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cassa forense  | 08 Marzo 2013

Analisi macroprudenziale e stress testing dell’ultimo bilancio tecnico: alla ricerca della stabilità finanziaria

di Paolo Rosa - Avvocato

  La crisi finanziaria globale ha evidenziato la necessità di sviluppare e potenziare metodologie e strumenti di analisi macroprudenziale per promuovere la stabilità finanziaria.

 

L’analisi macroprudenziale. Con il termine analisi macroprudenziale si usa indicare l'applicazione degli strumenti analitici economico-finanziari allo studio della stabilità del sistema finanziario nel suo complesso.
L'origine del nome è relativamente recente: risale ad alcuni lavori di analisi finanziaria internazionale condotti presso la Banca dei Regolamenti Internazionali nei primi anni '80.
A seguito degli eventi della crisi finanziaria del 2007-2009, conosciuta anche come crisi dei subprime, il mondo economico e finanziario ha acquisito maggiore consapevolezza dell'importanza di tale analisi.
Il termine è quindi ormai abbastanza comune nel linguaggio degli economisti finanziari e dei pubblici funzionari, così come è acquisito il suo ambito di significato: l'analisi macro-prudenziale è una analisi rivolta a saggiare la stabilità di un sistema finanziario nel suo complesso, mentre l'analisi micro-prudenziale è l'analisi aziendale che gli organi di suprevisione finanziaria sono tenuti a compiere su ogni banca e impresa finanziaria regolamentata per valutarne l'effettiva solidità patrimoniale e quindi la capacità di resistere a perdite economiche rilevanti e a condizioni congiunturali particolarmente avverse (analisi macroprudenziale – Wikipedia – per chi volesse approfondire il tema consiglio la nota della Banca Centrale Europea sul ruolo delle banche centrali nella vigilanza prudenziale, qui allegata).
Ecco i fatti che interessano la previdenza forense. Con nota del 15 novembre 2012, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali assentiva, con prescrizioni, al bilancio tecnico presentato da Cassa Forense osservando che esso è stato redatto in base al quadro normativo vigente al 31 maggio 2011, alle indicazioni ministeriali fornite con nota circolare del 22 maggio 2012 e ai parametri macroeconomici individuati nella conferenza dei servizi del 18 giugno 2012.
Ne consegue che tutte le Casse di previdenza dei professionisti, e quindi anche Cassa Forense, hanno predisposto il bilancio tecnico tenendo conto delle variabili macroeconomiche di cui alla conferenza dei servizi e qui riproposte.
Variabili macroeconomiche – percentuali di variazione media nel periodo. (a)

 

2016-2020

2021-2030

2031-2040

2041-2050

2051-2060

Tasso di inflazione (b)

2,0

2,0

2,0

2,0

2,0

Occupazione complessiva (c)

1,1

0,7

0,0

-0,4

0,0

Produttività (c)

0,6

1,2

1,5

1,6

1,5

PIL reale (c)

1,7

1,9

1,5

1,2

1,5

Tasso di interesse reale per il
calcolo del debito pubblico (b)

3,0

3,0

3,0

3,0

3,0

I valori relativi al periodo di previsione fino al 2015 sono desumibili dal quadro macroeconomico sottostante il Documento di Economia e Finanza 2012.
Fonte: European Commission – Economie Policy Committee (2011) “The 2012 Ageing Report: Underlying Assumptions and Projection Methodologies”, European Economy No 4/2011. Le stesse ipotesi sono adottate ai fini della previsione del debito pubblico contenute nel Programma di stabilità dell’Italia.
Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze – RGS “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio – sanitario previsione elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2012” – Rapporto n. 13 Scenario nazionale base.
In relazione alle ipotesi demografiche di cui all’art. 3, comma 1, lett. c), decreto interministeriale 29 novembre 2007, è necessario che le proiezioni tengano conto delle nuove previsioni demografiche prodotte dall’Istat con base 2011.
Inoltre, facendo seguito alla nota n. 8272 del 22 maggio 2012, che ha fornito linee operative per la predisposizione dei bilanci tecnici ai fini della valutazione ai sensi dell’art. 24, comma 24, d.l. 6 dicembre 2011, n. 201 convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 si precisa d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze che la documentazione tecnica, già presentata a sostegno di delibere di riforma dell’ordinamento, deve essere aggiornata in base ai parametri stabiliti dalla citata Conferenza.
In relazione al solo tasso di rendimento del patrimonio rimane confermato il limite dell’1% reale definito nella predetta nota del 22 maggio 2012.
L’attuario di Cassa Forense, alla pag. 36 del suo elaborato, così scrive: «Dai dati che precedono, frutto del processo di riforma intrapreso, si evince che, durante l’intero cinquantennio oggetto delle valutazioni, la Cassa Forense dimostra di essere in condizione di soddisfare quanto previsto dal comma 24, dell’art. 24, d.l. 6 dicembre 2011, n. 201. Infine, giova ricordare, che le presenti valutazioni, riferendosi a periodi di tempo così lunghi, producono risultati da interpretarsi con estrema cautela, poiché l’andamento demografico ed economico della gestione si manifesterà nella misura descritta se, e solo se, le ipotesi demografiche e finanziarie poste a base delle elaborazioni troveranno integrale conferma nella realtà. Scostamenti anche di modesta entità rispetto alle ipotesi fatte possono produrre forti differenze sui risultati».
Lo stress testing. L’Ordine degli attuari (www.ordineattuari.it) a proposito delle linee guida da seguire nella predisposizione dei bilanci tecnici ribadisce come sia necessario fare riferimento alle serie storiche disponibili di dati e che la scelta delle linee dovrà comunque essere confortata da test che comprovino l’aderenza delle stesse ai dati retributivi o reddituali rilevati.
Soffermiamoci sul dato reddituale che è già di per sé illuminante.
I dati ufficiali forniti da Cassa Forense sui redditi e sul volume d’affari dell’Avvocatura italiana testimoniano di una contrazione, per non dire recessione, di questo dato regredito ai livelli del 1997.
Ne consegue che già oggi sulla base di un’esperienza ultradecennale noi sappiamo che sia il reddito che il volume d’affari dell’Avvocatura italiana è in fase di stasi per non dire di regressione ormai consolidata e non c’è previsione attendibile di un recupero a breve.
Ne consegue che il test condotto sul bilancio tecnico alla luce di questa importante variabile dimostra che la proiezione non è stata prudenziale e l’esito atteso è solo virtuale.
Lo stesso ragionamento si può fare per la base demografica e per l’andamento del rendimento del patrimonio.
Poiché Cassa Forense, dal combinato disposto di cui agli artt. 21 e 66 della recente riforma forense (legge n. 247/2012), è chiamata a decisioni importanti nell’interesse di tutta l’Avvocatura italiana, è opportuno che il bilancio tecnico sia sottoposto ad uno stress testing per valutarne l’attendibilità alla luce delle serie storiche disponibili di dati reali.
Credo che da quanto dichiarato su Italiaoggi dal Presidente di Cassa Forense «sono fiducioso,ad ogni modo,che per i prossimi 15 anni nulla cambierà...», ci sia già la consapevolezza che la sostenibilità a 50 anni oggi è solo una chimera!
«La gestione tecnica di un fondo previdenziale impone infatti, quale condizione di equilibrio finanziario, che vi sia equivalenza attuariale tra l’insieme delle entrate e l’insieme delle uscite, ossia che il valore attuale medio delle entrate sia maggiore o uguale al valore medio delle uscite. Risulta allora necessario verificare periodicamente il cosiddetto sistema di finanziamento del fondo, consistente nella definizione degli importi annui in entrata, che insieme al patrimonio netto del fondo e al reddito prodotto dagli investimenti, permettano di coprire gli impegni futuri del fondo. Per le Casse di Previdenza dei liberi professionisti nei primi anni di vita le entrate superano le uscite dando luogo alla formazione delle cosiddette riserve matematiche. Per riserva matematica si intende il valore attuale delle future passività associate alle coperture previdenziali ed assistenziali garantite dal sistema. Si tratta quindi di un debito latente, non sempre correttamente rappresentato nei bilanci civilistici delle Casse, la cui copertura dovrebbe essere garantita da una consistenza patrimoniale tale da far permettere (unitamente ai rendimenti prodotti e agli ulteriori contributi da incassare) la copertura delle future passività garantite» (Alessandro Trudda, Casse di Previdenza, analisi delle dinamiche attuariali, Giappichelli editore,2008 pag. 97-98).
In Cassa Forense, come è noto, il debito latente non è inferiore a 25 miliardi di euro a fronte di un patrimonio di 5 miliardi di euro e quindi...