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PROFESSIONE

sistema previdenziale | 09 Marzo 2012

Solidarietà e assistenzialismo nella previdenza forense

di Paolo Rosa - Avvocato

  La moderna ristrutturazione dei rapporti fra Stato e società, le richieste sempre più forti di autonomie e le riforme in generale delle istituzioni, richiedono un’analisi attenta di alcuni importanti principi regolatori dell’ordine sociale: il principio di mutualità, il principio di solidarietà, il principio di sussidiarietà. Oggi tali principi vengono spesso fraintesi o deformati a causa di visioni parziali della socialità e dell’uomo.

 

La mutualità viene spesso confusa con la solidarietà e la solidarietà viene molte volte scambiata per volontariato o per assistenzialismo.
Non di rado la sussidiarietà viene invocata semplicemente per risparmiare soldi pubblici o per avvallare tesi secessioniste.
Per riprendere i concetti originari e autentici di solidarietà e di sussidiarietà è necessario andare alla dottrina sociale della Chiesa la quale, sul tema, è molto avanzata.
Da un’attenta analisi delle varie encicliche sociali si può dedurre che la solidarietà è innanzitutto una virtù, un atteggiamento costitutivo delle persone che indirizza la propria libertà al bene dell’altro, in particolare di colui che si trova in uno stato di bisogno.
La solidarietà ha sempre il suo soggetto originario nella persona concreta e non può mai essere identificata con le strutture che la organizzano e la attuano perché la solidarietà ha le sue radici nell’essere etico dell’uomo, il quale di fronte all’indigenza di un suo simile cerca di porre rimedio attingendo alla sua sovrabbondanza. Ugualmente per il principio di sussidiarietà, che deriva dalla espressione latina subsidium che vuol dire aiuto.
Esso quindi significa una cosa molto semplice in apparenza, ma assai ricca in realtà, ossia che le varie istituzioni sociali devono aiutare la persona senza sostituirsi ad essa nello svolgimento delle sue attività. Quando la persona può fare da sola, di sua iniziativa, con le sue forze, deve essere lasciata fare nel senso che le istituzioni sociali non devono intervenire se non per aiutarla appunto, a svolgere nel miglior modo possibile le sue funzioni (per chi volesse saperne di più rinvio a Solidarietà e sussidiarietà nella dottrina sociale della chiesa: implicazioni reciproche di Maurizio Mirilli, 2006).
La solidarietà, così come la mutualità, è cosa diversa dall’assistenzialismo. Ho letto in questi giorni da qualche parte, ma non ricordo dove, che la prima riforma che servirebbe all’Italia è quella del cervello. Ossia di piantarla con il pietismo e prendersi le proprie responsabilità. E quella di sicuro non può farla Monti.
Non so se le radici cattoliche rispetto a quelle protestanti siano la causa dell’attuale buonismo, dello scaricabarile, della finta solidarietà con i mediocri, della colpa sempre degli altri e dell’assistenzialismo a tutti i costi.
Fatto sta che è ora di raccontare le cose come stanno, smetterla di parlare dei politici, per parlare un po’ di più degli italiani.
E veniamo allora al sistema previdenziale forense che liquida le pensioni con il sistema retributivo.
Su questi temi vi è una sentenza che costituisce una pietra miliare rappresentata da Corte Costituzionale n. 132 del 2 maggio 1984.
Com’è noto, scriveva la nostra Corte Costituzionale nel precedente citato, l’organizzazione giuridica della previdenza sociale presenza, sia con riguardo a categorie diverse, sia con riguardo alla stessa categoria in tempi diversi, una sensibile varietà di sistemi.
Ciò implica qualche ostacolo all’individuazione dei tipi tanto in relazione all’irrepetibile individualità di ogni sistema (sentenze Corte Costituzionale n. 92/1972 e n. 62/1977), quanto in relazione alla gradualità con la quale, in questa materia, gli stessi tipi sono realizzati mediante soluzioni intermedie (sentenza Corte Costituzionale n. 65 del 1979 e n. 128 del 1973). Con riferimento all’esperienza italiana, continua sempre la Corte, è tuttavia possibile enucleare due tipi, ai quali i singoli sistemi possono ricondursi: quello, prevalso soprattutto in passato, definibile come “mutualistico” e quello, che tende a prevalere nel presente momento storico, definibile come “solidaristico”.
Il primo tipo, cioè quello “mutualistico è caratterizzato, per un verso, dalla riferibilità dell’assunzione dei fini e degli oneri previdenziali all’esigenza della divisione del rischio fra gli esposti e quindi dalla corrispondenza fra rischio e contribuzione, e, per altro verso, da una rigorosa proporzionalità tra contributi e prestazioni previdenziali. È ravvisabile nei sistemi di tale primo tipo, particolarmente in riferimento all’accennata proporzionalità, l’influenza del modello dell’assicurazione privata e del relativo nesso sinallagmatico fra premi e indennità o rendite.
Il tipo di previdenza “solidaristico” è invece caratterizzato, per un verso, dalla riferibilità dell’assunzione dei fini e degli oneri previdenziali, anziché alla divisione del rischio fra gli esposti, a principi di solidarietà, operanti all’interno di una categoria, con conseguente non corrispondenza fra rischio e contribuzione (cfr. sentenza n. 91 del 1976 in materia di assicurazione della maternità a proposito delle lavoratrici sterili) e, per altro verso, dalla irrilevanza della proporzionalità fra contributi e prestazioni previdenziali.
Qui i contributi vengono in considerazione, in ragione del prelievo fra tutti gli appartenenti alla categoria, secondo la loro capacità contributiva, unicamente quale strumento finanziario della previdenza, mentre le prestazioni sono proporzionate soltanto allo stato di bisogno (sia esso considerato eguale o no per tutti i soggetti).
È ravvisabile in tale secondo tipo l’influenza del modello della sicurezza sociale, per eccellenza informato a principi di solidarietà operanti direttamente nei confronti dei membri della collettività generale, ma sempre secondo il criterio della capacità contributiva.
Fatta questa premessa la Corte Costituzionale già nel 1984 ha affermato che il sistema previdenziale forense, va ricondotto al sistema di tipo solidaristico affermandone in tal modo la rispondenza agli artt. 2 e 38 della Costituzione.
Dunque il sistema previdenziale forense non è improntato a criteri mutualistici ma a criteri di solidarietà. Ed è a questo punto che il sistema previdenziale forense è passato dalla solidarietà all’assistenzialismo inteso come degenerazione della nobile politica di assistenza agli strati più deboli della popolazione forense.
Perché dico questo? Perché anche in giurisprudenza si è sempre affermato che il principio di corrispettività tra contribuzione e prestazione previdenziale, su cui si fonda la previdenza delle varie categorie di liberi professionisti secondo il modello della legge del 1980, nella riforma della previdenza forense, è soggetto al correttivo del principio di solidarietà (Cassazione 15 maggio 1990, n. 4146).
Ma nella visione della legge e della giurisprudenza il principio di solidarietà doveva essere utilizzato non a favore di tutti gli iscritti (esclusi solo i molto ricchi), come oggi avviene con il sistema di calcolo retributivo della pensione, ma nella misura necessaria per assicurare a tutti i membri della categoria, che versano in situazione di bisogno, una prestazione minima adeguata alle loro esigenze di vita.
In buona sostanza la legge istitutiva della previdenza forense che è del 1980, superando il precedente criterio mutualistico, ha introdotto il principio della corrispettività tra contribuzione e prestazione previdenziale con il temperamento della solidarietà nei confronti di chi versa in situazione di stato di bisogno.
Come sappiamo, invece, le cose sono andate diversamente, nel senso che è stata applicata a tutti, o quasi tutti,  la generosità del sistema di calcolo retributivo in base al quale, mediamente, il 40% circa della prestazione previdenziale viene regalato a tutti non essendo finanziato da idonea contribuzione.
L’eccessiva generosità del sistema di calcolo retributivo ha avuto due effetti dirompenti: da un lato ha creato un debito previdenziale preoccupante e dall’altro lato, per essere generosa con tutti gli iscritti, ha sottratto risorse proprio alla solidarietà. Lo stesso che dire che l’assistenzialismo vigente ha ridotto il correttivo della solidarietà, sviandolo dal binario suo proprio.
Come si può uscire da questa situazione? Vedo una sola strada: l’opzione al sistema di calcolo contributivo a far tempo dal 1° gennaio 2012 con il sistema del pro rata di cui alla legge n. 214/2011.
Sarà così possibile cristallizzare il debito previdenziale maturato che andrà ammortato con un piano di lungo termine attraverso una contribuzione speciale a carico di tutti coloro che hanno beneficiato, in tutto o in parte, del generoso sistema di calcolo retributivo della pensione.
Si dovrà ripensare anche ai requisiti di accesso sganciandoli dal reddito per dare la possibilità a tutti gli avvocati di iscriversi a cassa forense venendo così incontro ai sessantamila Colleghi oggi privi di previdenza e assistenza.
Andranno poi individuate opportune risorse per dare concreta attuazione al correttivo del principio di solidarietà nella misura necessaria, come scrive la Cassazione, per assicurare a tutti i membri della categoria che versano in stato di bisogno una prestazione minima adeguata alle loro esigenze di vita dando così piena attuazione all’art. 38 della nostra Costituzione.
Come ha detto recentemente a Torino, nel convegno organizzato dall’Associazione Nazionale Forense, il Ministro del Welfare, prof. Elsa Fornero, «il metodo contributivo è quello più forte perché è sostenibile, equo fra le generazioni, in quanto non scarica gli oneri su quelle future. Il metodo retributivo, per contro ha un problema di sostenibilità, di iniqua distribuzione delle risorse e tende a scaricare gli oneri sulle generazioni future. Quello contributivo, inoltre, distingue la previdenza dall’assistenza».
Non è quindi vero ciò che si dice in ordine alla negazione della solidarietà da parte del sistema di calcolo contributivo della pensione: è vero piuttosto il contrario e cioè che proprio con il contributivo si può dare valenza e dignità allo elemento correttivo della solidarietà che informa il sistema previdenziale forense.