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PROFESSIONE

mediazione | 02 Febbraio 2015

Gli organismi non possono chiedere nessuna somma per il primo incontro

di Fabio Valerini - Assegnista di ricerca in diritto processuale civile

Come avevamo anticipato subito dopo la pubblicazione della sentenza del 23 gennaio 2015, n. 1351 emessa dal TAR Lazio, gli organismi di mediazione civile e commerciale (almeno per il momento) non potranno più chiedere il pagamento anticipato delle spese di avvio della procedura in quanto la relativa norma è stata dichiarata illegittima.

La comunicazione del Ministero. A confermarlo ulteriormente è stato il Ministero della Giustizia con un comunicato con il quale ha reso noto  a tutti gli organismi di mediazione che il TAR Lazio con la sentenza n. 1351/2015 ha annullato l’art. 16, comma 2 e 9  del D.M. n. 180 del 18 ottobre 2010.
E poiché quella sentenza è immediatamente esecutiva ne deriva una conseguenza: «non è più  possibile richiedere il pagamento di alcuna somma di denaro a titolo di spese di avvio – né a titolo di indennità – in sede di primo incontro».
Ciò significa che gli organismi non potranno chiedere (come, viceversa, qualcuno aveva ipotizzato) alle parti istanti nessuna somma di denaro a qualunque titolo: in fondo non è cambiando il nome alle spese di avvio che può essere superata la portata della sentenza del TAR Lazio.
Ecco allora che gli organismi, pubblici e privati che siano, non potranno che eseguire la sentenza del TAR Lazio e quindi ritenere totalmente gratuito il primo incontro (ad eccezione, a mio avviso delle spese vive documentate come, ad esempio, il costo della raccomandata).
Eventuali richieste alle parti in via contrattuale di provvedere a versare una somma (comunque la si chiami), da un lato, si porrebbe in contrasto con la decisione del TAR e, dall'altro lato, porrebbe seri problemi di legalità anche e, soprattutto, dal punto di vista del diritto dei consumatori (quantomeno tutte le volte in cui la parte attivante è un consumatore in quanto sta acquistando un servizio e, cioè, quello di mediazione).
In altri e più chiari termini, una parte che presenta una domanda di mediazione per assolvere la condizione di procedibilità (e rispetto alla quale scatta l’obbligo a contrarre da parte dell’organismo) non può essere tenuta a corrispondere alcunché per tutte quelle attività che la legge pone in capo all’organismo di mediazione (ivi compresa la comunicazione alla controparte dal momento che la possibilità per la parte istante di provvedere in tal senso è una facoltà ai fini della interruzione della prescrizione e decadenza).
E così non potranno essere chieste somme per “servizi” quali l’invio delle comunicazioni o il rilascio del verbale di mancato accordo al primo incontro.
La decisione è frustrante per gli organismi. Quanto appena detto (insieme alla ulteriore constatazione che dovrebbero essere restituite tutte le somme nel frattempo incamerate a titolo di spese di avvio per primo incontro concluso con mancato accordo) non significa certo che quanto affermato dal TAR Lazio sia condivisibile.
Ed anzi, ancora meno condivisibile è quella lettura della sentenza che è stata data in un intervento di Renzo Menoni (Presidente dell’Unione nazionale  Camere Civili) apparso sul Sole 24 ore  secondo il quale «si tratta di declaratorie di notevole rilevanza, perché pongono definitivamente termine a quella abnorme e odiosa speculazione degli enti privati di mediazione, a spese degli incolpevoli cittadini, costretti per legge, a esperire la procedura di mediazione».
Ed infatti, in via di principio non vi è mai stata nessuna «abnorme e odiosa speculazione» da parte degli enti privati (e perché semmai soltanto quelli privati?) in quanto la richiesta economica è giustificata dal fatto che viene svolto un servizio: che sia un privato o un pubblico l’erogatore del servizio non cambia nulla.
Ed ancora, che vi possa essere un’attività economica (pubblica e privata) avente ad oggetto  la risoluzione delle controversie (arbitrato, mediazione et similia) francamente non mi sconvolge, anzi, mi farebbe pensare ad un sistema economico e sociale evoluto: i servizi e le professionalità hanno un prezzo come pure, del resto, la tutela dei diritti (ivi compreso quello di agire in giudizio).