Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie
anche di terze parti.


Modifica l'impostazione dei cookie

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
domenica 22 ottobre 2017
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
FINANZA e TRIBUTI

agevolazioni fiscali | 07 Agosto 2017

Immobile acquistato con le agevolazioni prima casa: cosa succede se viene ceduto prima dei 5 anni?

di Federico Gavioli - Dottore commercialista, revisore legale dei conti e giornalista pubblicista

È corretto il comportamento delle Entrate che, in caso di cessione di un immobile acquistato con le agevolazioni prima casa prima del decorso dei 5 anni, ha liquidato la maggiore imposta pretesa nella misura pari alla differenza fra l'imposta calcolata in base all’aliquota applicabile in assenza di agevolazioni e quella risultante dall'applicazione dell'aliquota agevolata con irrogazione della sanzione amministrativa pari al 30 per cento della differenza medesima.

(Corte di Cassazione, sez. V Civile, ordinanza n. 19214/17; depositata il 2 agosto)

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n.19214, del 2 agosto 2017, ha affermato, nell’accogliere il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, che il suo operato è corretto e conforme  alla normativa prevista in materia di sanzioni applicabili relative alla perdita dei requisiti prima casa.

Il contenzioso tributario L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per Cassazione nei confronti di un contribuente, avverso la sentenza con la quale la Commissione tributaria regionale aveva respinto l'Appello dell'Ufficio ritenendo illegittimo, come stabilito anche dai giudici di primo grado, l'avviso di liquidazione IVA e irrogazione di sanzioni notificato al contribuente nel settembre del 2004.
Con tale atto l'Agenzia delle Entrate, in relazione alla compravendita di un fabbricato, stipulata nel giugno del 1998, per la quale l’acquirente aveva fruito dell'aliquota IVA agevolata del 4%, prevista per le cessioni di case di abitazione non di lusso adibite a c.d. “prima casa”, aveva revocato detta agevolazione, perché l'acquirente medesimo aveva ceduto l'immobile prima del decorso dei 5 anni previsti dalla legge, senza provvedere al riacquisto, entro il successivo anno, di altro immobile da adibire a prima casa.
In conseguenza di tale revoca l'Ufficio aveva liquidato la maggiore imposta pretesa nella misura pari alla differenza fra l'imposta calcolata in base all’aliquota applicabile in assenza di agevolazioni e quella risultante dall'applicazione dell'aliquota agevolata e aveva, altresì, irrogato la sanzione amministrativa pari al 30% della differenza medesima.
La CTP e la CTR avevano accolto il ricorso del contribuente ritenendo tale provvedimento frutto della illegittima applicazione di una normativa entrata in vigore successivamente alla violazione in esame e manifestamente più sfavorevole al contribuente rispetto a quella vigente al momento della violazione.
Avverso la sentenza sfavorevole l’Agenzia delle Entrate è ricorsa in Cassazione.

L’esame della Cassazione. La Corte di Cassazione riconosce la fondatezza del ricorso dell’Agenzia delle Entrate. I giudici di legittimità osservano, infatti, che nel testo precedente questo prevedeva che «se si tratta di cessioni soggette all'imposta sul valore aggiunto, l’ufficio del registro presso cui sono stati registrati i relativi atti deve recuperare nei confronti degli acquirenti una penalità pari alla differenza fra l’ imposta calcolata in base all'aliquota applicabile in assenza di agevolazioni e quella risultante dall'applicazione dell'aliquota aumentata del 30%».
Il nuovo testo prevede, invece, che «se si tratta di cessioni soggette all'imposta sul valore aggiunto, l'ufficio dell'Agenzia delle Entrate presso cui sono stati registrati i relativi atti deve recuperare nei confronti degli acquirenti la differenza fra l'imposta calcolata in base all'aliquota applicabile in assenza di agevolazioni e quella risultante dall'applicazione dell'aliquota agevolata, nonché irrogare la sanzione amministrativa, pari al 30% della differenza medesima».
Per la Cassazione deve ritenersi che, nella fattispecie, l'Ufficio abbia correttamente operato conformandosi alla esposta lettura del quadro normativo di riferimento;né violazione alcuna può ravvisarsi del principio del favor rei sancito dall'art. 3, comma 3, d.lgs. 472/1997, che è criterio rilevante ai soli fini sanzionatori, avendo esso provveduto a liquidare la differenza d'imposta e ad applicare la sanzione del 30% (alla stregua della normativa sopravvenuta) piuttosto che ad applicare una sanzione pari alla differenza d'imposta maggiorata del 30% (alla stregua della normativa vigente ratione temporis).