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PROFESSIONE

avvocati | 26 Marzo 2013

Papa Francesco: «Non lasciatevi rubare la speranza»

di Paolo Rosa - Avvocato

  Pubblicata la situazione reddituale dell’Avvocatura italiana: se le stime per il 2012 saranno confermate, registreremo una diminuzione del 20,4% del reddito dell’Avvocatura italiana rispetto alla situazione del 2007.

 

Il Sole 24 Ore del 25 marzo 2013 ha pubblicato la situazione reddituale dell’Avvocatura italiana: se le stime per il 2012 saranno confermate, registreremo una diminuzione del 20,4% del reddito dell’Avvocatura italiana rispetto alla situazione del 2007.
Avvocati più poveri. Questo dato dimostra ancora una volta l’assoluta inconsistenza, precarietà e creatività del bilancio tecnico allegato da Cassa Forense all’ultima riforma del «retributivo corretto» al fine di ottenere l’assenso ministeriale per la stabilità economico–finanziaria per i 50 anni richiesti dall’art. 24, comma 24, della legge n. 214/2011.
Lo stesso che dire che se l’attuario avesse proiettato questo decremento reddituale avrebbe certificato l’inesistenza di qualsivoglia stabilità economico finanziaria per i 50 anni richiesti dalla legge.
Il problema diventa oggi ancora più drammatico dovendo dare attuazione all’art. 21, commi 8 e 9, della legge n. 247/2012 che comporta l’iscrizione di circa 60.000 avvocati iscritti all’Ordine ma non iscritti in Cassa Forense e portatori di redditi medio bassi.
Il proposito manifestato da Cassa Forense di mettere a disposizione dei giovani iscritti per il 2013 50 milioni per le agevolazioni, significa non affrontare il problema reale che è quello del blocco del debito previdenziale maturato nel sistema di calcolo retributivo della pensione e del suo ammortamento a carico di chi ne abbia, in tutto o in parte, beneficiato e semplicemente illudere molti giovani su di un futuro previdenziale che, rebus sic stantibus, appare inesistente.
Da ripensare il sistema previdenziale forense. L’intero sistema previdenziale forense, alla luce dei dati di cui sopra, va ripensato e sta uscendo fuori dal dibattito di oggi la mia vecchia idea che è quella di organizzare la previdenza forense su due pilastri:
- primo pilastro, obbligatorio per tutti, finanziato con il sistema della ripartizione e tale da garantire a tutti gli iscritti la pensione minima;
- secondo pilastro, volontario per tutti, finanziato con il sistema della capitalizzazione e tale da garantire una pensione complementare secondo le esigenze e le capacità di ciascun iscritto.