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PROFESSIONE

mediazione | 12 Marzo 2014

Inammissibile il ricorso dell’OUA: il Consiglio di Stato conferma che non c’è stata nessuna sospensione

di Fabio Valerini - Avvocato cassazionista, Dottore di ricerca nell'Università di Roma Tor Vergata

  All’esito dell’udienza dell’11 marzo, il Consiglio di Stato conferma oggi che non ha mai voluto sospendere le norme sulla mediazione e, quindi, ha rigettato il ricorso “per chiarimenti” presentato dall’OUA avverso l’ordinanza cautelare del 14 febbraio scorso pronunciata sempre dal Consiglio di Stato perché inammissibile.

(Consiglio di Stato, sez. IV, ordinanza n. 1059/14; depositata il 12 marzo)

 

Per l’importanza della questione ricordiamo, per sommi capi, i passaggi fondamentali più recenti di questo contenzioso.
Orbene, dopo l’approvazione del decreto del Fare (che aveva reintrodotto l’obbligatorietà della mediazione) l’OUA aveva chiesto, con motivi aggiunti, al TAR Lazio ancora una volta la sospensione del d.m. n. 180/2010. Senonché, il TAR Lazio, con ordinanza n. 4872 del 2013 aveva rigettato quella richiesta.
Aveva rigettato quella richiesta cautelare senza, peraltro, fissare alcuna udienza di merito.
Avverso quell’ordinanza cautelare aveva proposto appello l’OUA: il Consiglio di Stato con l’ordinanza n. 607 del 2014 aveva accolto l’appello dell’OUA limitatamente alla necessità da parte del TAR di fissare sollecitamente l’udienza di merito.
Le diverse letture dell’ordinanza. Il tenore dell’ordinanza ci era apparso subito chiaro tant’è che, non appena depositata l’ordinanza, avevamo pubblicato nell’edizione del 12 febbraio la notizia titolando “Il Consiglio di Stato conferma il no alla sospensione cautelare della mediazione chiesta dall’OUA”
Era chiaro, infatti, che l’accoglimento dell’appello ricorso era giustificato (e limitato) da ciò, che apparendo (anche) al Consiglio di Stato «le questioni sottoposte … meritevoli di un vaglio nel merito» fosse necessaria - anche per tutelare le ragioni dell’appellante - la sollecita fissazione dell’udienza ai sensi dell’art. 55, comma 10 CPA.
Senonché, quella ricostruzione, basata sulla piana lettura dell’ordinanza, non aveva convinto tutti.
Anzi, in quella stessa giornata del 12 febbraio vi erano state anche alcune comunicazioni di segno decisamente contrario.
Ricordiamo, ad esempio, che un’Associazione di avvocati aveva inviato una prima mail con la quale comunicava - con una certa soddisfazione - l’avvenuta sospensione della mediazione obbligatoria scrivendo nell’oggetto della mail “Il Consiglio di Stato accoglie e sospende la mediazione obbligatoria”.
In una seconda mail dava, poi, atto di alcune voci che avevano interpretato diversamente il contenuto di quell’ordinanza, ma che non era necessario mutare opinione: «da oggi non si deve presentare l’istanza di mediazione per alcun tipo di giudizio».
Quel che è certo è che così facendo si era creata una confusione nell’opinione pubblica (e, a dire il vero, anche tra gli addetti ai lavori).
Peraltro, anche qualche autore aveva ritenuto di interpretare la decisione del Consiglio di Stato nel senso che il giudice amministrativo aveva sospeso la mediazione obbligatoria.
Il ricorso per chiarimenti. L’ultima puntata era stato, il 22 gennaio 2014, il deposito da parte dell’OUA di un’istanza ai sensi dell’art. 112, comma 5 del CPA al Consiglio di Stato contenente “richiesta di chiarimenti” su quell’ordinanza.
Per l’OUA, infatti, quel dispositivo «ha suscitato interpretazioni contrastanti … in particolare in ordine alla sospensione dei provvedimenti impugnati avanti al TAR Lazio» e, quindi, «sembra necessario un chiarimento, tenuto conto della consistenza delle tesi contrapposte” e “della rilevanza della questione».
Un’azione che sfruttava la dizione ampia della norma in materia di giudizio di ottemperanza alla quale, peraltro, alcuni contro-interessati avevano replicato sostenendone l’inammissibilità del mezzo processuale oltre che l’infondatezza dell’interpretazione.
La presa di posizione del Consiglio di Stato. Oggi 12 marzo 2014, il Consiglio di Stato, con l’ordinanza 1059 del 2014- sempre la Quarta Sezione, in diversa composizione (3 dei 5 magistrati del Collegio facevano parte del Collegio che aveva emesso l’ordinanza ritenuta dall’OUA «poco chiara») – ha ritenuto che il ricorso non fosse ammissibile.
Ed infatti, il Consiglio di Stato osserva che il ricorso ex art. 112 CPA è finalizzato a chiedere «chiarimenti in ordine alle modalità di esecuzione del giudicato» mentre il ricorso dell’OUA introduce, in realtà, «una diversa domanda, tendente ad ottenere una nuova pronuncia cautelare in luogo di quella già emessa con ordinanza di questa Sezione n.607/2014«.
Un’ordinanza con la quale «il Collegio, valutato che l’interesse del ricorrente potesse ricevere adeguata tutela mediante la sollecita trattazione del merito del giudizio, [aveva] accolto l’appello limitatamente alla fissazione dell’udienza di merito, ai sensi dell’art. 55, comma 10 c.p.a.».
In conclusione, quindi, possiamo affermare, ancora una volta, e senza timore di smentita che il Consiglio di Stato non ha sospeso la mediazione obbligatoria.