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Notizie a cura di La Stampa.it |
PROFESSIONE

Reintroduzione mediazione obbligatoria | 15 Maggio 2013

Favorevole il vicepresidente del CSM Vietti, l’ANAI è contraria: va incentivata la conciliazione endoprocessuale

  Il Presidente dell’Associazione nazionale avvocati italiani, Maurizio De Tilla, esorcizza il rischio di reintroduzione della mediaconciliazione obbligatoria, dichiarata illegittima dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 272/2012. Risponde con una lettera, dunque, alle idee espresse dal Vicepresidente del CSM, Michele Vietti, circa la necessità di una nuova previsione in tal senso al fine di smaltire il contenzioso. A tal proposito, l’ANAI ricorda le ragioni per le quali, anche senza l’eccesso di delega, la mediazione obbligatoria sarebbe stata dichiarata comunque costituzionalmente illegittima.  

 

Le dichiarazioni di Vietti. Recentemente, il Vicepresidente del CSM, Michele Vietti, si è dichiarato totalmente a favore della mediazione obbligatoria, per cercare di indirizzare l’enorme mole di contenziosi prodotti in Italia, che dopo quello russo, è il più alto d’Europa. Ha infatti affermato: «non possiamo pensare che finisca tutto in processo. In campo civile occorre perseguire in modo più coraggioso con la conciliazione, l'arbitrato, io sono per la mediazione obbligatoria». Ha poi auspicato un cambio di mentalità, per evitare l’ingolfamento del sistema: «bisogna iniziare a ragionare in una visione non più tribunale centrica».
Lo stupore di De Tilla. Maurizio De Tilla, Presidente dell’ANAI, si è dichiarato stupito della posizione di Vietti, vista la sua sempre dimostrata vicinanza all’avvocatura, per ribadirne l’autonomia e tutelarne la dignità.
Non comprende, dunque, «la sua ostinazione a portare avanti un’iniziativa improvvida, qual è la obbligatorietà della mediaconciliazione».
I profili incostituzionali della mediazione obbligatoria. Tale normativa, dichiarata incostituzionale per eccesso di delega, presentava altri numerosi aspetti di illegittimità, che si presenterebbero ugualmente nel caso di un’analoga disciplina: «la grave limitazione all’accesso alla giustizia, la non gratuità della procedura, gli effetti negativi nel successivo giudizio, che comporta la introduzione di un vero e proprio quarto grado di giudizio, la lunga durata del tentativo, l’eccessiva estensione delle materie, la inidoneità dei mediatori e, infine, l’evidente intento di lucro che ha fatto in modo che si costituissero più di mille Camere di conciliazione private, autorizzate in massima parte con il silenzio-assenso».
Bisogna incentivare la conciliazione endoprocessuale. L’ANAI invita il Vicepresidente Vietti a riflettere sul perché in tutti i Paesi europei non esista l’obbligatorietà della mediaconciliazione, mentre si incentiva la conciliazione endoprocessuale.
Gli strumenti per accorciare i tempi della giustizia. Ci sono numerosi altri strumenti per diminuire i tempi della giustizia: «processo telematico, spesa razionale delle risorse destinate alla giustizia, incremento dei giudici togati introduzione di prassi virtuose come il metodo Barbuto e smaltimento dell’arretrato ai giudici laici».
Il Presidente De Tilla conclude che «sarebbe poco dignitoso aprire un nuovo fronte con una rinnovata contrapposizione tra cittadini e avvocati da una parte e poteri economici dall’altra».