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PROFESSIONE

spending review | 09 Luglio 2012

La razionalizzazione della giustizia prosegue con la modifica della geografia giudiziaria

di Fabio Valerini - Avvocato cassazionista, Dottore di ricerca nell'Università di Roma Tor Vergata

  Quanto deliberato dal Consiglio dei ministri del 5 luglio 2012 richiama alla mente quanto scriveva Piero Calamandrei nel lontano 1921: «l’amministrazione della giustizia italiana non potrà essere degnamente riordinata, finché non si affronterà con coraggio il problema delle circoscrizioni giudiziarie». Con coraggio perché «in Italia se si sopprime una Pretura, c’è da far nascere una rivoluzione».

(Legge 6 luglio 2012, n. 94; G.U. 6 luglio 2012, n. 156)

(Testo del d.l. 7 maggio 2012, n. 52 - G.U. 8 maggio 2012 n. 106 - coordinato con la legge di conversione 6 luglio 2012, n. 94, recante «Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica»)

 

Ed infatti, il Governo ha appena approvato lo schema di decreto legislativo di riordino delle circoscrizioni giudiziarie in attuazione della delega contenuta nell’art. 1 della legge n. 148/2011. Delega con la quale il Governo deve provvedere alla riorganizzare e alla distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, sia giudicanti che requirenti, al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza. Il provvedimento completa, così, il quadro già avviato dallo schema di decreto legislativo relativo alla geografia giudiziaria del giudice di pace.
In attesa di conoscere i previsti pareri previsti dalla legge delega sugli schemi dei decreti legislativi iniziamo l’analisi delle principali novità contenute nei decreti in relazione ai dichiarati e condivisibili obiettivi di riduzione di spese e (ancora più importante) maggiore efficienza.
Circoscrizioni dei tribunali. Il Ministero per prima cosa ha proceduto all’analisi dei dati provenienti dagli uffici giudiziari dai quali ha potuto trarre la conclusione che 63 tribunali hanno meno di 15 magistrati in organico laddove la media nazionale è di 31 magistrati.
Ed ancora, mentre il tribunale di Mistretta – il più piccolo d’Italia - serve 20.732 abitanti, i 10 tribunali più piccoli per popolazione (nell’ordine Mistretta, Camerino, Orvieto, Lanusei, Tortona, Aqui Terme, Sulmona, Nicosia, Imperia e Montepulciano) servono ciascuno popolazioni inferiori a 80 mila unità quando la media nazionale per circondario è di 360.000.
Peraltro, scorrendo la lista di quei Tribunali non può non sorprendere ritrovare una certa qual corrispondenza con quanto affermava la Relazione Mortara in ordine alla Statistica giudiziaria civile e commerciale per l’anno 1913 citata da Calamandrei nel suo intervento richiamato all’inizio: «in quell’anno su 162 tribunali, 35 non pronunciarono più di 200 sentenze civili, 11 ne pronunciarono meno di 100 ma più di 75; 10 meno di 75 ma più di 50, 5 meno di 50 (Bobbio, 24;Borgotaro, 38, Montepulciano, 45; Orvieto, 35; Lanusei, 34)».
Orbene, alla luce dei dati il Ministero ha deciso di riorganizzare la geografia giudiziaria del primo grado di giurisdizione formata, oggi, da 846 uffici del giudici di pace, 166 tribunali e 220 sedi distaccate oltre ai tribunali di sorveglianza e agli uffici della procura della repubblica: saranno soppressi e accorpati ad altri 37 tribunali e 38 procure e, soprattutto, saranno abolite le attuali 220 sedi distaccate dei Tribunali.
Peraltro, la nuova distribuzione è stata individuata tenendo conto dei criteri fissati dalla legge delega tra i quali i due criteri che prevedevano la riduzione degli uffici di primo grado «ferma restando la necessità di garantire la permanenza del tribunale ordinario nei circondari capoluogo di provincia e di almeno tre tribunali per ciascun distretto giudiziario» (c.d. regola del tre).
Ed inoltre, la nuova geografia giudiziaria quando si riferisce alle province tiene ferma l’organizzazione territoriale come esistente al 31 maggio 2011: ironia della sorte lo schema è stato approvato nello stesso consiglio dei ministri che ha disposto la riduzione di circa la metà delle province italiane (che, però, non potrà avere effetto sulla geografia giudiziaria).
Giudice di pace: dal mandamento al circondario. Particolarmente importante, poi, la rimodulazione degli uffici del giudice di pace sul territorio: dagli attuali 846 uffici si passerà a 190 .Peraltro, anche per consentire un miglior coordinamento degli uffici del giudice di pace, lo schema provvede anche a modificare la legge istitutiva disponendo che l’ufficio del giudice di pace avrà sede presso il circondario e non più presso il mandamento.
Peraltro, la particolarità dell’ufficio del giudice di pace come «giudice di prossimità» ha portato il legislatore a consentire ai comuni di chiedere il mantenimento della presenza dell’ufficio del giudice di pace sul territorio, ma con spese di funzionamento e (soprattutto) con personale amministrativo a cura e spese del comune stesso (ovvero di più comuni consorziati). Non sarà più possibile in questi casi, quindi, una partecipazione dello Stato alle spese sostenute dai comuni come viceversa previsto dalla legge n. 396 del 1941 per le spese giudiziarie sostenute dai comuni stessi per l’edilizia giudiziaria cui lo Stato provvede con appositi trasferimenti.
In quel caso, lo schema di decreto precisa che rimarranno a carico dell’amministrazione giudiziaria «unicamente la determinazione dell’organico del personale di magistratura onoraria entro i limiti della dotazione nazionale complessiva nonché la formazione del relativo personale amministrativo».
Riduzione degli uffici e redistribuzione del personale. Orbene, negli obiettivi del Governo la razionalizzazione della distribuzione degli uffici giudiziari di primo grado consentirà di «recuperare» sia magistrati (e, cioè, quelli già addetti alle sedi distaccate o ai tribunali soppressi) con conseguente recupero di efficienza e di specializzazione delle funzioni in linea anche con le recente riforma del Tribunale delle imprese, sia personale amministrativo.
In particolare, con riferimento al personale amministrativo la sua riassegnazione consentirà una migliore organizzazione del lavoro dal momento che un più elevato numero di personale amministrativo in un singolo ufficio potrebbe aiutare a superare la «cronica carenza di personale amministrativo rispetto al numero di magistrati in servizio» lamentata dal Governo nella documentazione sulla spending review e garantire (questa la speranza) migliore efficienza nell’erogazione del servizio.
Cronica carenza di personale (38.000 effettivi su una pianta organica di 43.702 unità) che ha determinato (anche per l’amministrazione della giustizia) la non operatività delle diposizioni volte alla riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni recentemente approvate (ed anzi - a quanto si legge - l’amministrazione della giustizia sarebbe interessata ad assorbire eventuale personale in sovrannumero delle altre amministrazioni pubbliche).
Peraltro, la legge delega prevede un criterio da rispettare per il personale amministrativo già addetto agli uffici del giudice di pace che saranno soppressi: ed infatti, la lettera m) dell’articolo 1 prevedere che quel personale «venga riassegnato in misura non inferiore al 50 per cento presso la sede di tribunale o di procura limitrofa e la restante parte presso l'ufficio del giudice di pace presso cui sono trasferite le funzioni delle sedi soppresse».
L’obiettivo, però, di una razionalizzazione delle risorse potrà dare compiutamente i suoi frutti soltanto a regime e, cioè, quando sarà anche ‘fisicamente’ unica la sede degli uffici giudiziari «accorpanti» e «accorpati». Quell’obiettivo, tuttavia, non è detto che sarà immediatamente realizzato dal momento che il Governo è consapevole di ciò, che la ricettività delle strutture accorpanti potrebbe non essere sufficiente. Ecco allora che «per quanto riguarda l’edilizia giudiziaria, nei soli casi in cui la sede accorpante non sarà in grado di ospitare gli uffici ivi trasferiti, lo schema di decreto legislativo prevede che possano essere utilizzati, per un periodo fino a cinque anni, gli immobili adibiti a servizio dei tribunali e delle sezioni distaccate soppressi». La speranza, però, è che questa possibilità sia sfruttata in modo assolutamente residuale poiché diversamente, a me pare, i risparmi di spese e la maggiore efficienza saranno quantomeno rimandate in avanti nel tempo.