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professione forense | 15 Ottobre 2012

I parametri per i compensi agli avvocati sono retroattivi

di Gianluca Gambogi - Avvocato e Docente di diritto penale tributario presso la Scuola Polizia Tributaria Guardia di Finanza di Roma-Lido di Ostia

  La Suprema Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, con la sentenza n. 17406, depositata il 12 ottobre 2012 (conforme alla sentenza n. 17405/2012), ha affermato il carattere retroattivo dei criteri parametrici di liquidazione del compenso degli avvocati, stabiliti con il recente decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22 agosto 2012, n. 195. Ne consegue che i nuovi parametri saranno applicabili anche nel caso in cui la prestazione dell'avvocato sia iniziata prima dell'entrata in vigore del nuovo decreto ministeriale e quindi si sia svolta, almeno in parte, sotto il regime delle vecchie tariffe ormai abrogate. 

(Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza n. 17406/12; depositata il 12 ottobre)

(Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza n. 17405/12; depositata il 12 ottobre)

 

Del resto è innegabile che l'art. 41 del citato D.M. n. 140/2012 stabilisce proprio che «le diposizioni di cui al presente decreto si applicano alle liquidazioni successive alla sua entrata in vigore».
Il principio affermato dalle sezioni unite era già stato espresso anche da alcune pronunce di merito come, ad esempio, dalla sentenza n. 1252/2012, del 17/9/2012 del Tribunale di Termini Imerese e anche da una decisione del Tribunale di Monza del 31 luglio 2012 (la quale, ancor prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.M. n. 140/12, affermava quanto sopra riportato).
La soluzione appare corretta, per le considerazioni che vedremo poco oltre, ed anche alcuni commentatori della nuova normativa sui parametri si erano espressi in tal senso (cfr., Colavitti-Gambogi, Parcelle Avvocati: i nuovi parametri, pag. 32 e pag. 62, Milano, 2012).
Il ragionamento seguito dalle Sezioni Unite. La sentenza in commento, oltre ad essere condivisibile in merito al principio affermato, pare, a chi  scrive, condivisibile anche per il ragionamento seguito nella motivazione. Non è casuale, infatti, che i giudici di legittimità partano proprio dalla interpretazione del sopra citato art. 41, D.M. n. 140/2012.
Tale disposizione, si legge nella motivazione della sentenza, deve essere intesa, per ragioni di ordine sistematico e di coerenza con i principi generali del nostro ordinamento, nel senso che i nuovi parametri siano da applicare ogni qual volta «la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del predetto decreto e si riferisca al compenso spettante ad un professionista che, a quella data, non abbia ancora completato la propria prestazione professionale, ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e si sia in parte svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali abrogate».
Vero è, scrivono ancora i giudici di Piazza Cavour, che l'art. 9 del d.l. Cresci Italia stabilisce che le tariffe abrogate continuano ad applicarsi alla liquidazione delle spese giudiziarie, sino all'entrata in vigore del nuovo sistema parametrico, ma è altresì vero che ciò significa soltanto che saranno applicate le tariffe (e non i parametri) laddove la prestazione professionale si esaurisca completamente sotto la vigenza del sistema tariffario.
Del resto, come negare, sostengono ancora le sezioni unite civili, che il compenso ha natura di corrispettivo unitario, nel senso che riguarda l'opera professionale complessivamente prestata e di ciò non si è mai dubitato in passato allorquando si è trattato di liquidare onorari maturati all'esito di cause durante le quali si erano succedute nel tempo tariffe professionali diverse. In siffatti casi si è sempre fatto riferimento alla tariffa vigente al momento in cui la prestazione professionale si è esaurita (cfr., in tal senso, Cass. n. 5426/2012 e Cass. n. 81160/2001).
Decisione condivisibile quindi, come accennato in precedenza, anche perché laddove si pensasse corretta una soluzione diversa dovremo per forza ritenere che il compenso, nel caso di successione di norme che regolano i meccanismi di determinazione del medesimo, possa essere frazionato.
Ammettere un simile principio significherebbe – per le cause attualmente in corso - che i compensi degli avvocati sarebbero in parte liquidabili con il vecchio sistema tariffario ed in parte con quello parametrico.
Come non rilevare che tale soluzione sarebbe senz’altro non corretta. Intanto perché le tariffe comunque sono da considerarsi ormai definitivamente abrogate da mesi ed inoltre perché, come indicato in precedenza, la natura unitaria del compenso è stata già più volte ribadita dalla Suprema Corte di Cassazione anche in passato.
Gli effetti della decisione sulle cause in corso. La pronuncia in questione è sicuramente importante non foss'altro per gli effetti che si registreranno sulle cause attualmente in corso. Per queste ultime i compensi, al momento della loro conclusione, saranno liquidati in forza del nuovo sistema parametrico e ciò non dovrà sorprendere in forza delle ragioni sopra evidenziate.
Il ragionamento in questione vale per la determinazione dei compensi liquidati da parte degli organi giurisdizionali. Ciò significa, in altre parole, che - siccome la disciplina delle spese giudiziali, così come correttamente indicato nella sentenza del Tribunale di Termini Imerese sopra citata, appare improntata al principio in forza del quale il costo del processo non può andare a danno o comunque essere sopportato dalla parte vittoriosa – le spese per la soccombenza saranno liquidate su base parametrica.
Peraltro gli avvocati, tenuto conto che il sistema parametrico si applica solo in difetto di accordo fra le parti, potranno stipulare un accordo scritto con il cliente per determinare il compenso dovuto per la causa attualmente in corso, accordo scritto che dovrà certamente considerare gli acconti ricevuti.
Quindi potrà verificarsi l’ipotesi in cui l’avvocato stipula un accordo con il cliente per il compenso e nel caso di vittoria della causa il cliente avrà diritto al rimborso delle spese legali secondo la liquidazione parametrica e quindi in misura, con ogni probabilità, diversa rispetto a quanto concordato con il proprio professionista.
Ovvio che l'accordo scritto dovrà comunque essere improntato al principio di adeguatezza del compenso espressamente previsto dall'art. 2233, comma 2, c.c., nonché sul piano deontologico dall'art. 43, canone secondo, del Codice Deontologico Forense.
Gli effetti della sentenza sul potere di opinamento dei Consigli dell'Ordine. E' evidente che l'importante sentenza delle Sezioni Unite di cui trattasi ha una ricaduta sul cosiddetto potere di opinamento degli Ordini che trova conferma per tutte quelle prestazioni professionali che si sono esaurite sotto la vigenza del vecchio sistema tariffario.
Pare infatti confermata la soluzione più logica che era stata delineata subito dopo l'approvazione del cosiddetto Decreto Cresci Italia. In altre parole, il potere di opinamento degli Ordini è, per così dire, un potere a esaurimento, continuerà infatti ad essere esercitato sin tanto che vi saranno richieste di tassazione per prestazioni concluse prima dell'entrata in vigore del sistema parametrico.
Soluzione, quella di cui sopra, che appare di assoluta e condivisibile ragionevolezza, per gestire questa fase per così dire di passaggio dal sistema tariffario, abrogato, a quello parametrico.