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PROFESSIONE

Processo all'atto | 11 Novembre 2014

«Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia», e un avvocato?

Un avvocato lo vedi anche dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia, ma soprattutto lo vedi dall'atto. Sì, è l'atto processuale che a volte fa un avvocato (ma non è un “talchè” o un “altresì”). Atto che è stato ieri al centro dell'attenzione all'incontro, tenuto presso la Sala Conferenze “Elio Gualdoni” del Tribunale di Milano, “Processo all'atto. Azione formativa sulle tecniche di scrittura forense” organizzato dal Professore Giovanni Acerboni, esperto linguista-italianista, e dall'avvocato Sergio Barozzi. Da una simulazione di un processo, basato su un caso vero, è nato il dibattito sull'importanza del modo in cui il professionista debba rivolgersi al Magistrato. Il tutto alla luce dell'importante riforma processual-civile, da poco intervenuta nell'ordinamento italiano. Il processo civile telematico ha infatti enfatizzato l'importanza della forma dell'atto, l'importanza dell'impostazione strutturale che deve tendere alla persuasione del Giudicante. Molteplici le domande affrontate durante il corso, come percepisce, oggi, il Giudice l'atto? Come si può rendere l'atto più efficace? Come persuadere chi decide? Quando un atto si può dire completo? Come si scrive un atto? Poche le risposte, numerose le proposte; un dibattito, quindi, ancora aperto che dovrà portare ad un ampia discussione, per innovare e migliorare, oltre che accelerare la macchina della giustizia italiana.

Il caso: il processo nel processo. «Questo è un incontro di formazione, non di informazione». Queste sono state le parole di apertura dell'avvocato Barozzi. Infatti l'evento è nato da una fattispecie reale, riguardante...

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