indicasse il legislatore.