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COMUNITARIO e INTERNAZIONALE

tutela delle donne | 09 Novembre 2015

Violenza sulle donne: l’ONU richiama l’Italia

di Carmelo Minnella - Avvocato penalista

  Il Comitato ONU sui diritti economici, sociali e culturali si segnala per l’ammonimento all’Italia vista l’assenza, nell’ordinamento interno, del riconoscimento di diritti alle coppie dello stesso sesso, con il nostro Paese che è gravemente in ritardo nel rimuovere ogni forma di discriminazione.

 

Nelle osservazioni finali sull’Italia adottate il 9 ottobre, a seguito della presentazione del quarto rapporto periodico, il Comitato (E/C.12/ITA/CO/5) ha anche manifestato forti preoccupazioni per la dilagante violenza contro le donne e per la mancanza di un’applicazione effettiva delle misure a loro tutela. Il prossimo scrutinio di revisione per l’Italia da parte del Comitato avverrà nel 2020.

Le leggi sulla violenza domestica rispettano le linee guida internazionali. Non è quindi un problema di carenza di disciplina a tutela della violenza contro le donne, ulteriormente rafforzata dal d.l. n. 93/2013 sulla violenza di genere, convertito nella legge n. 119/2013. All’uopo, per la Corte europea dei diritti dell’uomo, nella sentenza 27 maggio 2014, Rumor contro Italia, le leggi sulla violenza domestica rispettano le linee guida internazionali e non violano, perciò, gli artt. 3 e 14 Cedu.

È un problema di applicazione delle misure previste nell’ordinamento italiano. A pochi giorni dalla giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (che cade il 25 novembre di ogni anno dal 1999), infatti, da  un’indagine effettuata da Istat e Ministero per le pari opportunità, quasi 7 milioni di donne, in Italia, avrebbero subìto nella loro vita violenza fisica o sessuale, secondo. A commettere le violenze più gravi, sono soprattutto i partner o gli ex partner. L’indagine Istat non presenta solamente dati negativi. Negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%. Questo risultato - secondo il Ministero e l’Istat - è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno anche grazie a un clima sociale di maggiore informazione e condanna sulla violenza.
Tuttavia, quando esplode la violenza, le conseguenze sono più gravi. Aumentano gli atti che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2%) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Spesso l’ex partner è protagonista di stalking, fenomeno che colpisce circa 3,5 milioni di donne e che può esitare in tragedia.
Ecco perché diventa fondamentale il monito del comitato ONU sui diritti sulla necessità di assicurare una tutela “effettiva” alle vittime di violenza.



Qui il quarto rapporto periodico E/C.12/ITA/CO/5