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COMUNITARIO e INTERNAZIONALE

diritti umani | 26 Agosto 2016

Il Consiglio di Stato francese consente il "burkini" sulla spiaggia

di Fabio Valerini - Avvocato cassazionista, Dottore di ricerca nell'Università di Roma Tor Vergata

Con un'ordinanza resa nel pomeriggio di venerdì 26 agosto 2016 il Consiglio di Stato francese ha sospeso gli effetti dell'ordinanza emessa dal sindaco francese di Villeneuve-Loubet (Alpes-Maritimes) con la quale il primo cittadino aveva vietato, per motivi di ordine pubblico, l'accesso alla spiaggia di persone con abiti idonei a rivelare in maniera ostentata l'appartenenza religiosa.

In particolare l'ordinanza del sindaco, peraltro replicata da altri, aveva avuto come effetto quello di interdire l'uso del «burkini» e, cioè, del costume utilizzato dalle donne musulmane per non far vedere il proprio corpo.
Più precisamente quell'ordinanza prevedeva che «sur l’ensemble des secteurs de plage de la commune, l’accès à la baignade est interdit, du 15 juin au 15 septembre inclus, à toute personne ne disposant pas d’une tenue correcte, respectueuse des bonnes mœurs et du principe de laïcité, et respectant les règles d’hygiène et de sécurité des baignades adaptées au domaine public maritime. Le port de vêtements, pendant la baignade, ayant une connotation contraire aux principes mentionnés ci-avant est strictement interdit sur les plages de la commune».

Non vi sono motivi di ordine pubblico. Orbene, oggi il Consiglio di Stato in sede di referé mette in evidenza come il sindaco – pur avendo astrattamente il potere di adottare misure che regolano l'accesso alla spiaggia – non poteva adottare quella specifica misura.
Ed infatti, per il Consiglio di Stato non vi è nessun elemento che permette di ritenere che vi sia un rischio di minare l'ordine pubblico in ragione del fatto che qualcuno acceda alla spiaggia o faccia il bagno con abiti che rivelano in maniera ostentata la propria appartenenza religiosa.
In mancanza di qualche elemento concreto che provi l'affermazione del Sindaco, i rischi e le inquietudini che sono seguite all'attentato terroristico di Nizza del 14 luglio scorso non sono sufficienti a giustificare la misura del sindaco.

Spiaggia, burkini e l'oblio dei principi. Peraltro, recentemente, i giornali hanno dato ampio risalto all'episodio nel quale la polizia francese aveva obbligato una donna mussulmana, presente sulla spiaggia, a togliere il velo.
Oggi, a seguito dell'ordinanza, poiché gli effetti del provvedimento interdittivo sono sospesi, vi sarà la possibilità di accedere, a chi lo vorrà, alla spiaggia con l'ormai noto «burkini» (ma non solo).
Tuttavia, quanto accaduto, merita di richiamare che quanto abbiamo visto dai giornali appare essere in contrasto con i nostri principi giuridici.
Non tanto e non solo nella parte in cui le misure vieta(va)no l'accesso alla spiaggia e il bagno con il burkini, ma soprattutto laddove la polizia aveva eseguito in forma specifica quell'obbligo costringendo la donna a togliere il velo (o il burkini poco importa).
Ed infatti, occorre ribadire con forza il principio da noi vigente secondo cui la persona (uomo o donna, bambino che sia) non può mai essere oggetto di esecuzione forzata di un obbligo personale come quello dell'abbigliamento (potendo semmai essere – ove ritenuto lecito – sanzionabile).