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COMUNITARIO e INTERNAZIONALE

trattamento dati personali | 10 Febbraio 2015

Pubblicato il rapporto dell’Advisory Council di Google sul diritto all’oblio: linee guida operative

di Alessandro Del Ninno - Prof. Avvocato, Studio Legale Tonucci & Partners

Dopo la recente sentenza della Corte di Giustizia UE nel caso C-131/12, con la quale è stato deciso che Google (al pari, ovviamente, di qualsiasi altro gestore di motore di ricerca web) è un «titolare del trattamento» dei dati personali che appaiono su pagine web pubblicate da terzi, con l’obbligo in capo alla stessa Google di cancellare i link dall’elenco dei risultati su richiesta degli interessati, il gigante di Mountain View ha costituito una commissione di esperti indipendenti per ricercare soluzioni operative, omogenee e procedurali per dar corso agli adempimenti in materia di “diritto all’oblio” nell’ambito delle procedure da poco istituite di richiesta di cancellazione degli utenti.

 

Il rapporto conclusivo dell’Advisory Council to Google sul diritto all’oblio e le linee guida per le decisioni di Google sulle richieste di delisting. Come è noto, dopo la recente sentenza della Corte di Giustizia UE nel caso C-131/12 Google Spain SL, Google Inc. / Agencia Española de Protección de Datos, Mario Costeja González con la quale è stato deciso che Google (al pari, ovviamente, di qualsiasi altro gestore di motore di ricerca web) è un «titolare del trattamento» dei dati personali che - tramite i link dei risultati generati dal motore di ricerca - appaiono su pagine web pubblicate da terzi, con l’obbligo in capo alla stessa Google di cancellare i link dall’elenco dei risultati su richiesta degli interessati (anche se la cancellazione riguarda i soli link, mentre i contenuti – ovviamente più difficilmente reperibili a quel punto – restano comunque disponibili sul sito web originario), il gigante di Mountain View ha costituito una commissione di esperti indipendenti per ricercare soluzioni operative, omogenee e procedurali per dar corso agli adempimenti in materia di “diritto all’oblio” nell’ambito delle procedure da poco istituite di richiesta di cancellazione degli utenti (già molte le migliaia che stanno utilizzando il form messo a disposizione di Google). Dopo un lungo tour di consultazioni in Europa per raccogliere pareri e consigli da parte di esperti, avvocati, magistrati, giornalisti e professori universitari con l’obiettivo di creare una sorta di linee guida per semplificare e definire al meglio la linea di condotta che il motore di ricerca ha utilizzato e utilizzerà nella valutazione delle richieste ricevute (le quali continuano ad aumentare in maniera esponenziale), la commissione ha in questi giorni concluso i lavori e consegnato il rapporto finale intitolato Advisory Council to Google on the Right to be Forgotten.
Documento diviso in 5 sezioni. Il documento è articolato in 5 differenti sezioni così suddivise:
- introduzione e presentazione del lavoro svolto;
- introduzione relativa al quadro normativo di riferimento
- la natura dei diritti della sentenza;
- i criteri di valutazione utilizzati nelle richieste di deindicizzazione;
- elementi procedurali e un’appendice con le singole posizioni personali assunte dagli esperti nel corso dei lavori.
In linea generale, può affermarsi che il rapporto conclusivo non contenga reali soluzioni (anche come conseguenza di una situazione che in materia di data protection vede una netta contrapposizione normativa – anche sul piano del diritto all’oblio – tra la legislazione europea e gli altri ordinamenti, soprattutto quello americano), quanto suggerimenti che sembrano in alcuni casi ovvi (anche perché erano già contenuti nella sentenza della Corte), in altri frutto di compromessi, in altri ancora già desumibili e desunti da una corretta interpretazione delle vigenti norme in materia di protezione dei dati personali contenute nella Direttiva europea del 1995 e nelle legislazioni nazionali.
Nessun diritto all’oblio verso i motori di ricerca pieno, incondizionato e generale. Una prima – corretta - conclusione del rapporto è quella di ricordare che la sentenza della Corte di Giustizia UE non ha affatto riconosciuto un diritto all’oblio verso i motori di ricerca pieno, incondizionato e generale. Va difatti ricordato che i giudici UE hanno chiarito le condizioni in presenza delle quali il gestore del motore di ricerca è tenuto alla cancellazione diretta dei link su richiesta, condizioni che sono state individuate nell’equo bilanciamento tra (a) legittimo interesse degli utenti di Internet potenzialmente interessati ad avere accesso alle informazioni/dati di cui l’interessato chiede invece la non reperibilità su web tramite cancellazione dei link e (b) il diritto alla protezione dei dati personali dell’interessato.
Ed è proprio per questo che Google ha richiesto alla commissione di esperti di individuare linee guida pratiche ed omogenee per individuare tale “equo contemperamento”.
Domani, nel secondo approfondimento, vedremo dunque quali sono state le conclusioni dell’Advisory Council.



Qui il The Advisory Council to Google on the Right to be Forgotten