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PROFESSIONE

L’intervista | 13 Febbraio 2014

A tu per tu con Beatrice Dalia: avvocato… e non solo!

A Milano è un uggioso venerdì pomeriggio ma non è certo questo a fermare l’entusiasmo contagioso dell’Avvocato Beatrice Dalia, volto noto al grande pubblico per la sua partecipazione a Forum, storico programma di Canale 5. Seduta in un caffè in centro, con addosso gli incuriositi sguardi degli avventori intenti a chiedersi se sia davvero lei, la professionista, originaria di Napoli ma trapiantata per lavoro a Roma, è un fiume in piena e quella che doveva essere una intervista con tanto di domande e risposte di trasforma in una piacevole chiacchierata davanti a un thé fumante. 

Beatrice Dalia, avvocato e giudice arbitro di Forum. «Ormai è da sei anni che sono a Forum, ho da poco festeggiato il compleanno – ride. Se me lo avessero detto quando ero studentessa a Salerno mi sarei fatta una grassa risata! Eppure…». Già, da sei anni è uno dei giudici arbitro della trasmissione, sei in tutta Italia. «Tutto è iniziato un po’ per gioco: Massimo Donelli, allora direttore di Canale 5 che avevo conosciuto al Sole 24 Ore, mi propose di fare un provino e così è cominciata la mia avventura». Ci tiene subito a precisare che le storie del programma sono tutte vere: «Me lo chiedono in tanti: in passato i protagonisti venivano in studio a raccontare di persona quanto era loro accaduto. Oggi, nella maggior parte dei casi, per una questione di opportunità, si preferisce fare ricorso a dei figuranti ma questo non incide sul contenuto di servizio della trasmissione».
Continua, poi, parlando dei primi passi nel mondo del lavoro: «Mi piace definirmi un comunicatore prima che un giurista» e il suo percorso professionale, complesso e per certi versi rocambolesco, lo dimostra: prima la laurea in giurisprudenza e la professione legale, poi la passione per l’informazione che la porta a diventare giornalista professionista e collaboratrice del Sole 24 Ore, realizzando una sintesi ottimale tra la passione per il diritto e il desiderio di diffondere tra la gente concetti anche complessi, facendo capire che è proprio il diritto l’”ABC” del vivere civile.
E questo è anche il messaggio e il segreto del successo del programma targato Mediaset: nel momento in cui le si chiede perché si decide di rivolgersi a Forum piuttosto che a un professionista anonimo al di fuori di uno studio televisivo, l’avv. Dalia non ha dubbi: «Chi si rivolge a noi lo fa perché ha bisogno di sentirsi accolto, di sentirsi in qualche modo ascoltato davvero! La gente cerca qualcuno che la capisca ma che sappia anche darle la regola. Ed è questo il punto di forza! I casi sicuramente più difficili sono quelli in cui senti che la ragione… sta dalla parte del cuore! Ma, purtroppo, di fronte a un diritto che dice il contrario, non mi resta che applicare la legge, dando, però, alla fine il mio contributo personale di riflessione. Io credo che dietro un conflitto giuridico ci sia sempre un problema relazionale, un bisogno inespresso, un… qualcosa “che pesca nell’anima”. L’ho riscontrato personalmente: avendo una pagina facebook molto seguita, noto come, nella maggior parte dei casi, mi si chiedano consigli di vita prima ancora che legali. Si cerca una persona terza di cui si ha stima e fiducia, in grado di dare quell’approvazione che non arriva più da dentro, da quella crisi di valori che, purtroppo ci ha confuso, rendendoci molto soli, ma che arrivi dall’altro… e quell’altro è la società». L’avvocato insiste, quindi, sulla necessità di ritrovare fiducia nell’ordinamento in quanto società, ovvero collettività. Continua con una triste presa di coscienza: «Siamo individui sempre più soli, individui che hanno perso il gusto della condivisione, della coesione». Forse, è questa la ragione del grande amore che Dalia confessa di provare per il programma, amore – aggiungiamo noi – ricambiato da parte del pubblico proprio per la sua empatia, per la capacità di trattare col cuore i casi che le vengono sottoposti: «La mia è una responsabilità forte perché sono consapevole di trovarmi davanti a persone in difficoltà e a un pubblico che potrebbe avere la stessa problematica. La mia sfida è quella di rendere vivo il diritto, perché solo così si può percepirlo non come un qualcosa che cade dall’alto ma come proprio codice comportamentale nella vita. Occorre sempre tenere presente che vi sono delle regole che non sono normate, che, se violate, non hanno conseguenze strettamente giuridiche ma contribuiscono, senza ombra di dubbio, a rendere spiacevoli i rapporti».
Dalla scuola alla famiglia. Ecco, allora, la necessità di rifondare l’intero sistema, a partire dalla scuola dove – propone Dalia – «si dovrebbe insegnare educazione civile, anziché civica». Considerazioni profonde, quelle dell’avvocato, che continua a ruota libera, senza dimenticare di soffermarsi su un argomento a cui, è palese soprattutto parlandoci dal vivo più di quanto non emerga in trasmissione, tiene molto: il diritto di famiglia. «In questo momento, il nervo scoperto della società sono le relazioni familiari. Nel momento un cui emerge un problema, tra fratello e sorella, tra figli e genitori, una causa viene vista come la prima e l’unica soluzione possibile. Non siamo più capaci di assumerci la responsabilità dei nostri conflitti, vivendoli non come una cosa del tutto negativa – litigare è sano ed è normale. Il litigio può e deve essere costruttivo, un’occasione per crescere e per vivere meglio» L’avvocato sottolinea la complessità della questione, una questione non solo prettamente giuridica ma di “pacificazione sociale”, un bisogno – quello di pacificazione – che si scontra con un impoverimento di valori generalizzato, con una politica che, sempre più spesso, sembra non costruire ma avere un effetto di disgregazione: «Siamo liberi da tutto e questo massimo grado di libertà che abbiamo raggiunto non trova più argini. La democrazia non è un automatismo; come dice Zagrebelsky va insegnata!»
La mediazione familiare. Ed è qui che si inserisce la mediazione come depotenziamento di ogni conflitto. Dalia sottolinea la soggettività della giustizia: «Nessuno meglio di sé stesso sa cos’è veramente giusto. Ma è una questione culturale: di fronte a un conflitto è il giudice che deve risolverlo, la decisione va demandata a un terzo… perché è più comodo così, rispetto al mettersi in gioco. E, invece, la via alternativa al contenzioso c’è. Solo che, a fronte del progresso dell’Europa il tal senso, l’Italia ha avuto un black out». E allora come fare per spingere in questa direzione?: «Io credo occorrano dei progetti ministeriali di diffusione della cultura della mediazione, dei programmi di comunicazione mirati che arrivino alla gente». Dalia fa l’esempio della mediazione familiare e della sua indispensabilità nelle separazioni conflittuali: «Se un facilitatore della comunicazione dà a due genitori che non si parlano più gli strumenti per affrontare la crisi nell’interesse dei figli evita che i bambini portino sulla loro pelle i danni di ciò che stanno vivendo. Un professionista che agevola il dialogo e aiuta la coppia genitoriale a trovare un punto di incontro solo per le questioni relative ai figli – senza puntare a farla riconciliare – offre un sistema che quella stessa coppia utilizzerà anche in futuro e che permetterà al minore di non percepire unicamente il cambiamento peggiorativo. E se ciò funziona è una cosa meravigliosa!». La luce negli occhi, la passione con cui Dalia ne parla è veramente palpabile, tant’è che la stessa si chiede perché il Ministero della Giustizia continui a non investirci, a non promuoverla, «perché la famiglia può sì trasformarsi ma rimane pur sempre un’entità unica che deve essere salvaguardata!».
I giovani, oggi... Il tempo a disposizione sta per finire ma una domanda è d’obbligo: «I giovani, oggi…». Dalia non dà il tempo di formularla che già ha la risposta pronta, una risposta che sembra davvero sincera e carica di speranza: «È ciò che dirò a mia figlia tra qualche anno: secondo me, oggi, riuscire a farsi valere nella vita e realizzarsi è talmente arduo e difficoltoso che bisogna scegliere quello che vi piace davvero, quello che vi arriva dalla pancia, in cui credete e che amate! Perché solo questo amore profondo vi darà la forza e la tenacia di conseguire i risultati. Sì, è vero, in Italia la meritocrazia sembra non esistere ma sono convinta ci sia: solo che si mette più tempo per raggiungere il traguardo! Richiederà il suo tempo ma arriverete dove volete!». Ci crede fortemente l’Avvocato e dice di essere lei la prova di questa sua convinzione. Domando poi: «E di fronte alle porte che si chiudono?». Ancora una volta la risposta è ferma: «Indubbiamente è molto difficile non farsi colpire dal rifiuto ma occorre avere coscienza che il lavoro più duro e più impegnativo nella vita di un individuo è trovare lavoro! Richiede disciplina e costanza ma dà i suoi frutti. Il nostro sistema non ci aiuta, non aiuta a credere nei sogni. È un peccato, perché se si hanno dei sogni alla fine si realizzano… piano piano si arriva ed è questo “piano piano” che non bisogna prendere come una sconfitta, come una perdita di tempo!». Dalia lo dice con assoluta convinzione, ferma nel ritenere che ciò che si conquista da soli non ci sarà tolto da nessuno. Ancora: «Il lavoro è sicuramente qualcosa che contribuisce al tessuto produttivo ma, prima di tutto, dovrebbe essere realizzazione di sé stessi, una gratificazione esistenziale! E allora, fate qualcosa che vi faccia bene all’anima! Che vi renda ricchi non solo nel senso di agiatezza economica ma ricchi interiormente». L’Avvocato ritiene che il vero problema della società attuale sia la mancanza di idee e la mancanza di alleanze: i giovani non credono più nel valore della squadra intesa come progetto da condividere: «Abbiamo il mito del posto fisso! Ma è una storia tutta italiana! Occorre reinventarsi e se questa possibilità non c’è va costruita!». Il messaggio è chiaro: i giovani devono fare squadra per condividere progetti comuni e comunicare le loro idee. La cultura dell’aggregazione, il saper fare comunicazione sono i soli che possono aiutare a risollevarsi dal degrado attuale, e invece l’individualismo dilaga. Si conclude così, con questo invito al cambiamento, la chiacchierata con l’Avvocato Dalia e con la speranza che ci sia davvero un futuro migliore per i giovani e per l’Italia intera.