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PROFESSIONE

mediazione obbligatoria | 26 Gennaio 2015

Per il TAR Lazio la nuova mediazione civile non ostacola l’accesso alla giustizia

di Fabio Valerini - Assegnista di ricerca in diritto processuale civile

Con la sentenza n. 1421 del 26 gennaio 2015 la Prima Sezione del TAR Lazio mette la parola fine (forse!) alla vexata quaestio relativa a sapere se anche le nuove norme della mediazione obbligatoria sono illegittime oppure no.

(TAR Lazio, sez. I, sentenza n. 1421/15; depositata il 26 gennaio)

E la parola fine è a favore della mediazione dal momento che la conclusione della lunga ed articolata sentenza è che «il sistema in esame, allo stato vigente, possa sostanziare il pericolo di una indebita restrizione dell’accesso alla giustizia, ravvisabile (e ravvisato dalla Sezione con l’ordinanza 3202/11) in occasione dell’esame delle originarie formulazioni del d.lgs. n. 29/2010 e del d.m. n. 180/2010».
Una conclusione questa già in qualche modo anticipata nella sentenza del 23 gennaio scorso con la quale, però, lo stesso TAR Lazio ha dichiarato illegittime due norme del d.m. n. 180/2010 ed in particolare quella che prevede(va) l’obbligo di pagare le spese di avvio della mediazione anche in caso di primo incontro concluso con un mancato accordo di prosecuzione.
Una sentenza, quella, idonea a mettere, a mio avviso, a rischio la sopravvivenza degli organismi di mediazione in punto di sostenibilità finanziaria dell’attività nonostante il favore che lo stesso TAR Lazio riserva alla disciplina della mediazione nella nuova formulazione dopo il decreto del Fare.
Ed infatti, per il TAR Lazio - in estrema sintesi e salvi gli approfondimenti che potranno seguire sull’effettivo favor per la mediazione - il nuovo modello, seppure con qualche pecca, ha superato tutti i dubbi di costituzionalità.
E ciò è dovuto - proseguono i giudici amministrativi - ad un nuovo sistema di mediazione in base al quale (1) le materie per cui la mediazione è obbligatoria e costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale sono state rivisitate in senso diminutivo, non essendovi più tra le stesse il risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti (art. 5, comma 1-bis); (2) la condizione di procedibilità è ora assolta senza che sia necessario esperire un vero e proprio tentativo di conciliazione, ovvero con la mera partecipazione a un primo incontro (art. 5, comma 2-bis); (3) nel caso di mancato accordo all'esito del primo incontro, da svolgersi non oltre trenta giorni dalla domanda di mediazione (art. 8, comma 1), nessun compenso è dovuto per l'organismo di mediazione (art. 17, comma 5-ter); [si veda sul punto la sentenza del 23 gennaio scorso, nda] (4) si prevede l’assistenza dell’avvocato per promuovere la conciliazione obbligatoria (art. 5, comma 1-bis); (5) si prevede l'assistenza dell'avvocato fino al termine della procedura (art. 8, comma 1); (6) la proposta del mediatore interviene soltanto all’avverarsi delle relative condizioni, dopo il primo incontro, nell’ambito del quale il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione e invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione, procedendo nel caso positivo (art. 8, comma 1); (7) solo ove tutte le parti aderenti alla mediazione siano assistite da un avvocato, l'accordo che sia stato sottoscritto dalle parti e dagli stessi avvocati costituisce titolo esecutivo per l'espropriazione forzata, l'esecuzione per consegna e rilascio, l'esecuzione degli obblighi di fare e non fare, nonché per l'iscrizione di ipoteca giudiziale (art. 12, comma 1); (8)  al fine di sottrarsi alle conseguenze pregiudizievoli, in tema di argomenti di prova e di sanzioni, derivanti nel successivo giudizio dalla mancata partecipazione al procedimento di mediazione laddove obbligatorio, possono essere addotti giustificati motivi (art. 8, comma 4-bis); (9) gli avvocati iscritti all'albo sono di diritto mediatori (art. 16, comma 4-bis).
Inoltre, «le modifiche medio tempore apportate al d.m. n. 180/2010 hanno rafforzato la qualità del servizio di mediazione».
Sia consentito, infine, un breve cenno per sollevare - in questa prima fase a caldo - un dubbio e, cioè, se il favor mostrato dal giudice amministrativo verso il modello di mediazione così come ricostruito sia effettivamente un favor oppure un depotenziamento dell’istituto della mediazione.
A mio avviso la risposta è la seconda dal momento che l’impianto argomentativo sottolinea alcuni passaggi del sistema come se fossero essenziali come, ad esempio, la diminuzione del numero delle materie, l’assistenza degli avvocati obbligatoria e la possibilità di assolvere la condizione di procedibilità senza un vero e proprio incontro di mediazione (peraltro gratuito).
Orbene, sono proprio questi ultimi passaggi (ma non solo) che fanno riflettere dal momento che a mio avviso la disciplina del primo incontro di mediazione così come interpretata dai giudici amministrativi appare molto riduttiva e come lascia passare contrariamente a quanto sostenuto da alcuni giudici civili che tendono a rafforzare gli obblighi di partecipazione (il riferimento è ovviamente al Tribunale di Firenze, ma non solo).
Certo è che il dibattito sulla mediazione civile e commerciale e sui correttivi da apportare alla relativa disciplina dovrà continuare anche in vista della revisione della normativa dopo la fase sperimentale e, soprattutto, perché - se non erro - la mediazione rappresenta un pilastro fondamentale non solo degli accordi con l’Unione Europea, ma anche un tratto qualificante della politica del governo in materia di giustizia.